martedì, aprile 11, 2006
RESISTENZA - 11/4/06
Il Merda è ancora vivo e, se possibile, più deleterio che mai. Visto che la cosiddetta "sinistra" è quella di sempre, noi "coglioni" e/o "comunisti" -- sempre come da berlusconiana definizione, s'intende -- abbiamo vinto solo uno sconto d'ignominia. La RESISTENZA continua.
Luciano Seno
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STAMPA 11-4
Corsivo
Noi
Jena
Abbiamo vinto noi, tuttavia al momento in cui scriviamo non sappiamo ancora chi siamo noi.
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MANIFESTO 11-4
Sommario di I pag.
Ci siamo fatti del male
Exit poll capovolti, proiezioni rovesciate, regioni sicure che cambiano padrone. E l'unica certezza: l'Italia è un paese spaccato in due. Non ci siamo liberati di Berlusconi: Forza Italia primo partito, cala la Lega, tengono An e Udc. A sinistra bene il Prc, male i riformisti, peggio la Rosa. Un pareggio algebrico, una sconfitta politica.
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L’ERNESTO 11-4
Sconfitto Berlusconi
Deludente il risultato dell'Unione
di Claudio Grassi
Emerge la risicatissima affermazione dell’Unione. È un risultato che assegna dunque la sconfitta del governo di destra, chiude uno dei capitoli più bui della nostra storia repubblicana e offre al Paese la possibilità di un governo di centro-sinistra.
Tuttavia i voti percentuali ed assoluti che hanno permesso all’Unione di affermarsi sono assolutamente deludenti, ben inferiori ad ogni aspettativa.
Riteniamo che ciò sia la conseguenza dell’incapacità, ampiamente dimostrata dall’Unione soprattutto nelle ultime settimane, di reagire all’offensiva di Berlusconi e di proporre scelte ed opzioni nettamente alternative. Basti pensare al tema della tassazione: di fronte agli attacchi di Berlusconi, l’Unione ha balbettato, totalmente incapace di rivendicare una politica fiscale equa e redistributiva.
È complessivamente positivo, infine, il risultato di Rifondazione Comunista: eccellente al Senato e soddisfacente alla Camera; il che ci permette di guardare con maggiore fiducia ai futuri sviluppi.
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REPUBBLICA on-line 11-4
CARTA CANTA
di Marco Travaglio
Caschi azzurri
"Con tutti i giornali dalla loro parte, con le televisioni che si comportano come vedete, hai voglia che devono venire gli osservatori dell'Onu per difendere noi da questi signori della sinistra che sono esperti di brogli! Abbiamo bisogno di osservatori perché, se va avanti così, chissà cosa ci combinano."
(Silvio Berlusconi, 6 aprile 2006).
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(dispacci ultim’ora)
Berlusconi: "Fare come in Germania"
…e contesta il voto
Berlusconi: "Risultati non definitivi"
Dopo una notte convulsa nella quale i risultati si sono ribaltati più e più volte, lo spoglio si è concluso con l'assegnazione della maggioranza alla Camera dei Deputati all'Unione. L'ultimazione del conteggio del voto degli italiani all'estero ha regalato invece al centrosinistra il rovesciamento del risultato del Senato (159 a 156 in suo favore), con la conquista di 4 senatori su sei contro uno di Forza Italia. Il sesto eletto è un indipendente che avrebbe annunciato l'adesione all'Unione. Prodi ottimista: "Vittoria di un soffio, si può governare 5 anni, anche se sarà dura". Berlusconi: "Nessuno può dire di aver vinto. Controllare le schede"
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19:29 Camera, Unione 348 seggi, Cdl 281
All'Unione vanno 348 seggi, 281 alla Cdl, 1 seggio all'Associazione Italiani Sud America. Questi i risultati definitivi del voto diffusi dal Viminale.
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19:26 Berlusconi: "Dati certi e telefono a Prodi"
"Non ho ancora fatto telefonate a nessuno, quando avrò la certezza dei numeri non avrò nulla in contrario a telefonare e anche ad incontrare il signor Prodi". Così il premier Silvio Berlusconi, ha risposto alla richiesta del leader dell'Unione di ricevere una telefonata dopo l'esito del voto.
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19:25 Berlusconi: "Non escludo ipotesi grande coalizione"
In caso di diverse maggioranze a Camera e Senato, "credo che forse dovremmo prendere esempio da qualche altro paese europeo, magari come la Germania, per vedere se non sia il caso di unire le forze e di governare in concordia". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
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19:24 Berlusconi: "Non parlo di pareggi"
"No, non contemplo l'ipotesi del pareggio". Il premier ha aggiunto che le elezioni amministrative di maggio sono semmai una occasione di rivincita per l'Unione non per la Cdl.
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19:23 Berlusconi "glissa" sulla legge elettorale
"Passiamo alla prossima domanda...". Con questa risposta, accompagnata da un sorriso, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha 'dribblato' la domanda di un giornalista che gli chiedeva se fosse pentito di aver appoggiato la riforma e la modifica della legge elettorale.
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L'UNITA' on-line 11-4
Sommario di I pag.
Prodi: governo per cinque anni
Berlusconi: grande coalizione?
Romano Prodi non ha dubbi: «Si può governare per cinque anni». Berlusconi, che vagheggia un governo di grande coalizione, per ora non riconosce la sconfitta: «Prima la verifica dei voti». Il nuovo governo di centrosinistra non dovrebbe vedere la luce prima di due mesi. Sarà infatti il nuovo presidente della Repubblica, eletto dopo la metà di maggio, a conferire l'incarico. Primo scoglio il 29 aprile: elezione dei presidenti delle Camere. Nell'Unione la tentazione di un accordo con la Cdl. Prodi e Fassino: ora no.
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CITAZIONE
Come tutti hanno potuto constatare la nuova legge elettorale, che la Cdl ha disegnato su misura per cercare di limitare la sconfitta, rischia fortemente di rendere ingovernabile il Paese. Una vera porcata, come del resto aveva riconosciuto uno dei suoi artefici, il leghista Calderoli. Il governo Berlusconi non c’è più. Appartiene già al passato. E questo è il successo più importante. Però, dal voto emergono due Italie contrapposte come non era mai accaduto. Per effetto, soprattutto, del referendum pro o contro Berlusconi, gestito senza esclusione di colpi dal premier, che ha radicalizzato come non mai la contesa.
(Antonio Padellaro)
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CORSERA 11-4
Sommario di I pag.
Berlusconi: nessuno ha ancora vinto
«Troppi i punti oscuri, rivedere i conteggi. Se è parità lavoriamo insieme nell'interesse del Paese»
Il premier parla per la prima volta dopo il voto: «Chi volesse escludere la metà dei cittadini farebbe calcolo sbagliato. Guardiamo all'esempio tedesco»
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ITALIENI 11-4
Un paese spezzato in due
Gli eccessi di Silvio Berlusconi avrebbero dovuto permettere alla sinistra di riportare una vittoria elettorale a mani basse. Forte di un patrimonio personale che ne fa il trentesimo uomo più ricco della terra e di una fiducia in se stesso che rasenta l'arroganza, il presidente del consiglio italiano ha infranto tutti i limiti del rispetto reciproco proprio di una democrazia. Berlusconi ha denigrato gli avversari e ha usato un devastante manicheismo alla Bush. E ora, come ci sono due americhe, la politica di Berlusconi ha messo due italie una contro l'altra. Né le sbandate verbali del premier né il suo disastroso bilancio economico sono riusciti a provocare una reazione civica da parte degli elettori. E a giudicare dalla campagna elettorale che si è appena chiusa, è difficile credere che l'Italia ne uscirà vincente.
Le Temps, Svizzera [in francese]
http://www.letemps.ch:80/template/editoriaux.asp?page=
1&article=178721
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L'Italia divisa
L'Italia sembra divisa e paralizzata. Nell'attuale sistema politico la camera e il senato hanno gli stessi poteri, per cui se prevalessero due maggioranze diverse si andrebbe alla paralisi politica e a nuove elezioni. Tra gli elettori la
voglia di cambiamento c'era, ma Prodi non è riuscito a essere abbastanza convincente e così Berlusconi ha mantenuto i suoi voti. All'inizio della campagna le prospettive per il centrosinistra erano buone. Ma oltre al cambiamento, l'Italia aveva voglia di chiarezza.
El País, Spagna [in spagnolo]
http://www.elpais.es/articuloCompleto/opinion/Italia/dividida/
elpepiopi/20060411elpepiopi_1/Tes/-=oOo=-
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Prodi dovrà governare un paese diviso
Come il Visconte dimezzato di Italo Calvino, l'Italia di oggi è divisa in due metà quasi simmetriche ma assolutamente inconciliabili. Il margine tra le due coalizioni è stato così stretto - e la velocità dello spoglio così da terzo mondo - che al momento di chiudere questa edizione del giornale non si erano ancora svelate tutte le incognite. Prodi dovrà gestire questo risultato elettorale con grande intelligenza e per farlo dovrà tentare di governare anche a nome di chi non l'ha votato. Mentre più in generale la sinistra dovrà saper rispettare gli equilibri e rimanere unita. Il trionfo di Prodi, se sarà confermato anche al senato, è la migliore notizia per la democrazia italiana, che ha un grande bisogno di rinnovazione.
El Mundo, Spagna [spagnolo]
http://www.elmundo.es/diario/opinion/1956623.html
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MEDITAZIONE 11/4/06
STAMPA 11-4
EDITORIALE
Il Cavalier per sempre
Massimo Gramellini
Comunque vada a finire, la vera sorpresa di queste elezioni è che l'Italia non cambia mai. O forse a essere stupefacente è solo il nostro stupore, alimentato da anni di sondaggi ed elezioni locali a senso unico. A furia di leggere e scrivere che il popolo del centrodestra non ne poteva più di Berlusconi, avevamo finito col sottovalutare un particolare decisivo: che qualsiasi nausea e delusione sarebbero sempre state inferiori alla paura procurata dal pronostico di una vittoria altrui. E quel popolo detesta i valori della sinistra e ne teme l'attuazione pratica al punto da essere disposto a turarsi ogni volta il naso, pur di non mandarla comodamente al potere.
Berlusconi non è la democrazia cristiana, ma i suoi elettori sì, e non averlo mai voluto capire è la colpa strategica dei partiti dell'Ulivo. I berluscones sono l'Italia che si sente all'opposizione dai tempi «di quel comunista di Fanfani», tranne aver sempre continuato a votare per chi stava al governo, lamentandosene. L'Italia dissimulatrice che mente agli exit polls perché non vuol far sapere in giro per chi vota: mica per vergogna, ma per disinteresse, non considerandolo un motivo particolare di orgoglio. La maggioranza silenziosa che non ha una passione speciale per la politica e se avesse un Moretti o una Guzzanti di centrodestra non andrebbe nemmeno a vederli, perché preferisce le commedie romantiche e i giochi a premi. Un fiume carsico che scorre sotto traccia per badare agli affari propri e riappare in superficie solo il giorno delle elezioni nazionali, quando bisogna sbarrare il passo ai «cattivi» che vogliono portargli via «la roba».
Sono quelli che preferiscono l'America all'Europa, le barzellette agli appelli e i libri della Fallaci a quelli di Terzani. Sullo Stato hanno idee chiare: non lo considerano un amico, ma un padrone che vogliono affamare con la riduzione delle tasse, e pazienza se all'inizio a rimetterci non saranno le autoblu dei ministri ma i servizi, perché «è come nelle diete, prima di arrivare a perdere la pancetta devi rassegnarti a dimagrire anche dove non vuoi».
L'unica speranza che l'Unione aveva di ammansirli era mettere in pista il suo finto democristiano: l'ipnotizzatore di masse variegate Walter Veltroni. Invece ha insistito col voler schierare quello vero, Romano Prodi. Ora, se c'è una categoria che gli elettori democristiani detestano con tutta l'anima sono i cattolici rossi o almeno rosé. Già il cuore piccolo borghese della democrazia cristiana era convinto che i propri voti difensivi servissero ai vertici del partito per promuovere politiche progressiste e candidati molto più a sinistra del loro elettori. Prodi rappresenta la sintesi di ciò che essi detestavano e detestano: don Camillo che va a pranzo da Peppone. Più prosaicamente, il sindacato rosso che si mette d'accordo con la Confindustria sulla pelle del ceto medio dei piccoli produttori.
Nessuno, a sinistra, ha provato sul serio a esorcizzare queste antiche paure, pensando che il fallimento del governo Berlusconi avrebbe influito sugli esiti del voto più di qualsiasi pregiudizio contrario nei loro confronti. Non è così. Non nel Nord industriale del Paese. Quello che ha eletto a suo filosofo di riferimento un commercialista, Giulio Tremonti, e almeno a parole vorrebbe riforme liberali, ma in ogni caso preferisce tenersi stretto il suo monopolista preferito che affidare la dichiarazione dei redditi agli amici del compagno Visco.
Nulla riesce a smuoverli dalle certezze dell'esperienza e il sentirsi perennemente descritti dagli intellettuali come uomini ignoranti e allergici alle regole non fa che alimentare la convinzione di essere nel giusto. Dopo dodici anni si tengono ancora stretto Berlusconi: è diventato una ossessione, ma sempre meno che per gli altri, «i comunisti».
Se aveva ragione Borges, e la democrazia perfetta è quella in cui i cittadini non ricordano come si chiama il loro presidente, l'Italia di questi anni è stata di un'imperfezione assoluta. Riesce ormai difficile persino immaginare che sia esistito un tempo in cui i giornali potevano uscire la mattina senza avere sulla prima pagina il marchio di quelle quattro sillabe, Ber-lu-sco-ni, abbinato a qualche dichiarazione dirompente: «Scendo in campo!», «Magistrati comunisti!», «Farò l'Italia come il Milan!», «Giornalisti stalinisti!», «Meno tasse per tutti!», «Bollitori di bambini maoisti!», «Sì, avete capito bene, a-bo-li-rò l'Ici!», «Chi non vota per i propri interessi è un coglione!» e ogni punto esclamativo era il profilo della sua dentatura, sorridente o digrignante a seconda del copione. Ma risulta altrettanto improbo ricordarsi un film, un libro, un monologo satirico, un'inchiesta giornalistica e finanche una conversazione privata su un oggetto politico, calcistico o televisivo che non andassero prima o poi a sbattere lì, addosso a Sua Invadenza. Lui che se fosse un elemento del creato, non sarebbe fuoco che brucia ma acqua che sommerge, occupando ogni spazio vuoto aggirabile o non ostruito da una diga.
Eppure i berluscones continuano a sopportarlo, a considerarlo uno di loro. Qualche sua bizza ha il potere di imbarazzarli, ma nessuna veramente di sconvolgerli. Lo accettano come il fratello un po' troppo disinibito che avrebbero voluto avere e, in fondo, essere. Li accomuna la stessa visione utilitaristica delle istituzioni e l'idea assolutamente rivoluzionaria che lo Stato e la politica debbano essere gestite da un padrone, proprio come le aziende. Che la democrazia non sia partecipazione diffusa e continua, ma consista nel trovare 5 minuti ogni 5 anni per andare a votare, delegando per il tempo rimanente qualcuno che abbia non solo la voglia bizzarra di occuparsene, ma anche un interesse personale nel farlo, perché «se Berlusconi non avesse le tv e tutto il resto, non avrebbe alcun tornaconto a far andare bene l'Italia, diventerebbe un politico e si metterebbe a rubare come gli altri», mi ha spiegato un idraulico romano che lo vota da una vita: immaginarlo a colloquio con un girotondino dà la misura della incomunicabilità delle due Italie che non hanno più un linguaggio di valori condivisi con cui parlarsi o almeno capirsi. Ognuna delle due addossa all'altra i mali della modernità: l'immobilismo delle gerarchie, l'impoverimento del ceto medio, la diminuzione delle garanzie, la superficialità delle emozioni, l'orgoglio dell'ignoranza, il sadismo dei reality show. Si guardano in cagnesco, mentre la barca affonda. Senza nemmeno più rendersi conto che è la stessa barca.
domenica, aprile 09, 2006
RESISTENZA - 9/4/06
“Voler bene”?! Non so voi, io lo odio cordialmente per avermi fatto vivere una dozzina d’anni, che sono i miei ultimi o quasi,
d’ignominia.
E se domani lo vedrò affogare nella sua essenza, a costo di sborniarmi di Viagra, mi faccio una sega!
Luciano Seno
REPUBBLICA on-line 9-4
Berlusconi, gaffe elettorale
Indicazioni alla madre: rimproverato
"Neanche alla mamma? Siete l'Italia che non vuole bene"
MILANO – Gaffe del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ripreso dal rappresentante di lista dell'Ulivo nel seggio in cui il premier stava accompagnando la madre Rosa al voto.
Dopo averle passato le schede infatti, Berlusconi le ha detto: "Fai una croce sul simbolo di Forza Italia". Quando gli è stato fatto notare che proprio non si può suggerire in sede di voto a chi dare la preferenza ("Presidente, non si può fare"), il Cavaliere ha replicato: "Siete proprio l'Italia che non vuole bene".
Quando gli è stato chiesto se pensa di perdere, ha infilato due no decisi aggiungendo di essere assolutamente sereno. Un secco no anche quando qualcuno ha domandato se aveva nulla da dire agli elettori di sinistra.
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CITAZIONE
È nostra responsabilità far finire il potere fuorilegge, immensamente pericoloso di Silvio Berlusconi che vuole intascare - oltre ai suoi dividendi che crescono sempre - il nostro futuro, perché il conflitto di ricchezza, di interessi e di poteri (la lotta contro la magistratura e poi contro gli altri corpi dello Stato democratico) accetta solo amici succubi, nemici che sono gramigna, e coglioni da disprezzare. Non resta che il voto – il gesto civile e democratico che cambia la Storia.
(Furio Colombo, l’Unità 9-4)
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STAMPA 9-4
Corsivo
Raccomandazioni
Jena
Oggi il rito della democrazia raggiunge il suo apice, è un momento solenne, ognuno di voi deve decidere con se stesso, siete nella cabina elettorale soli con la vostra coscienza, davanti a voi avete la scheda, in mano la matita e ora che state lì lì per tracciare la croce sul simbolo, mi raccomando, fate i coglioni.
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CORSERA 9-4
Riflessioni su un dovere
di Enzo Biagi
Oggi noi italiani siamo chiamati a fare il nostro dovere: votare. E credo che oltre che un dovere, sia un privilegio. La mia generazione sa che cosa vuol dire non poter scegliere, tant'è vero che molti hanno dato la vita per permettere a tutti di poter uscire stamattina e andare al seggio. Non sono qui a dare indicazioni di voto, ma voglio condividere con voi delle riflessioni che ho fatto in queste settimane. Per cinque anni, su queste colonne ho espresso il mio pensiero su Silvio Berlusconi. Dal punto di vista di qualcuno, l'ho fatto anche troppo.
Dunque, che il Cavaliere non mi piaccia, niente ovviamente di personale, è chiaro. Sintetizzando prendo a prestito le parole di Corrado Alvaro: «Abbiamo il diritto di sapere non solo ciò che i rappresentanti del popolo hanno in testa, ma anche quello che hanno in tasca». Aggiungo, anche come hanno fatto a riempire quella tasca. Adesso devo dirvi perché sto dall’altra parte, quella che simpaticamente il premier ha definito «coglioni ». Credo che tutti i giovani, figli di ricchi o di poveri, debbano avere gli stessi diritti allo studio e uguali possibilità nell'affrontare la vita; credo nella magistratura, nella sua indipendenza, e che tutti possano difendersi qualunque sia il conto in banca, quindi non credo alle trame; credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere; credo che non debbano esserci prevaricazioni né leggi ad personam, per sé, familiari o amici; credo che la pace debba sempre vincere sulla guerra; infine credo che non si debbano imbarcare fascisti e neonazisti per un pugno di voti. Non mi fido di chi ha avuto cinque anni e li ha spesi male. E non ho mai sopportato quelli che fanno promesse e non le mantengono.
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CITAZIONI
Cinque anni di Berlusconi
… sotto la sua gestione, la spesa pubblica ha preso la rincorsa, il debito è arrivato a 1500 miliardi, la crescita è a zero, l’Italia è scesa al ventitreesimo posto nella classifica dei Paesi più ricchi. Chi avesse dubbi sullo stato generale dell’amministrazione metta i piedi in una scuola, prenda un treno o chieda informazioni ai poliziotti delle volanti con la benzina in riserva.
(Giulio Anselmi, Stampa 9-4)
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Montanelli
… muore il 21 luglio 2001, tre mesi dopo la vittoria di Berlusconi, ma fa in tempo a lasciare un messaggio agli italiani: «Fatelo governare fino in fondo, solo così vi immunizzerete contro il berlusconismo». Le urne di domani ci diranno se avrà avuto ragione.
(Federico Orlando, Europa 9-4)
sabato, aprile 08, 2006
RESISTENZA - 8/4/06
"Nessuna forza al mondo può fermare il desiderio."JACOPO FO
NOI VOGLIAMO BERLUSCONI FUORI DAI COGLIONI
Luciano Seno
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MANIFESTO 8-4
Sommario di I pag.
Hanno chiuso
La campagna elettorale è finita. Ora si vota. Ieri Berlusconi ha salutato la folla in piazza Plebiscito a Napoli con la mano aperta. Da sotto il palco l'urlo di un gruppetto di fan, «duce-duce» e poi in coro «Silvio-Silvio». Vinceremo - dice lui - «perché non siamo coglioni». Poi si fa vedere su Rete4 e minaccia: la sinistra vuole distruggere, è come nel '48. I leader dell'Ulivo salutano in piazza del Popolo a Roma: «Siamo sereni, ricostruiremo l'Italia»
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Corsivo
Eletto-choc
ALESSANDRO ROBECCHI
Facciamo il tifo per questo strano paese. Un posto dove è soltanto l'8 aprile, ma c'è viva speranza che tra quarantott'ore sia già il 25.
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A pensare a Piazzale Loreto si fa peccato di desiderio… ma per fortuna c’è un giudice a Milano.
Luciano Seno
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STAMPA 8-4
Corsivo
Suicidi
Jena
Nessun leader è mai arrivato a dire che se perde le elezioni si suicida. Peccato.
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L'UNITA' on-line 8-4
BANNER
Medicina creativa. «Nel corso dei cinque anni del mio governo si è alzata l’aspettativa di vita: per gli uomini si è passati da 78 a 80 anni, per le donne da 81 a 83 e questo anche grazie all’impegno profuso nella sanità attraverso significative misure».
Silvio Berlusconi, Ansa 6 aprile
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MANIFESTO 7-4
Corsivo
Eletto-choc
Alessandro Robecchi
Mentre attaccava giudici, giornali, giornalisti, opposizione, comunisti e tutti gli altri, appena ha avuto un minuto libero, Silvio ha fatto notare che con lui al governo «si vive due anni in più». Attenzione, il servizio non è gratuito: costa cinque anni di merda.
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L'UNITA' on-line 8-4
EDITORIALE
I brogli di Berlusconi
di Antonio Padellaro
A noi piacerebbe discorrere soltanto dell’Italia ricostruita e concorde e mai più del paese che i caimani vorrebbero mantenere impaurito e diviso. Purtroppo, però, nei due giorni che mancano a lunedì temiamo che qualcosa di molto spiacevole il premier forse inventerà. Perché mollare il potere che lui tanto adora lo fa disperare e un uomo disperato, si sa, è capace di tutto. Farà qualche altra mirabolante vendita elettorale, prometterà la fine delle tasse oltre che della vecchiaia e delle file alle Asl. Apparirà in qualche sua tv, con fulminei blitz e in violazione della odiata par condicio. E domenica finalmente domenica, trasformerà il suo arrivo al seggio nel solito comizio e dirà, c’è da giurarci, che una vittoria dell’Unione, oltre a determinare il massacro fiscale delle famiglie italiane metterà in serio pericolo la loro libertà. Frase che, ad uso degli indecisi, sarà prontamente rilanciata da tutti i tg, per tutto il giorno. In un copione abbastanza prevedibile, stante la natura del protagonista, rimane una pagina bianca sovrastata da un pressante interrogativo. Se (poniamo il caso) risultasse sconfitto, Silvio Berlusconi accetterà lealmente il verdetto elettorale? Oppure impugnerà il voto accusando la sinistra delle peggiori manipolazioni?
Prodi ha osservato che le paure del cavaliere sono incomprensibili visto che lui ha in mano tutto ma proprio tutto. A cominciare dal Viminale, primo organo verificatore della correttezza del voto, retto dal suo amico Pisanu.
E poiché sulla corretezza istituzionale del titolare degli Interni nessuno può esprimere dubbio alcuno cercheremo di allontanare i cattivi pensieri per addormentarci tranquilli. Sognando (da veri coglioni, s’intende) che martedì prossimo a proclamare il successo dell’Unione sia un ministro di Forza Italia.
(versione ridotta)
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CORSERA 8-4
LETTERE AL CORRIERE
Quell’indignazione
Caro Romano,
so di farle perdere tempo per discutere della volgare battuta riservata da Berlusconi ai «coglioni» che non lo voteranno. Le chiedo: può candidarsi a rappresentare tutti gli italiani chi apostrofa in questo modo quella che presumibilmente sarà circa la metà dell'elettorato? Cosa pensare di un presidente del Consiglio che si esprime con un linguaggio da bassifondi?
Nando Pirro, pirronando@virgilio.it
RISPOSTA
Capisco perfettamente la sua reazione. Ma credo che abbiano il diritto di indignarsi soprattutto gli italiani che evitano di usare quella parola. I molti che ne fanno un uso frequente, e che hanno contribuito a banalizzarla, hanno qualche diritto in meno.
Sergio Romano
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Caro Ambasciatore,
cosa pensare del Suo Direttore, il quale il giorno 8 marzo ultimo scorso si è arruolato con noi “coglioni”?
Luciano Seno
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CITAZIONE
Il 48 di Berlusconi
Nel 1948, i manifesti democristiani, presentando linde famigliole (padre, madre, bimbo), mostravano i lavoratori cristiani in atto di decapitare i serpenti «comunismo» e «libero amore», mentre uno scheletro col berretto dell’Armata Rossa serviva ad ammonire «Vota Dc, o sarà il tuo padrone», un sacerdote in tonaca aggiornava i proverbi, «Meglio un prete oggi che un boia domani» e la falce e martello gravavano sulle spalle d'un uomo, «Perché questa non sia la tua croce, vota Dc».
(Lietta Tornabuoni, Stampa 8-4)
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IL RIFORMISTA 8-4
A metà strada
Caro direttore,
Berlusconi si sente a metà strada tra Blair e Clinton: in alto mare.
www.francesconardi.it
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Corsivo
IL CAVALIERE HA PERSO IL SORRISO
Em.ma
Da mesi, nei manifesti giganti e nelle tv, tutte, Berlusconi si è presentato agli elettori con un sorriso smagliante. Qualcuno si incazzava dicendo: possibile che rida e sorrida di tutto e di tutti? Giovedì i telespettatori hanno finalmente visto il Cavaliere ingrugnito, collerico, arrogante, minaccioso e vendicativo: la sua vera faccia. Il trucco resisteva solo nel cerone e nei capelli tinti e finti. Lo spettacolo non è piaciuto a Giuliano Ferrara, che ha invitato il Cavaliere «a calmarsi perché la vita continua anche se perde le elezioni». Ben detto, ma nell'ira, calcolata, il Cavaliere ha detto delle enormità. La più clamorosa è la richiesta all'Onu di inviare ispettori per controllare che non si verifichino brogli elettorali. Io stimo e sono amico di Beppe Pisanu, e francamente mi aspettavo che dopo aver ascoltato quell'invito si sarebbe dimesso. Infatti l'offesa è a lui, ministro degli Interni e garante del regolare svolgimento delle elezioni. Delle due l'una: o Pisanu considera le sparate del Cavaliere pagliacciate a cui non dare alcun peso, e dovrebbe tirare delle conclusioni sul piano politico, o le considera indicazioni a cui dare credito e allora dovrebbe dimettersi. È così?
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MEDITAZIONE 8/4/06
Come la vede un giornale conservatore francese
LE FIGARO 7-4
Il "leone" Berlusconi
prevede la sua disfatta
A forza di strafare, il presidente del Consiglio finisce per indisporre i suoi alleati, alla vigilia dello scrutino di domenica e lunedì
"Mai mi arrenderò a questa sinistra"
Christine Fauvet-Mycia
Strafare, Silvio Berlusconi in effetti strafà sempre. O la va, o la spacca. Sovente la spacca, negli ultimi giorni di una campagna che, per la prima volta ieri, il presidente del Consiglio ha considerato di potere perdere. "Mi sento forte come un leone e sono certo di vincere, ha dichiarato sulla catena Sky Tg24, ma se dovessimo essere battuti, la sconfitta sarà di misura e la sinistra dovrà vedersela con noi in Parlamento." E aggiunge una curiosa formula: "Mai mi arrenderò a questa sinistra."
Silvio Berlusconi ha strafatto nella denigrazione dei suoi avversari e dei "coglioni" che li sostengono. "Coglioni" che fanno appello, via Internet, ad una "cena di coglioni" alla vigilia delle legislative.
Strafà quando, alla minima difficoltà, ricorre alla teoria del complotto, vede solo "rossi" nella magistratura, nel padronato, nella stampa, nei sindacati, in breve in tutti quelli che non si votano alla sua causa,. Davanti ai militanti del suo partito Forza Italia, mercoledì sera, dopo avere dovuto rinunciare ad invitarsi su una catena televisiva del suo gruppo, spiegava: "Oggi, loro controllano in grande parte le scuole, la magistratura, l'università, la cultura, il
cinema, il teatro, le redazioni di tutti i grandi giornali, le grandi banche."
Strafà nell'autocompiacimento, nel racconto delle sue azioni o nel dipingere il suo ruolo, non esitando una volta a paragonarsi a Gesù Cristo, un'altra volta a Napoleone.
Strafà negli impegni per il futuro, moltiplicando le promesse, secondo il gradimento dell'interlocutore o il vento che tira. L'esagerazione elettorale non è dissimile dall'esagerazione pubblicitaria che ridicolizzava Coluche.
Strategia della paura
La sua natura, la sua storia, portano Silvio Berlusconi a questi eccessi. Ma anche l'idea che oggi solo la scelta di una strategia della paura potrà fargli vincere le elezioni di domenica e lunedì. Una strategia della paura che incita i delusi del berlusconismo a non disertare le urne. In questi ultimi giorni di campagna, è a questi che il Cavaliere pensa continuamente, a tutti quelli che non si sposteranno da destra a sinistra ma rischiano di astenersi dall'influire sul corso della vita politica.
A questa mancata scelta dovranno il caos nel quale affonderebbe domani l'Italia senza Silvio Berlusconi a governarla. Il presidente del Consiglio non smette di ripeterglielo.
Questi eccessi finiscono per ritorcersi contro di lui. Dopo il padronato che ha preso le distanze, la chiesa, nelle pagine di "L'Avvenire", il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha finito per confessarsi scioccata per la "volgarità mortificante" del presidente del Consiglio che dovrebbe, nella funzione che occupa, "avere dello stile ed essere responsabile". I suoi alleati in seno alla "Casa delle libertà" cominciano a mostrare il loro imbarazzo, mentre la vittoria si fa più incerta e le possibilità di una ricomposizione politica più aperte. "Il trionfalismo di Silvio Berlusconi non paga", ha ammesso il numero 2 del governo e ministro degli Affari esteri Gianfranco Fini, proponendo una visione più sfumata del bilancio di questi ultimi cinque anni: "Non dico che sono tutti ricchi e felici, ma qualche cosa è stata comunque fatta da questo governo, la realtà è fatta di luci e di ombre."
Niente da fare. Silvio Berlusconi continua a "dire tutto quello che pensa". Si scusa poco o nulla. Fino a ieri aveva l'abitudine di attenuare la portata delle sue affermazioni che avevano creato più turbamento, o addirittura degli incidenti diplomatici, qualificandoli come "scherzi" che non bisognava prendere sul serio. Oggi, nella rabbia degli ultimi giorni, non prende più neanche questa precauzione. Berlusconi non ha peggior nemico di se stesso. Ma evidentemente, e non sembra volerlo ammettere, finisce per perdere il controllo di quella grande impresa che sarebbe l'Italia.
(trad.: Lorenzo Seno)
venerdì, aprile 07, 2006
RESISTENZA - 7/4/06
BASTA! E' ORA CHE L'ITALIA LICENZI BERLUSCONI
Ma ce lo doveva dire l'Economist? Noi "comunisti" -- cioè, per berlusconiana definizione, tutte le persone per bene che si vergonano dell'ignominia d'esser governati da un Merda -- lo strilliamo da 12 anni e questo blog lo predica da un quinquennio!
Luciano Seno
CORSERA 7-4
L'Economist: «Licenziate Berlusconi»
Il nuovo direttore, in carica da una settimana, non ha cambiato linea
Guido Santevecchi
LONDRA – Per il nuovo direttore John Micklethwait, in carica da una settimana, è la prima prova. E certo non ha paura di scegliere. Il titolo di copertina non è un understatement : «Basta, per l’Italia è l’ora di licenziare Berlusconi».
Perché Basta? «Perché ai due motivi per i quali nel 2001 avevamo detto che Berlusconi era inadeguato - conflitto d’interessi e palude di casi giudiziari - se n’è aggiunto un altro in questi cinque anni di governo. Un motivo nuovo e più devastante: i suoi risultati da primo ministro. Chi lo votò sperava che avrebbe usato la sua abilità di businessman per riformare l’economia. L’Italia ora ha tra le grandi economie europee il record negativo di crescita, ha perso competitività. La nostra conclusione è che Berlusconi come riformatore ha fallito».
«Berlusconi è unfit (inadeguato). Per di più, molti italiani non riconoscono quanto sia malata la loro economia».
Micklethwait, 43 anni, è stato capo dell’ufficio dell’ Economist a Los Angeles e New York prima di tornare a Londra. Che idee hanno gli americani di Berlusconi? «Su Berlusconi ci sono due visioni: uno dei migliori alleati, con Blair. Ma anche la percezione che si tratti di un personaggio capace di fare errori come quello di parlare di "crociate"».
E Prodi? «Conoscono il suo disegno di costruzione europea, e questo per gli Stati Uniti è un problema. Ma non lo temono, lo conoscono bene e non lo ritengono un possibile traditore dell’alleanza. Non lo immaginano come uno Schröder o un Villepin».
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REPUBBLICA on-line 7-4
CARTA CANTA
di Marco Travaglio
Identikit
"Nel Caimano ci sono basse insinuazioni indegne sulle origini delle mie fortune, perché io non ho mai fatto affari ma solo impresa, creando posti di lavoro, dunque non c'è nessun mistero ma solo linearità."
(Silvio Berlusconi, Ballarò, 28 marzo 2006).
"In questi anni abbiamo condotto una grande battaglia contro la criminalità organizzata."
(Silvio Berlusconi, Rai1, 3 aprile 2006).
Il gruppo Berlusconi ha versato "per diversi anni somme di denaro nelle casse di Cosa Nostra". Marcello Dell'Utri, "anziché astenersi dal trattare con la mafia..., ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa Nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo)". Quando poi, nel 1993, la Fininvest si tramutò in Forza Italia, "Bernardo Provenzano ottenne garanzie" che lo convinsero a "votare e far votare per Forza Italia", con cui aveva "agganci" anche il boss stragista Leoluca Bagarella. Garanzie fornite da Marcello Dell'Utri, che ha avuto "per un trentennio contatti diretti e personali" con boss del calibro di Stefano Bontate e Mimmo Teresi, oltre al "fattore" Vittorio Mangano, assunto ad Arcore nel 1974 "pur conoscendone lo spessore delinquenziale, e anzi proprio per tale sua 'qualità', con l'avallo compiaciuto di Bontate e Teresi". Da tre decenni Dell'Utri svolge un'"attività di costante mediazione tra il sodalizio criminoso più pericoloso e sanguinario del mondo e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, in particolare la Fininvest", nonché una "funzione di 'garanzia nei confronti di Berlusconi". Nei "momenti di crisi tra Cosa Nostra e la Fininvest" Dell'Utri fa da mediatore, "ottenendo favori" dalla mafia e "promettendo appoggio politico e giudiziario". Tutte condotte "pienamente e inconfutabilmente provate da fatti, testimonianze, intercettazioni". I rapporti fra Dell'Utri e Cosa Nostra "sopravvivono alle stragi del 1992-93, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla 'vendetta’ di Cosa Nostra, e ciò nonostante il mutare della coscienza sociale di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso". Il senatore berlusconiano è sempre "disponibile verso l'organizzazione mafiosa nel campo della politica, in un periodo in cui Cosa Nostra aveva dimostrato la sua efferatezza criminale con stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo contro lo Stato, e, inoltre, quando la sua figura di uomo pubblico e le responsabilità connesse agli incarichi istituzionali assunti, avrebbero dovuto imporgli ancora maggiore accortezza e rigore morale... La pluralità delle sue attività ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa Nostra, cui è stata offerta l'opportunità, con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza". Ed esistono "prove certe della compromissione mafiosa dell'imputato Dell'Utri anche relativamente alla sua stagione politica". Sempre secondo i giudici, Forza Italia nasce nel '93 da un'idea di Dell'Utri, il quale "non ha potuto negare" che ancora nel novembre '93 incontrava Mangano a Milano, come risulta dalle sue agende, mentre era "in corso l'organizzazione del partito Forza Italia e Cosa Nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica". Dell'Utri incontrava Mangano nel 1993-94 per promettere "aiuti concreti ed importanti a Cosa Nostra in cambio del sostegno a Forza Italia". Ancora nel '99, come risulta da intercettazioni, Cosa Nostra impone ai suoi uomini di votare Dell'Utri "per tirarlo fuori dai suoi guai giudiziari: i rappresentanti delle istituzioni 'lo volevano fottere a tutti i costi, ma non avrebbero più potuto fargli nulla se fosse andato al Parlamento Europeo". Dunque fin dal '94 "vi è prova che Dell'Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi politici e la mafia si era vieppiù orientata a votare Forza Italia". Quanto all'origine delle fortune di Berlusconi, "la scarsa trasparenza o l'anomalia di molte operazioni Fininvest negli anni 1975-84 non hanno trovato smentita dal consulente della difesa Dell'Utri; non è stato possibile risalire... all'origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. E allora le 'indicazioni’ dei collaboranti e del Rapisarda [sul riciclaggio di denaro mafioso, ndr] non possono ritenersi del tutto 'incompatibili’ con l'esito degli accertamenti svolti. Poteva chiarire tutto, Berlusconi. Ma quando il Tribunale si è recato a Palazzo Chigi per interrogarlo, nel 2002, il premier "si è avvalso della facoltà di non rendere interrogatorio" e così "si è lasciato sfuggire l'imperdibile occasione di fare personalmente, pubblicamente e definitivamente chiarezza sulla delicata tematica, incidente sulla correttezza e trasparenza del suo precedente operato di imprenditore che solo lui, meglio di qualunque consulente o testimone, avrebbe potuto illustrare. Invece, ha scelto il silenzio."
(sintesi della sentenza emessa l'11 dicembre 2004 dalla II sezione del Tribunale di Palermo a carico di Marcello Dell'Utri, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, e motivata il 5 luglio 2005).
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Prodi vincente su Berlusconi
I bookmaker inglesi si schierano
di GIOVANNI GAGLIARDI
ROMA - I bookmaker d'Oltremanica non sembrano avere dubbi: Romano Prodi vincerà le elezioni. A poche ore dalla chiusura di una delle campagne elettorali più accese della storia della repubblica, gli scommettitori di sua Maestà danno poche possibilità di vittoria al Cavaliere.
Secondo Bestbetting, uno dei principale bookmaker d'Oltremanica, puntando sul leader del Centrosinistra si vince 0,23 volte la posta, una miseria. Ma se si vuole tentare il 'colpaccio', allora si può tentare la fortuna con Silvio Berlusconi, e in questo caso la quota balza a 4,3.
Cambiando agenzia la storia non muta. Sportinbet, ad esempio, oggi ha chiuso le scommesse, ma fino a ieri dava Prodi a 1,30 e Berlusconi a 3,80.
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CITAZIONE
Vince Prodi, perde Berlusconi, niente Grande Centro
Su betfair.com, il principale sito anglosassone di scommesse, le quote erano queste: il Professore era dato tra 1,24 e 1,29, Silvio tra 4,9 e 5,9. Una terza ipotesi, l’opzione che il prossimo presidente del Consiglio italiano non sia né l’uno né l’altro (eventualità sensata solo nel caso di un pareggio), veniva pagata agli scommettitori tra le 36 e le 46 volte. E anche provando a confrontare l’offerta con quella dei quattro principali bookmakers inglesi, il risultato muta di poco (come potete vedere su http://odds.bestbetting.com/).
(Jacopo Jacoboni, Stampa 7-4)
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L'UNITA' on-line 7-4
Sommario di I pag.
L'ultima di Berlusconi
Via anche la tassa sui rifiuti
«Penso che i miei avvocati faranno una denuncia nei confronti di questi pm»: dai microfoni di Radio Anch'io Berlusconi prima di tutto torna sulla vicenda Mills-Mediaset e accusa ancora i magistrati di mentire e di perseguitarlo politicamente (nonostante i fatti dimostrino il contrario). Poi, nell'ultimo giorno di campagna elettorale, tira fuori l'ultima trovata sulle tasse: «Via anche quella sui rifiuti». E viene smentito dal suo ministro Alemanno, di An: «Impossibile, casomai utilizzare i rifiuti in maniera intelligente -- l'abolizione tout court è impossibile».
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CITAZIONE
Strategia della sconfitta
Se perdono sarà per colpa dei brogli, se i brogli non verranno provati sarà per colpa delle toghe rosse, e via dicendo, lui ha già messo le mani avanti. Non vuole solo scaldare i cuori. Vuol tracciare un percorso. Su cui procede, con baldanza un po’ militaresca, verso il precipizio. Un estremista ci ha governato, un estremista vorrà spadroneggiare dai banchi dell’opposizione, che vedranno per la prima volta, grazie a un’operazione gestita in prima persona dall’inquilino di palazzo Grazioli, un gruppo di parlamentari dichiaratamente fascisti e nazisti.
(da un editoriale di Vincenzo Vasile)
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STAMPA 7-4
Corsivi
Tranquilli
Jena
Dopo aver analizzato lo svolgimento della campagna elettorale, gli osservatori dell’Onu hanno deciso che non verranno a controllare le elezioni in Italia: «Stiamo più tranquilli in Iraq».
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Il governo Rutelli
Massimo Gramellini
È arrivato il momento di riconoscere la verità storica: in questi cinque anni siamo stati governati dal centrosinistra. Insediatosi a Palazzo Chigi dopo l’inattesa vittoria elettorale del 2001, Rutelli si è ben guardato dal ridurre l’Ici e dal predisporre le riforme fiscali richieste oggi a gran voce dall’opposizione. Non ha liberalizzato le professioni né ridotto la burocrazia. Ha addirittura aumentato le imposte indirette. E ora, pur di restare al potere, sta scatenando contro la minoranza i bastioni tradizionali di ogni democrazia, magistratura e stampa, dopo aver infiltrato pericolosi agitatori come Lamberto Sposini nei gangli della libera informazione vicina al candidato dell’opposizione: Silvio Berlusconi, che nelle settimane scorse ha finalmente deciso di lasciare le sue aziende per scendere in campo.
Ieri il leader antigovernativo, Berlusconi appunto, ha denunciato il rischio che il centrosinistra al potere possa manomettere i risultati elettorali, come avviene nei regimi africani e forse non solo in quelli, dove il presidente in carica (che in Italia non è neppure più Rutelli, ma il giovane delfino da lui indicato, Romano Prodi) ricorre sistematicamente ai brogli per rimanere incollato alla poltrona sotto lo sguardo impotente dell’opposizione. Nel tentativo drammatico di ristabilire le regole del gioco, per le quali il centrodestra italiano nutre tradizionalmente un rispetto quasi sacro, l’aspirante premier Berlusconi ha invocato l’intervento degli ispettori dell’Onu. Ci associamo al suo appello, estendendolo però anche ai caschi blu.
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MEDITAZIONE 7/4/06
L'UNITA' on-line 7-4
EDITORIALE
Cinque anni da ricordare
di Corrado Stajano
Lasciamo perdere gli insulti da osteria del presidente del Consiglio, le sue menzogne quotidiane, i suoi sproloqui, i suoi colpi di teatro dei pupi.
Il livore di Berlusconi, altro che ironia, la sua affannosa ricerca di un salvagente, le trovate di infimo ordine che hanno fatto dell’Italia lo zimbello d’Europa. Eccolo il moderato desnudo. Che evidentemente, visto come si sta comportando, deve dare per scontato che i suoi elettori moderati non gli credono più.
Non gli credono perché le strombazzate promesse non sono state mantenute e quel che fa e quel che dice è contrario al loro costume di vita. Consenzienti sono gli oltranzisti, gli estremisti più accesi. Il «sovversivismo» dall’alto, come scrisse Gramsci.
Quel suo stile senza controllo - un buon segno di dissennatezza - non è un’altra cosa, è lo stile del suo governo, dei suoi processi, della sua politica, del suo rigetto per l’Europa, nostra preoccupata patrona, del suo assoluto disprezzo per le regole, prima fra tutte, in campagna elettorale, la par condicio.
Parliamo piuttosto di come ha governato Berlusconi in questi cinque anni che hanno portato il Paese in fondo a un pozzo, dentro una pesantissima crisi finanziaria - la crescita zero, il deficit oltre il 4 per cento - che l’hanno impoverito rispetto al 2001, hanno aumentato a dismisura il debito pubblico, hanno creato problemi sociali gravi.
Il governo è durato sì per cinque anni, ma con molte crisi mascherate, un governo retto con il personalismo più esasperato, in una totale assenza di cultura politica, di rispetto per i cittadini, di rifiuto di ogni rapporto con la minoranza e infatti è stato rispolverato Tocqueville e si è parlato di «dittatura della maggioranza».
Che cosa è successo a Palazzo Chigi e dintorni in questo quinquennio berlusconiano? Senza alcuna pretesa di completezza può essere utile qualche barlume di memoria.
2001. Sono i fatti di Genova, nell’estate di quell’anno, a inaugurare la legislatura. Una mattanza. Quel che interessa al governo di centrodestra è il successo mediatico. Che cosa è successo nella caserma-lager di Bolzaneto tra i pestaggi e i gioiosi inni fascisti cantati dai poliziotti? Per giorni e giorni il governo seguita a negare tutto, a minimizzare. Non è accaduto nulla. Poi l’11 settembre condiziona i tempi del mondo.
2002. In Italia l’opposizione non si è ancora riavuta dalla bastonata della sconfitta elettorale. È come tramortita. In gennaio cominciano a scendere in piazza in numerose città - Firenze, Milano - uomini e donne che non l’avevano mai fatto nella vita. Giuristi, professori, avvocati, giovani, vecchi, firmano appelli, documenti, protestano. In difesa della democrazia che sentono minacciata, della giustizia, dell’informazione negata. Poi è una catena di proteste. Il Palavobis a Milano, tre milioni insieme in una pacifica manifestazione a Roma. I girotondi. Berlusconi non capisce. Non sa che cos’è una piazza di anime inquiete. Non conosce il concetto di opinione pubblica. Quel che interessa al premier è la giustizia. Nasce la legge Cirami per salvare da una possibile sentenza di condanna Berlusconi e Previti imputati di corruzione di magistrati. Spuntano l’una dopo l’altra le indecenti leggi ad personam, il falso in bilancio, le rogatorie internazionali. I legislatori sono gli avvocati del premier.
2003. Si parla di guerra. Il governo italiano si allinea acriticamente all’amministrazione Bush alla ricerca delle armi di distruzione di massa. La maggioranza degli italiani è contro. La Chiesa di Giovanni Paolo II è potentemente impegnata in nome della pace. Ma con tutto quel che succede nel mondo è il processo Previti la maggiore preoccupazione. Un corpo di spedizione italiano di tremila uomini parte per l’Iraq. In missione di pace. Allo sbaraglio, privo di ogni tutela internazionale. Vietato parlare di guerra. In autunno a Nassiriya vengono uccisi 19 italiani. Il presidente Ciampi non firma la legge Gasparri sull’emittenza televisiva per dubbi di costituzionalità. La Corte Costituzionale boccia il lodo Schifani. Tengono gli istituti di garanzia.
2004. Berlusconi parla dei magistrati di Milano come di «figure da ricordare con orrore». Continua la guerra contro la magistratura. L’altro terreno di pascolo è la televisione. La Rai, servizio pubblico vergognosamente appiattito, è come instupidita. Resiste RaiTre. (Si sarà capito adesso l’importanza del conflitto di interessi, con un presidente del Consiglio padrone di tre reti televisive con la disponibilità di altre due reti pubbliche).
Dal 2005, per l’opposizione, le cose sono cominciate visibilmente a migliorare, anche se il progetto del centrodestra di spaccare il tessuto istituzionale del Paese è continuato fino alla fine, come il tentativo di far carta straccia della seconda parte della Costituzione sul quale deciderà il referendum.
Negli ultimi anni Berlusconi ha perso tutte le elezioni, amministrative, europee, regionali. Una vera catastrofe, per lui, queste ultime: in undici regioni su tredici è stato infatti sconfitto.
E non bisogna scordare i segni dell’altra catastrofe causata da un governo incompetente, attento soltanto agli affari del premier e dei ceti privilegiati. Una catastrofe che riguarda tutti gli italiani, l’economia e la finanza, i conti in rosso negati dal governo contro ogni evidenza, l’impoverimento collettivo, le tasche vuote, per un’infinità di famiglie, alla terza settimana del mese.
Domenica e lunedì, quando andiamo a votare, facciamo un po’ di conti, ragioniamoci su. Stiamo meglio ora o cinque anni fa?
(versione ridotta di un lunghissimo articolo)
giovedì, aprile 06, 2006
RESISTENZA - 6/4/06
COMPRERESTE UN TAPPETO DA QUEST’UOMO?
REPUBBLICA on-line 6-4
Caso Mills, "infamità di giudici indegni"
Berlusconi lancia accuse gravissime contro i magistrati di Milano: "Tramano per cambiare il voto.”
ROMA - "Un'infamità" compiuta da "magistrati indegni" che vogliono "convincere i cittadini a scegliere un altro voto durante la campagna elettorale" per poter "prendere la maggioranza del Parlamento" e operare "in collaborazione con il governo". Usa parole pesanti come macigni Silvio Berlusconi per sferrare un durissimo attacco ai giudici di Milano titolari dell'inchiesta su Mediaset conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio del presidente del Consiglio. Al centro delle indagini, il ruolo svolto dall'avvocato inglese David Mills, che secondo l'accusa avrebbe ricevuto dal premier 600 mila dollari per rendere due testimonianze reticenti nel corso dei processi per la vicenda All Iberian e per le tangenti alla Guardia di finanza.
Berlusconi, nel corso di una animata conferenza stampa convocata a palazzo Chigi, ha tuonato: ''E' una infamità che funzionari pubblici, pagati con i soldi dello Stato tramino contro il presidente del Consiglio. E' una infamità per spingere i cittadini a un determinato voto durante la campagna elettorale. E' assurdo che mentre lavoro giorno e notte ci siano funzionari pubblici che tramano contro il presidente del Consiglio. Si tratta di magistrati indegni. Questo è quanto voglio portare a conoscenza degli italiani perché sappiano a che cosa vanno incontro se, grazie al loro voto, degli indegni magistrati potessero prendere la maggioranza del Parlamento e operassero in collaborazione con il governo. E' un'infamità, è un'infamità che si usino questi mezzi per convincere i cittadini a scegliere un altro voto durante la campagna elettorale".
In realtà non si tratta però di elementi del tutto nuovi. Che i soldi della presunta corruzione di Mills siano passati attraverso un conto corrente delle Bahamas intestato ad Attanasio è un fatto riconosciuto dalla stessa procura di Milano, ma con un importante distinguo. Secondo il pubblico ministero Fabio De Pasquale, "dalle indagini effettuate è risultato che strutture di trust aventi come beneficiario Attanasio o altri clienti di Mills (Marcucci e Briatore) sono state usate, senza il consenso degli aventi diritto, per mascherare la riconducibilità a Mills delle somme di denaro ricevute da Berlusconi". La prova di quanto sostenuto, secondo i magistrati milanesi, sta tra l'altro nel fatto che Attanasio era in carcere a Salerno nel giorno in cui risulta effettuato il bonifico e quindi non può certamente essere stato lui ad eseguirlo.
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L'UNITA' on-line 6-4
Sommario di I pag.
Berlusconi: I magistrati contro di me
Gli elettori di sinistra? Più che coglioni
Berlusconi annuncia: «Ho giurato pubblicamente di non sapere nulla di un finanziamento all'avvocato Mills». «Non ho dato i soldi a Mills», ha detto il presidente del Consiglio. Peccato però che le indagini finora dicano proprio il contrario: Mills ha affermato di aver preso soldi da Berlusconi e Diego Attanasio ha smentito di aver dato soldi a Mills. Poi torna a parlare di toghe rosse, a insultare gli elettori di sinistra («Per loro userei termini ben diversi») e riguardo alla tentata irruzione solitaria su Canale 5: «È stata una prova di regime: è in bilico la democrazia».
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STAMPA 6-4
Corsivo
SIGNORILITA’
Lietta Tornabuoni
Quando Berlusconi prova ostilità per qualcuno e non gli viene subito una parolaccia, lo chiama con sprezzante sarcasmo Signore. Anzi, Signor: il Signor Prodi, il Signor Bossi, il Signor Fassino... Lontanissimo com'è dalla signorilità, forse lo considera un insulto.
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CORSERA 6-4
EDITORIALE
Il vero insulto
Berlusconi fa, dice, pensa quello che può…
di Claudio Magris
Uno degli ultimi scivoloni del presidente del Consiglio uscente è oggetto di vituperio per una cosiddetta parolaccia usata nei confronti degli avversari politici, anzi di tutti gli elettori (in ogni caso, qualsiasi sia l'esito delle elezioni, di una metà degli italiani) che hanno intenzione di votare contro l'attuale coalizione governativa e, in particolare, contro chi la presiede. Scandalizzarsi per una loquela sboccata è forse esagerato, anche se un ruolo istituzionale dovrebbe comportare un certo stile e una certa decenza; una parola scurrile suona diversa se pronunciata da un marinaio alticcio che inciampa su uno scalino o da un vescovo che celebra una funzione religiosa. In ogni caso, lo scandalizzato stupore è fuor di luogo, perché ciascuno, in ogni momento della sua vita, fa (dice, pensa) esattamente quello che può ovvero usa i talenti che senza suo merito né demerito gli sono stati dati, come dice la parabola evangelica. Evidentemente, in quella circostanza — in quella costellazione irripetibile e fatale del suo stato d'animo, delle sue paure, ire, ambizioni, chimere — il presidente del Consiglio non poteva dire altro: non aveva, in quell'istante, altri concetti e altre parole a sua disposizione.
Non è dunque l'innocente volgarità da caserma che deve essere bollata. In quella frase c'è qualcosa di ben più grave e sovversivo, che perverte il senso della politica. Il presidente in via di uscita ha offeso chi vota senza pensare solo al proprio interesse. Con un unico insulto, ha liquidato secoli di pensiero liberale e di riflessione sul rapporto fra l'individuo e la collettività o lo Stato, fra l'interesse privato e quello pubblico, fra il bene individuale e quello comune. Aristotele Rousseau Locke Croce Einaudi e innumerevoli loro colleghi entrano così d'ufficio nella categoria che il presidente in scadenza ha definito con simpatica familiarità goliardica ossia nella categoria di chi vota — opera, agisce — pensando non soltanto al suo interesse, non soltanto al suo particulare. È questa l'aberrazione, non il linguaggio colorito e plebeo.
(Incipit di un lungo articolo)
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CITAZIONE
La sindrome da sprint finale
L'insistenza berlusconiana sulla tassazione di Bot, Cct, case. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che grida: «Giù le mani dai risparmi degli italiani». Il flebile invito di Bossi a «non mollare mai»: sono tutti messaggi d'allarme agli elettori del centrodestra. È la sindrome da sprint finale, giocata sulle paure di «salti nel buio», e sulla speranza di invertire le tendenze sfavorevoli. Il centrodestra sembra scommettere tutto su questo. Altrimenti non si spiegherebbe l'invito perentorio ai cattolici a non votare per l'Unione: un appello considerato, oltre che discutibile, di scarsa efficacia.
(Massimo Franco)
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STAMPA 6-4
EDITORIALE
Voto con gli interessi
Massimo Gramellini
Il recente contributo di Berlusconi all’ecologia del linguaggio ha fatto passare ingiustamente in secondo piano il ragionamento politico di cui la ex parola-tabù era il perno. Il presidente del Consiglio ritiene che un cittadino che voti senza pensare al proprio tornaconto economico immediato sia un masochista, un ingenuo, un sinonimo di sprovveduto. Non gli passa neanche per la testa che, morte le ideologie, possano avere ancora un senso gli ideali e i progetti. L’elettore evocato dal premier assomiglia al consumatore che si aggira fra i banchi di un supermercato in cerca dell’offerta speciale: «Prendi tre paghi due», «Sì, avete capito bene: a-bo-li-rò l’Ici!». E pazienza se la merce scontata contiene qualche brutta sorpresa e comunque non è di primissima qualità: tanto, nella percezione dell’uomo comune, i politici come i prodotti sono tutti uguali.
Questa visione bottegaia della vita pubblica risulta peraltro suffragata da un secolo di storia italiana: Berlusconi è il campione di quella media borghesia che non ha mai avuto senso dello Stato né visione d’insieme.
È sacrosanto badare agli affari propri, ma per badarvi sul serio servirebbe applicare criteri di scelta meno miopi. Altrimenti, a furia di voler passare sempre per furbi, si finisce per fare davvero, con rispetto parlando, la figura dei coglioni.
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APRILEONLINE 6-4
Bertoldo e le promesse del Sire di Arcore
Renzo Butazzi
Il Sire di Arcore aveva un problema gravissimo. Ne aveva discusso lungamente con i suoi migliori consiglieri – quali, messer Bondi del Cocomeropiangente, il nobile Cicchitto, signore di Rivoltagiubbe, Madama Scolastica Moratti in Lariformo, lo scriba Bonaiuti, Coadiutore alle Panzane, Don Letta, Abate d’Unguento e cappellano di palazzo, Tremonti Giulivo barone di Cacadati – ma nessuno di loro era riuscito a suggerire una soluzione.
Fece allora chiamare Bertoldo, il bifolco più astuto del contado, che spesso lo aveva aiutato con la sua sapienza contadina e divertito con la sua arguzia. Giunto che Bertoldo fu al suo cospetto, il Sire di Arcore lo appellò con la consueta confidenza: “Saggio coltivatore di gramigne dammi dimostrazione della tua sapienza nel giorno più tristo della mia signoria. Come voi bifolchi dovreste sapere, non volli mai la vostra fedeltà senza compenso da parte mia, e più volte vi feci solenne promessa di vantaggi e regalie in cambio di essa.
Dapprima vi promisi un porcello cadauno, ma il morbo dei porcelli s’abbatté sui miei porcili e li svuotò. Poscia vi promisi un sacco di grano saraceno cadadue, ma il tarlo del grano funestò i miei granai, più di quanto i cristiani alle crociate abbiano funestato i saraceni in casa loro. In ultimo vi promisi zoccoli di legno stagionato ma l’acqua inondò le legnaie e fece marcire il legname tutto. Talché nessuna delle mie promesse potei mantenere.
Oggidì parmi che i bifolchi tuoi pari mi guardino con sospetto e si mostrino irrequieti. Sai tu dirmi cosa io possa fare affinché stiano tranquilli e mi rimangano devoti?”
“Eccellentissimo sire”, rispose Bertoldo dopo una qualche riflessione, “tutto ciò che ti accadde avvenne in successione e in più fiate. Ciò sta a significare che non nacque dal caso. Considerato il gran numero di malvagi che ti sono nemici per la tua bontà e la tua bravezza, mi sento sicuro nel dire che qualcuno di essi ti ha malocchiato, gettandoti in preda alla iella. E se il malocchio lo dettero gli stregoni comunisti, che mai furono totalmente estirpati da queste contrade ma che continuano a funestarle sotto mentite spoglie, tale malocchio ha effetti insanabili. Sempre le promesse tue di porcelli, zoccoli, grani, pollastre, pipe di terracotta o pezze di tela, non potranno essere mantenute.
Ciò non di meno ti suggerisco di promettere ancora, magari aumentando il valore delle regalie per compensare i sudditi delle delusioni subite. Sappi, o Sire, che le promesse migliori delle precedenti molciscono il popolo ancora per uno poco, prima che ricominci a dubitarne.”
“Ma come farò a mantenere tranquilli i miei sudditi alla lunga, se prometterò sempre il meglio senza mantenerlo mai?”, domandò il Sire di Arcore perplesso.
“Basta, o Splendido Sire, che tu promulghi un nuovo editto, il che è mestier tuo e in esso eccelli. L’editto dovrà semplicemente proclamare che tutte le promesse vanno mantenute, meno quelle, passate, presenti e future, fatte dal Sire di Arcore. Pertanto, chiunque osi chiederne il mantenimento, sarà colpevole d’offesa alla maestà del Sire e verrà affidato alle cure degli sbirri”.
La soluzione piacque molto al Magnifico Sire che ringraziò Bertoldo e lo rinviò nel suo podere dandogli una borsa di marenghi falsi, affinché ci giocasse con Bertoldino e Cacasenno.
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IL RIFORMISTA 6-4
L’Economist boccia di nuovo Berlusconi
Cambia il direttore ma Berlusconi resta “unfit to rule Italy”
di Mauro Bottarelli
Londra. «Basta. Per l’Italia è arrivato il momento di mandare a casa Berlusconi». Questo il titolo della copertina dell’Economist da oggi nelle edicole europee e che ritrae il presidente del Consiglio con a fianco la scritta «Basta» in italiano a chiare lettere bianche e il titolo in inglese: «Time for Italy to sack Berlusconi». Il settimanale uscirà con la copertina sulle elezioni italiane soltanto nella sua edizione europea, ma in tutte le edizioni - Uk e Usa comprese - saranno comunque presenti un commento editoriale sulle elezioni italiane e un lungo articolo, essenzialmente sullo stesso tema. Cinque anni dopo la copertina in cui si definiva Berlusconi «unfit», inadatto, a guidare l’Italia il settimanale economico si schiera un’altra volta contro il primo ministro a poche ore dal voto italiano e smentendo sul nascere l’ipotesi di un atteggiamento più morbido del nuovo direttore, John Micklethwait, verso il tycoon italiano.
(anticipazione di un articolo sul giornale del 7-4)
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EDITORIALE
MEDIASET
Una risorsa, ma per chi?
Siccome anche il Riformista era stato invitato insieme ad altri quattro giornali avversi o comunque non schierati con Silvio Berlusconi, la tempesta mediatica ci ha (sia pur per meno di un’ora) coinvolto. L’idea è nata nella fertile mente del Cavaliere. Visto che Romano Prodi aveva rifiutato il confronto su Mediaset, la trovata era contrapporre al premier un parterre a lui non favorevole. «Berlusconi contro tutti». Tutti chi? Dei giornalisti. Dunque una conferenza stampa, non un vero contraddittorio politico. Come ha rilevato il cdr di Canale 5, la rete che avrebbe messo in onda lo spottone. La condizione era che non venissero violate le regole della par condicio. Il Cavaliere sosteneva di aver ottenuto il via libera dell’Autorità. La quale è caduta dalle nuvole e ha spiegato che le regole sarebbero state violate. A quel punto, non c’erano più le condizioni. E per noi giornalisti non c’era altro da fare. Nessuno voleva prestarsi a fare «l’utile idiota», come ha dichiarato Gabriele Polo direttore del manifesto, alle agenzie. «Improponibile», lo ha giudicato Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, invitato anche lui. Entrambi, insieme al direttore dell’Unità, Antonio Padellaro, e a quello di Europa, Stefano Menichini, hanno lanciato un appello a tutti i giornalisti a non partecipare. Ma non c’era più nulla a cui partecipare.
Mediaset è considerata «una risorsa del paese», come dice l’opposizione, a condizione che non sia considerata dal suo azionista di riferimento una risorsa personale.
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MEDITAZIONE 6/4/06
STAMPA 6-4
EDITORIALE
Autorità?
Vivere o morire - Berlusconi è disposto a qualsiasi cosa
di Riccardo Barenghi
Definirlo un tentato golpe mediatico forse è esagerato, ma certamente la giornata di ieri ci ha fatto vedere cosa si intende per conflitto di interessi. Ovvero cosa significa avere un presidente del Consiglio che possiede tre televisioni nazionali e che si sta giocando il tutto per tutto in un voto che per lui somiglia a una resa dei conti. Vivere o morire, insomma. E per vivere, politicamente ma anche come personaggio pubblico, imprenditore televisivo, insomma come uno degli uomini più potenti d’Italia, Berlusconi è disposto a qualsiasi cosa, le promesse sulle tasse fatte in extremis, l’insulto a chi non lo vota, fino appunto al blitz televisivo di ieri. Al di fuori e contro ogni regola che pure lui stesso aveva assicurato che avrebbe rispettato. Si chiama Par condicio, non sarà granché ma è l’unico argine che esiste.
Se gli fosse riuscito di scavalcare quest’argine, avremmo assistito in diretta a uno spettacolo pericoloso. Ossia al capo di un governo (democraticamente eletto) che si trasforma in un corsaro della politica e della comunicazione, un uomo di Stato, per non dire uno statista, che letteralmente se ne frega di tutto e tutti. Fuorché del suo «popolo», da raggiungere e mobilitare con qualsiasi mezzo, legale o illegale non importa. E se gli fosse riuscito che prezzo avrebbe pagato, a parte l’ovvia polemica di tutta l’opposizione, magari anche di una parte della maggioranza e di qualche istituzione, Quirinale compreso? Se la sarebbe cavata pagando (forse) 250 mila euro di multa, per lui un’elemosina. Che pure fossero dieci volte tanto, figuriamoci: la posta in gioco vale molto di più di qualche milione di euro.
Il blitz non gli è riuscito. Ma nonostante il «lieto fine», la cronaca di ieri ci dice che chiunque vincerà le elezioni, soprattutto se sarà il centrosinistra, dovrà affrontare e risolvere la questione del conflitto di interessi (di Berlusconi e di chiunque) a tempo di record. Perché non è un problema tra gli altri, purtroppo è il problema principale del nostro attuale sistema democratico. Non risolverlo - come ha fatto Berlusconi, per interesse diretto, in questi cinque anni - sarebbe un errore madornale e un pessimo segnale. Un errore perché qui non sono in gioco gli affari privati di un uomo ma la faccia pubblica del Paese. Un pessimo segnale perché significherebbe che il nuovo governo, anche se fosse di Prodi, avrebbe comunque Berlusconi sul collo. Con tutti i suoi interessi.
mercoledì, aprile 05, 2006
RESISTENZA/MEDITAZIONE - 5/4/06
ABBIAMO GIA’ VINTO!Compagni, la vittoria è certa: i coglioni sono il doppio delle teste di 8===.
Luciano Seno
PS – C’è ancora qualche persona per bene che obietta al “Merda” che da un quinquennio sta nell’intestazione di questa rubrica?
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MANIFESTO 5-4
Corsivo
Eletto-choc
Alessandro Robecchi
Hasta la victoria, cojones!
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STAMPA 5-4
Corsivo
Dialoghi
Jena
Papà, Berlusconi ha detto una parolaccia. Bimbo mio, se l’ha detta lui non è una parolaccia. Papà, sei un coglione.
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IL RIFORMISTA 5-4
Caro direttore,
come si chiama chi perde contro un «utile idiota» votato da «coglioni»?
ecermi@yahoo.it
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Corsivo
PERCHÉ STUPIRSI O INDIGNARSI?
Em.ma
Perché stupirsi o indignarsi? Il Cavaliere, quello vero, senza il cerone della rispettabilità che a volte gli viene imposto dal cerimoniale è quello che parla come pensa. Coglionare la gente è il suo mestiere di venditore, e rivolgersi al cittadino che rifiuta la sua mercanzia dandogli del coglione è il suo costume. E allora bisogna chiedersi se è saggio votare una persona che ha cercato di coglionarci con i suoi patti da Vespa, con i giuramenti sulla testa dei propri figli, con la favola che era tanto ricco che andando al governo non aveva bisogno di arricchirsi ancora, che in tutti i tribunali, anche all’estero, le toghe rosse lo perseguitano, e così continuando a coglionare. Sino alla riduzione delle tasse, all’aumento delle pensioni e all’abolizione dell’Ici. Se il Cavaliere usava coglionare la gente quando faceva l’imprenditore privato non c’è da meravigliarsi. Non è il solo, altri hanno fatto affari violando leggi e regolamenti, e trafficando con uomini politici. Ma nessuno, come il Berlusca, si è presentato come l’Arcangelo Gabriele, che avrebbe liberato l’Italia dalla fetenzia della politica che pure aveva usato. E questa resta la coglionatura più grande e insopportabile.
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REPUBBLICA on-line 5-4
Dopo l’insulto di Berlusconi
Pippo Baudo: "Alle urne come coglioni"
ROMA - Pippo Baudo sprona gli ascoltatori di Fiorello, che lo intervista su Radiodue, ad andare "a votare come tanti coglioni". Fiorello dal canto suo esulta per lo "sdoganamento" del termine, mandando in onda le voci dei tanti giornalisti che l'hanno pronunciato. Le Iene Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu ammettono di sapere già da tempo di essere coglioni, "ma che ce lo vengano anche a ricordare...". E molti altri ancora scendono in piazza facendo pubblicamente outing del proprio status di "couillons" come traduce letterale Tfr1 dalla Francia.
In piazza Fontana di Trevi stamattina un gruppo di persone si è radunato sfoggiando un gadget appeso alle t-shirt, ai pantaloni, alle borsette che recitava senza troppi giri di parole: "Siamo tutti coglioni". Opera di una signora "che non ne poteva più" e che ha passato la notte a stampare la frase aiutata dal figlio. All'entrata della Fiera di Roma, poco prima dell'ultimo comizio elettorale del premier, quattro o cinque persone si sono organizzate con fogli stampati da computer e con la scritta decisa: "meglio coglioni che imbroglioni". E su eBay è in corso un'asta con almeno un paio di magliette che ricordano la frase di Berlusconi, disponibili in rosso e blu e valutate circa 14 euro. Al centro campeggia un "Sono un coglione". E c'è anche l'adesivo giallo a forma di smile che recita: "Coglione? No. Orgoglione".
Insomma, ormai è un dato di fatto: tutto il mondo ha imparato come si definiscono nella nostra lingua i genitali maschili. E cosa significhi dare del "coglione" a qualcuno. Grazie all'esternazione del premier italiano, che ha fatto sfogliare ansiosamente i vocabolari inglesi, francesi, spagnoli e persino cinesi che traducono l'italiano, cercando un'esegesi del termine.
Sul fronte internazionale, la più attenta al significato del lemma è stata l'agenzia Reuters, che ha elencato doverosamente tutte le varie accezioni della parola nei dizionari anglosassoni, che "vanno da 'idiot' a 'cretin' a 'fool', a 'moron' fino a 'prick' e 'asshole''. Il Times, più ironicamente, dopo aver definito la campagna elettorale di Berlusconi "esitante", in un articolo intitolato "Berlusconi cerca voti sulle hotline e con le parolacce" dice: "Come se non bastasse aver detto che avrebbe rinunciato al sesso durante la campagna elettorale, essersi paragonato a Gesù e Napoleone ed aver ammesso di aver telefonato alle linee erotiche", Berlusconi "ha forse passato il segno", quando ha sostenuto che chi vota a sinistra è "un coglione". Con il Financial Times la frase di Berlusconi ha guadagnato addirittura la prima pagina, e la definizione di "espressione volgare". Mentre il People Daily stampato in Cina spiega che il termine vuol dire anche "ritardato mentale" o "idiota", aggiungendo che così facendo Berlusconi oltre ad insultare, alimenta anche le tensioni. La proverbiale saggezza cinese.
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CORSERA 5-4
Berlusconi insiste
«Sul voto a sinistra confermo quanto detto»
ROMA - Berlusconi torna sui «coglioni» con cui ha etichettato chi vota a sinistra e ribadisce: «Confermo ciò che ho detto ai commercianti».
Ma, precisa, non parlava degli «elettori della sinistra che possono tranquillamente votare per la sinistra. Mi rivolgevo alla classe media, a chi ha un bene al sole». Poi punta il dito sui giornali: «Hanno accusato il premier di offendere gli elettori della sinistra, ma si tratta di un termine usuale di bonomia usato nei discorsi quotidiani, nulla rispetto a quanto dicono di noi quelli della sinistra», spiega il premier.
UN POLVERONE - Il Cavaliere ha anche toccato il tasto del suo tentativo di andare in tv da solo in una puntata speciale di Terra! su Canale5, tentativo poi abortito: «Questo è un assaggio di quello che potrebbe capitare se vincesse la sinistra. È stato alzato un polverone per non farmi andare in tv. Il leader di Forza Italia non può andare in tv per raccontare agli italiani le cose fatte e il programma. E ciò perché il confronto sarebbe negativo per loro. Le redazioni sono state riempite di giornalisti di sinistra, tant'è che nessuno aiuto al governo è venuto dalle cosiddette tv commerciali. Loro controllano i patronati, la cultura, il cinema, il teatro, le grandi banche». E i giudici di sinistra «lasciano in circolazione pericolosi criminali» come accaduto «con il piccolo Tommy».
CATTOLICI - Toccato nel comizio anche il tema del voto cattolico: un cattolico non può votare per il centrosinistra, perché «una gran parte» di quello schieramento «vuole mettere il bavaglio ai vescovi e a chi rappresenta la Chiesa cattolica. Non credo che un credente possa dare il suo voto e il suo appoggio a chi manifesta queste intenzioni contro la Chiesa». »
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L'UNITA' on-line 5-4
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«Penso che la violenta campagna elettorale di Silvio Berlusconi che non perdona nessuno, nemmeno l’alleato Casini, abbia un’unica strategia, quella di impedire al Paese di affrontare i problemi reali: si parla di bambini bolliti, magistrati fiancheggiatori della sinistra, coop criminali e politici ex mangiapreti. Cioè si parla di niente»
Enzo Biagi, Corriere della Sera, 2 aprile
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Sommario di I pag.
Berlusconi tenta l'irruzione a Canale 5
Resta solo con i suoi pretoriani
Il garante per le comunicazioni ferma il solitario blitz notturno di Berlusconi a Canale 5: «Noi non abbiamo mai rilasciato nessuna autorizzazione, non abbiamo saputo nulla, non siamo stati informati». La par condicio tiene. Nonostante gli attacchi dei pretoriani del premier. Il presidente Mediaset Fedele Confalonieri e il direttore del Tg5 Carlo Rossella, che avevano organizzato il colpo di mano nella trasmissione Terra di Tony Capuozzo, accusano il colpo: «Giornalisti ricattatati dalla sinistra, prove di regime». Casini e Fini lasciano: salta anche Matrix. Appello ai giornalisti: non prestatevi a queste manovre.
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CORSERA 5-4
EDITORIALE
Gli insulti del Cavaliere
Un Polo che parla solo ai suoi
Massimo Franco
L' immagine che piace a Romano Prodi è quella di un Paese «diviso e spezzato» che l'Unione vuole «rimettere insieme»: uno scenario quasi da dopoguerra. Ieri l'ha potuto additare agevolmente, aiutato dagli insulti del presidente del Consiglio ai potenziali elettori del centrosinistra.
Con le sue parole grevi, il premier si è confermato l'uomo che parla solo ai suoi: al punto da delegittimare quanti ritengono di non votarlo, come autolesionisti incapaci di guardare al proprio interesse. L'insistenza sull'abolizione dell'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, annunciata l'altra sera in tv, dovrebbe servire da richiamo. Ma è stata sfruttata dal fronte prodiano per insistere sulla «disperazione» berlusconiana; per raffigurare un premier che «disprezza il popolo».
Eppure, anche stavolta non c'era improvvisazione ma fredda volontà di provocare. Berlusconi sembra convinto che l'allarme sulle tasse evocate maldestramente dall'Unione nei giorni scorsi, possa mobilitare gli ultimi indecisi del centrodestra. E faccia il miracolo di trascinarli alle urne, sovrastati dallo spettro di un'ecatombe fiscale. È un gioco spericolato. Ma evidentemente, il presidente del Consiglio lo considera obbligato. E i suoi alleati assecondano la scelta, nel tentativo di risalire la china di sondaggi dispettosamente sfavorevoli.
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STAMPA 5-4
EDITORIALE
Governo Berlusconi-Mussolini?
E Alessandra disse: la vicepremier sarò io
di Maria Grazia Bruzzone
ROMA. E’ partita la caccia a Madame X. Chi sarà la donna che siederà a palazzo Chigi a fianco del futuro premier, posto che la Cdl vinca la partita? Le donne della Cdl, entusiaste della promessa fatta da Berlusconi nel secondo duello tv, apparentemente si schermiscono. Tranne Alessandra Mussolini, che già vede se stessa su quella prestigiosa poltrona. «Quella donna vicepremier sono io. Alternativa sociale avrà un tale successo che soppianterò Gianfranco Fini e prenderò il suo posto», afferma, pregustandosi la rivincita su chi le ha rottamato la memoria del nonno.
(Incipit di un lungo articolo)
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APRILEONLINE 5-4
Abbasso l'Ici
Vox
Armato di pistole, di bazooka,
nell’ultimo duello in tivvù,
il Cavaliere non sfonda, non buca,
è cotto a puntino, a ragù !
Spara così l’ultima fanfaluca:
«Se vinco, l’ICI non si paga più!»
Da vero killer: colpo alla nuca!
Bella promessa, però da Zulù!
Se anche fosse vera la novella
di togliere l’imposta comunale,
con che sostituisce la gabella?
Con la cancellazione generale
di ottomilatrecento Comuni,
o li condanna a stare digiuni?
Forse il Cavaliere non lo sa
Come si finanzia una città!
Non erano parole d’ubriaco,
ma di scimmia, del genere macaco!
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ITALIENI 5-4
Una campagna sporca e noiosa
Il secondo faccia a faccia televisivo tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi si è concluso senza un risultato chiaro. Il leader di Forza Italia è andato meglio della prima volta e ha chiuso il confronto mettendo a segno un colpo basso. A
dispetto del suo soprannome, il Cavaliere ha condotto la campagna elettorale con poca cavalleria: avendo deciso che la strategia migliore è l'attacco, non si sta risparmiando. Ieri ha raggiunto l'apice definendo "coglioni" i suoi avversari politici. Dall'altra parte c'è un Romano Prodi senza un partito proprio, a capo di una coalizione eterogenea, ma con delle buone idee. Un'Italia senza Berlusconi sarà senza dubbio un'Italia meno colorata, ma Prodi sarebbe accolto come un miglioramento. Se vincesse, l'Europa sarebbe molto sollevata.
The Guardian, Gran Bretagna [in inglese]
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/story/0,,1747069,00.html
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L'opposizione reagisce alle promesse del Cavaliere
La promessa di abolire l'imposta comunale sugli immobili, lanciata da Silvio Berlusconi alla fine del dibattito televisivo con Romano Prodi, ha scatenato le
reazioni dell'opposizione. "Cosa prometterà il 7 aprile, nell'appello finale agli elettori? Uno yacht per tutti? La luna?", ha commentato il leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Nel faccia a faccia di lunedì il premier ha accusato Romano Prodi di voler alzare le tasse.
Financial Times, Gran Bretagna [in inglese]
http://news.ft.com/cms/s/cf0a7274-c3e5-11
da-bc52-0000779e2340,dwp_uuid=4686f3c2-
a39d-11da-83cc-0000779e2340.html
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I CONTI DEL VENDITORE DI TAPPETI
Avete ricevuto il libercolo che il Merda ha stampatp e ci ha inviato a nostre spese? Io sì. A pagina 154 c'è un’informazione interessante. E' scritto che nel 2006 il reddito medio degli Italiani è pari a 27.119 dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari. Facendo la differenza, perciò, risulta che il reddito medio degli Italiani è cresciuto di 2449 dollari.
Ma perché dà le cifre in dollari? Già noi poveracci abbiamo difficoltà con l’Euro che maneggiamo quotidianamente, figuriamoci con la moneta americana.
Comunque, per capire meglio queste cifre, si possono fare due conti; si va sul sito internet www.uic.it, che è il sito dell'Ufficio Italiano dei Cambi, e si traducono i dollari in euro.
Dunque, il 22 maggio 2001 (il giorno dopo le ultime elezioni politiche), per fare un dollaro ci voleva un Euro e 15 centesimi, quindi 24.670 dollari (reddito 2001) moltiplicato per 1,15 fa: 28.370,5 Euro.
Poi, il 31 marzo 2006, per fare un dollaro bastavano solo 83 centesimi di Euro, quindi 27.119 dollari (reddito 2006), moltiplicato per 0,83 fa: 22.508,77 Euro. Cioè, grosso modo, in cinque anni di Merda ci abbiamo rimesso circa seimila Euro…
Luciano Seno
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APPELLO AL VOTO DEI COSIDDETTI “COMUNISTI”
(Cioè tutte le persone per bene che il Merda definisce “coglioni”)
Il 9 e 10 aprile è in gioco l’identità civile di un Paese, quel terreno comune su cui è possibile costruire politiche e pratiche democratiche di confronto e di conflitto tra progetti e programmi.
Invitiamo perciò ad una grande, diffusa, consapevole mobilitazione perché siano veicolate le ragioni profonde del contrasto radicale col governo Berlusconi per far vincere le forze politiche dell’Unione.
Invitiamo pertanto a votare per le forze della sinistra alternativa ed ambientalista all’interno del centrosinistra
L’esito del voto del 9 e 10 aprile segnerà un passaggio decisivo per l’Italia.
Dopo cinque anni di governo della destra il nostro Paese è in piena crisi. E’ in crisi l’economia ma è in crisi anche la società attraversata da nuove e vecchie paure.
La guerra, la precarietà, la perdita di ogni diritto alimentano uno smarrimento di fronte al futuro su cui la destra tenta di cementare il proprio predominio.
Questa gravissima situazione non è un evento imprevisto ma la diretta conseguenza delle politiche del Governo Berlusconi che hanno scientificamente demolito i presidi dell’universalità dei diritti e l’idea di una cittadinanza comune.
L’Italia è divenuta terreno di scorribande istituzionali tese a piegare le regole agli interessi di pochi individui. Dalle leggi ad personam, dai condoni, dall’immenso conflitto di interessi si è giunti sino alla modifica della Costituzione violata nella sua forma e nella sua sostanza con una grandinata di provvedimenti che hanno minato la Scuola, la Sanità, i Diritti, la Laicità.
Sul piano internazionale l’Italia ha perso ogni ruolo sino a divenire strumento a disposizione di Bush per i suoi piani contro l’Europa e per la sua sporca guerra.
Di fronte a questo progetto della destra grandi movimenti hanno saputo reagire. Per anni le strade e le coscienze sono state attraversate dalle immense mobilitazioni per la Pace, per i Diritti, per la Democrazia e la Libertà. Questo fermento ha aiutato le forze dell’opposizione a ritrovare la necessaria unità anche dal punto di vista politico. Da qui le importanti vittorie a tutti gli appuntamenti elettorali ma anche e soprattutto la possibilità di frenare la destra e di far scoppiare contraddizioni nel suo campo.
Da allora noi “comunisti” non abbiamo mai smesso di richiamare l’attenzione e l’allarme sull’enorme rischio che correva la stessa democrazia con l’affermazione di questa particolare destra populista e reazionaria. Tutti i “comunisti” hanno lavorato all’allargamento, sia verso sinistra che verso il centro, della coalizione democratica contribuendo alla sua estensione verso tutte le forze che si riconoscono attorno ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza.
E’ infatti evidente che una volta battuta la destra il tema fondamentale diverranno le politiche concrete in cui deve tradursi il programma dell’Unione ed il rischio di una decomposizione delle attuali alleanze in una prospettiva neo-centrista.
La proposta di costituzione di un partito Democratico che unifichi DS e Margherita, un partito che obbiettivamente non potrà che nascere sotto una egemonia moderata, rischia di spostare ancora più al centro l’asse della coalizione, di condizionarne le politiche sia sul piano degli interessi che dei valori indebolendo così ancora di più l’influenza della sinistra nel nostro paese.
Per queste ragioni è doppiamente importante il voto del 9 e 10 aprile. Nessun voto democratico deve mancare per battere le destre ed al contempo è fondamentale determinare all’interno della coalizione dell’Unione rapporti di forza tali da rendere praticabile un vero cambio nella politica italiana.
martedì, aprile 04, 2006
RESISTENZA-MEDITAZIONE - 4/4/06
I coglioni votano a sinistra e le mignotte a destra…
Facciamoci due risate ma il 9 aprile votiamo seriamente.
Luciano Seno
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L'UNITA' on-line
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Sondaggi bollenti. «Era tardi, mi era passato il sonno e in tv c’erano solo film preistorici. Ho fatto zapping e sono finito su un canale dove si vedevano delle signorine che invitavano a telefonare. Ho voluto tastare il polso della situazione: “Mi consenta signorina, ma lei il nove e dieci aprile per chi voterà?”. Sette su nove hanno detto Berlusconi»
Silvio Berlusconi, Libero 2 aprile
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Sommario di I pag.
Berlusconi: elettori di sinistra coglioni
Prodi: disprezza la gente
«Coglioni». Silvio Berlusconi chiama così gli elettori. «Non penso che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi». Discorso pubblico alla Confcommercio. Così, in faccia a decine di milioni di persone. «Berlusconi si conferma un uomo rozzo e volgare – commenta una nota dell’Ulivo - dimostrando di essere quello che è: uno squadrista mediatico». Prodi: ««L'asprezza dei toni di oggi dimostra il disprezzo non solo per i leader, ma per tutta la gente e per il popolo».
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EDITORIALE
L'ultimo bluff
di Antonio Padellaro
Ieri sera, come degno coronamento della sua avventura di premier, Silvio Berlusconi ha messo insieme, uno dopo l’altro tutti gli errori che molto probabilmente lo hanno già condannato alla sconfitta elettorale. È apparso nervoso, irascibile, pronto all’insulto, aggrappato fino alla noia ai soliti slogan, incapace di sincerità alcuna, mai davvero convincente.
Quando gli intervistatori gli hanno chiesto di battersi per un’Italia più unita e concorde lui ha risposto di no. Accompagnando questa sua congenita volontà di divisione con espressioni di aperto disprezzo verso quella «classe operaia» che rappresenta milioni e milioni di lavoratori. Quando gli è stato domandato dove troverà i soldi per le mirabolanti riforme, ha balbettato una serie di numeri a casaccio e ha svicolato. Lascia un paese con i conti disastrati ma nei secondi finali ha annunciato l’abolizione dell’Ici sulla casa: una promessa scopertamente demagogica, apparsa come la carta della disperazione tirata fuori a partita ormai conclusa sperando che qualcuno ci caschi. Se con questo ultimo duello televisivo il premier uscente doveva cercare di recuperare qualche incerto per raddrizzare i sondaggi che lo danno concordemente perdente si può tranquillamente dire che la sua missione è fallita.
Sull’altro lato del tavolo Romano Prodi non ha dovuto faticare molto per contrastare un avversario che si è progressivamente incartato con le sue stesse mani. Ha giocato di rimessa mettendo a segno alcuni colpi efficaci sui 40 miliardi di euro lasciati in eredità alla destra dall’Ulivo e sperperati; sulla gigantesca evasione fiscale che la politica di Tremonti ha indecentemente favorito; sul coinvolgimento italiano nella disastrosa avventura irachena. Prodi ha concluso con parole di fiducia nelle capacità di ripresa del nostro grande paese. Berlusconi ha cercato di vendere l’ennesima offerta regalo fasulla. E si può dire che così ha veramente chiuso.
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REPUBBLICA on-line 4-4
CARTA CANTA
di Marco Travaglio
Proprio non si capisce
"Non si capisce come ci possano essere certe situazioni in cui chi è già stato condannato sia ancora a piede libero e possa commettere reati. Bisogna domandarsi come questo possa succedere. Questa deve essere una risposta che deve dare la magistratura".
(Silvio Berlusconi, Rai1, 3 aprile 2006).
"Roma. La III sezione penale della Cassazione ha reso definitiva la condanna per false fatturazioni e frode fiscale a Marcello Dell'Utri per un totale di due anni e tre mesi di reclusione".
(Ansa, 28 ottobre 1999).
"Palermo. Marcello Dell'Utri condannato dal Tribunale di Palermo a nove anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici".
(Ansa, 11 dicembre 2004).
"Milano. Confermata la condanna a Cesare Previti nel processo d'Appello Sme. I giudici della corte d'appello di Milano hanno ribadito la condanna per il senatore di Forza Italia a cinque anni di reclusione".
(Ansa, 2 dicembre 2005).
"Milano. La Corte d'appello di Milano ha condannato Cesare Previti e Attilio Pacifico a sette anni di reclusione per corruzione di giudici nell'affare Imi-Sir. Il loro comportamento, secondo i giudici della seconda sezione della Corte d'appello di Milano, si chiama corruzione. Corruzione 'attiva' dell'ex capo dei gip di Roma, Renato Squillante, che nel '91 si sarebbe prodigato per assicurare un esito positivo alla causa che vedeva opposti l'Imi e la Sir di Nino Rovelli che ricevette come risarcimento mille miliardi dall'istituto di credito".
(Ansa, 23 maggio 2005).
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Berlusconi: "Voto alla sinistra?
Non ci sono tutti questi coglioni"
ROMA - Nervosismo o eccesso di sicurezza. Silvio Berlusconi sbaglia la mossa e, di fronte agli associati della Confcommercio a Roma dà, letteralmente, dei "coglioni" agli elettori di sinistra. Una parola sola che rischia di smontare, se mai c'è stato, quel match vinto, secondo il premier per 6-0 6-0 contro Romano Prodi ieri in tv. Quello in cui il Cavaliere ha tirato la bomba elettorale da tre punti: abolizione dell'Ici entro un anno.
Però, proprio mentre il suo ennesimo tentativo di guidare la campagna elettorale secondo i suoi tempi e argomenti stava andando in porto, il premier è inciampato su quella parola.
Ecco la frase intera: "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi".
Questione di minuti e arrivano le reazioni del centrosinistra che accusa il premier di usare parole ignobili e offensive a pretende che si scusi con i milioni di italiani che la pensano in modo diverso dal suo. Se fosse una persona seria, dice Piero Fassino tra gli altri, "dovrebbe chiedere scusa agli italiani che ha offeso e forse dovrebbe riflettere che dopo queste sue parole offensive il numero degli italiani che voterà per mandarlo a casa aumenterà ancora".
Ma come si dirà in inglese? Giornalisti stranieri impastoiati in acrobazie lessicali per spiegare quella parola tanto banale e usata (o abusata) in Italia: coglioni. "Il Primo ministro Silvio Berlusconi martedì ha usato una parola volgare che significa "testicoli" per descrivere la gente che pensa di votare per il centrosinistra", spiega la Reuters, che poi deve anche specificare: "Berlusconi ha etichettato come "coglioni" i votanti per il centrosinistra. La parola italiana è gergale per "testicoli" ma è anche usata comunemente come insulto per descrivere qualcuno di scarsa intelligenza".
Meglio che agli anglofoni va ai commentatori francesi, che hanno la parola equivalente, “cons”, ma l'agenzia France Presse opta per “couillons”, pur sempre volgare, ma meno gergale.
Juan de Lara, direttore dell'agenzia spagnola Efe, è ancora attonito: "A noi fa ridere stare qui a parlare di come tradurremo la parola usata da Berlusconi, ma in realtà la cosa è gravissima. Sarà perché stiamo preparando uno speciale sulle elezioni italiane e negli ultimi giorni abbiamo ripercorso tutte le perle del premier". Ai lettori spagnoli l'epiteto di Berlusconi viene tradotto "gilipollas". "Ma è una parola molto volgare - avverte de Lara - non riesco neanche a immaginare un politico spagnolo che la usi!". E comunque anche in questo caso la traduzione è difficile, ma carina: il nostro premier, per l'Efe, ha dato del "tonto del culo" a una buona parte dell'elettorato.
Altrettanto stupita del linguaggio di Berlusconi e in ambasce Carola Frentzen, corrispondente Deutsche Presse Agentur, che dice "Abbiamo molte brutte parole corrispondenti a quella usata dal premier, ma non le scriverò nel pezzo. Opterò per un più banale "Idioten".”
Alla fine del percorso linguistico viene anche un dubbio in italiano. Visto che il termine usato da Berlusconi non ha il femminile, potranno le elettrici del centrosinistra ritenersi escluse dal giudizio?
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IL RIFORMISTA 4-4
Così Berlusconi ha deciso di perdere le elezioni
Hai voglia a fare il botto mediatico lunedì sera con l’annuncio sull’Ici. Ieri pomeriggio Silvio Berlusconi ha stabilito a tavolino il risultato delle elezioni di domenica e lunedì prossimi. Insomma, ha detto sinceramente quello che pensa. «Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse», ha spiegato il presidente del Consiglio, che poi ha aggiunto: «Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...».
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CORSERA 4-4
«Su l'Ici il premier ha copiato dai comunisti»
Pannella: «La clamorosa trovata l'ha trovata nell'archivio di Rifondazione Comunista, dove giaceva dal 2000»
ROMA - L'abolizione dell'Ici? E' un idea che Berlusconi ha preso dai comunisti. Lo dice senza ironia il leader radicale Marco Pannella che spiega: «La clamorosa trovata del nostro davvero unico Presidente del Consiglio, l'ha trovata nell'archivio di Rifondazione Comunista, dove giaceva dal 2000». Pannella, poi aggiunge: «Non contento di avere sistematicamente fatta promozione e propaganda in tutte le nostre abitazioni, da molti anni, e ad un ritmo chaplinesco in questi ultimi mesi, dei suoi "komunisti" mangiatori di bambini bolliti e del per lui bollito Romano Prodi, ha sparato come grande bomba elettoralistica nè più e nè meno che quanto previsto sin dal novembre 2000 nella proposta di legge di Rifondazione comunista, a firma Bertinotti, Giordano, De Cesaris e tutti i deputati del gruppo dal titolo: "Norme per l'esenzione d'imposta comunale sugli immobili - Ici - sulla prima casa di abitazione". Non sappiamo ancora quali saranno le eventuali correzioni e gli aggiornamenti che il presidente del Consiglio in versione proletaria si accinge ad apportare».
TROVATA - L'esponente della Rosa nel pugno conclude: «Ad onor del vero l'ispirazione e la trovata odierne potrebbero risultare più serie ed interessanti delle altre, sfornate a ritmo quotidiano. La sua fonte odierna merita indubbiamente maggiore attenzione di quella usuale, creativa, del maitre à penser Giulio Tremonti».
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L'UNITA' on-line 4-4
Corsivo
Ici e Chat
di Bruno Ugolini
Non si comprende la sorpresa degli osservatori su quella specie di asso di picche calato da Silvio Berlusconi al tavolo del duello con Romano Prodi. La cancellazione dell'Ici, l'esosa tassa comunale sulla casa, è solo un assaggio di tutto quello che Lui ci darà. E di tutto quello che ci ha già dato, sintetizzato nello splendido slogan: "Abbiamo cambiato l'Italia". E' vero. Siamo alla crescita zero e quando mai era stata raggiunta una meta così agognata?
Come dicevano i contestatori francesi, non è che l'inizio. Non ci sarà solo la fine dell'Ici. Altre misure verranno. I guadagni in borsa saranno incentivati. Nel senso che se intaschi plusvalenze per qualche miliardo, avrai un bonus di altrettanto peso, quale omaggio alla tua fedeltà al denaro. I patrimoni enormi, come quelli di papà Mediaset, non solo potranno essere depositati nelle tasche dei figli senza alcuna tassa di successione: sarà aggiunto un piccolo premio di riconoscenza. Al contrario sarà decretata una tassa per i figli dei metalmeccanici che alla morte del babbo non potranno usufruire della vecchia Fiat lasciata in eredità. Non solo: chi acquisterà impunementescarpe Tod's sarà punito con un sovrapprezzo speciale. Sarà la IDV, Imposta Della Valle, l'odiato nemico annidato nella Confindustria.
Non è finita: col Berlusconi bis, onde premiare la "categoria" femminile, avremo una donna vicepresidente del Consiglio. Siamo in grado di anticiparne il nome. Sarà la forzaitaliota Gabriella Carlucci. Con buona pace per Daniela Santachè e anche per Fini e Casini già deposti perché maschi. L'apertura alle donne ormai ossessiona il premier che non a caso ha diffuso i particolari, raccolti da Libero, delle sue telefonate notturne alle esuberanti ragazze dei chat erotici che lo hanno coperto di cortesie. Ora l'impegno del governo è quello di assegnare agli italiani un certo numero di collegamenti chat notturni. Gratis. Un modo per rasserenare gli animi e rallegrare le famiglie.
Ma dove troverà i soldi per tutto questo? La domanda fatidica che ossessiona Roberto Napoletano, approdato da "24 ore" al "Messaggero", non ha trovato risposte esplicite da Berlusconi che si è limitato ad un gesto di stizza. Tutto però è chiaro e solo il giornalista non ha capito. E' chiaro che l'abolizione dell'Ici farà chiudere i Municipi. Tanto peggio per noti bolscevichi come Walter Veltroni, Antonio Bassolino, Nichi Vendola. Gli ospedali, così procedendo, finalmente saranno accessibili solo a persone distinte e fornite di adeguate carte di credito. E così le scuole e le metropolitane. Avremo, insomma, servizi pubblici d'elite, non affollati da masse d'ignoranti maleodoranti. E poi il governo troverà polli da spellare a bizzeffe tra i tanti evasori fiscali, ovverosia tra metalmeccanici, braccianti, Co.Co.Co. e via elencando. Tutta gente che si è ingrassata in questi anni a spese di Ricucci e di altri poveri immobiliaristi.
Certo quello televisivo è stato uno scontro tra due filosofie. Da una parte quella di Romano Prodi che non fa promesse mirabolanti e chiede addirittura che anche gli evasori paghino le tasse onde far risalire l'Italia, senza colpire chi lavora e produce. E scommette sullo stare tutti insieme, sulla serenità e la giustizia sociale, addirittura sulla felicità. Dall'altra parte un cocchiere un po' sbruffone e demodé che indica la strada immaginifica per il Paese dei Balocchi, abitato solo da possidenti ricchissimi. Incurante del baratro che ci può attendere.
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L’ICI NON FA NOTIZIA ALL’ESTERO
ITALIENI 4-4
Prodi controlla il dibattito
Al dibattito televisivo di ieri sera tra i due candidati premier alle elezioni del 9 e 10 aprile il leader del centrosinistra Romano Prodi si è difeso dagli attacchi del premier Silvio Berlusconi che, più nervoso, ha deciso addirittura di non rispondere ad alcune domande per continuare il suo attacco contro i cosiddetti "comunisti". Nel secondo e ultimo faccia a faccia prima del voto si è
parlato soprattutto di tasse e crisi economica, sfiorando la questione della presenza femminile nella società.
El País, Spagna [in spagnolo]
http://www.elpais.es:80/articulo/elpporint/20060404elpepuint_1/Tes/?print=1/internacional/Prodi/controla/debate/televisado/nervioso/Berlusconi
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Il calcio-spettacolo di Silvio Berlusconi
"Napoleone? Ho fatto molto meglio di lui". Silvio non conosce le mezze misure. A poche ore dalle elezioni, nessuno riesce a frenare la sua incontinenza verbale. Giocando l'ultima carta per convincere gli indecisi, il Cavaliere ha chiamato in causa il calcio. "Il presidente del calcio-spettacolo: il Milan e Berlusconi, vent'anni di storia piena di successi", recita un'intera pagina di pubblicità apparsa sulla Gazzetta dello sport.
Le Temps, Svizzera [in francese]
http://www.letemps.ch:80/template/sport.asp?page=11&article=178122
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MEDITAZIONE 4/4/06
La Catena di San Libero # 327
LA SCELTA DEL 9 APRILE
Cosi', siamo arrivati. Non c'e' piu' molto da dire: non e' piu' una faccenda da politici, ma da gente come me e come te, da cittadini. I manifesti sui muri, i discorsi "politici", le tv, hanno poco a vedere con cio' che stiamo vivendo in questi giorni: non stiamo cambiando un governo, stiamo buttando giu' un regime. A questo punto, non ha piu' importanza la mediocrita' dei candidati: non e' Berlusconi contro Fassino o Fini contro Rutelli, e' il cococo' contro il commercialista, il vip contro il precario, il Grande Fratello contro Toto' e Pasolini. Non servono altre chiacchiere, in queste ore. Fili infiniti si riannodano, in queste ore, molto piu' forti e tesi - per quanto esili - delle catene e corde dei padroni. A questo si doveva arrivare, ci si e' arrivati - non sprechiamolo con pensieri piccoli, non accorgiamoci affatto di quante meschinita' cercano di stare a galla nel ribollimento. Berlusconi? Ma poveretto ci fa pena, conta ben poco, ormai, di fronte a tutto quel che siamo diventati. Lui e' soltanto un pretesto, l'occasione per liberare la liberta'.
I communisti mangiano i bambini. Inoltre fanno altre cose terrificanti, come pretendere che i bambini non lavorino, che la donna sia pari all'uomo, che razza e religione non contino ecc. E' esattamente quello per cui noi compagni venivamo accusati cent'anni fa, quando era invece pacifico che le donne fossero sottomesse, che i bambini andassero in miniera, che gli ebrei fossero "deicidi", che il papa fosse infallibile, e i neri inferiori ai bianchi . Quasi tutte le cose che i piu' estremisti anarchici, socialisti, femministe ecc. predicavano allora, oggi sono senso comune. Di quella predicazione "estremista", tuttavia,
e' rimasto il disagio, per la gente cosiddetta "perbene", di sentirsi proporre cose che non fanno ancora parte della "normalita'". "Questi estremisti vogliono dare il voto a tutti, signora mia".
riccardoorioles@sanlibero.it
