LA “CENTRALITA’“
DEL CAVALIERE
L'UNITA' on-line 29-1
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Berlusconi si crede Gesù ed è affetto da una malattia: la sacra sindrome. Ora vuole lasciare, ma credendosi Gesù che lasciò tutto a Pietro, non trova quello giusto. Ha provato con Fini, poi con Casini e ancora con Schifani. Poi è arrivato Maroni e non c’ha provato neppure. Lo dico sempre: senza Berlusconi siamo rovinati, siamo senza materiale. Guardate me: io sono costretto a fare Dante, Sabina Guzzanti farà Ariosto.
Roberto Benigni, «Lectura Dantis», Arezzo 28 gennaio
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EDITORIALE
La politica del telegatto
Gianfranco Pasquino
Proprio mentre si celebravano, con enfasi priva della necessaria nonché inevitabilmente severa riflessione (mi pare proprio che la Casa delle Libertà abbia perso le elezioni del 2006), i suoi dodici arrembanti anni di presenza sul teatrino della politica, Berlusconi era impegnato, appropriatamente in occasione della consegna dei Telegatti, a risolvere il problema della leadership del centrodestra, o di quel che ne rimane.
Sembra anche che abbia trovato il modo per rifiutare il paragone fra la sua leadership e quella di De Gaulle e Reagan sostenendo di essere «incomparabile» anche perché non ancora morto.
Naturalmente, si potrebbe sostenere che se Berlusconi avesse voluto sprigionare appieno gli effetti positivi dell’antipolitica, in Italia, Paese ingessato quanto la Quarta Repubblica francese e gli Usa di Carter, avrebbe dovuto essere libero da qualsiasi conflitto di interessi, come lo furono sia De Gaulle che Reagan. Invece, difendendo con motivazioni pericolosamente populiste, che ha “tele”-trasmesso anche al Fedele Confalonieri, ovvero che il voto “lava” tutto, i suoi lacci e laccioli, fatti di corposi interessi, Berlusconi non riuscirà mai, neppure se tornasse a vincere, a “istituzionalizzare” in maniera weberiana il suo carisma.
Mi sembra, però, che continuino a sbagliare, e di molto, persino in maniera assolutamente controproducente, coloro che attribuiscono il successo di Berlusconi esclusivamente alle sue televisioni e al suo conflitto di interessi. Purtroppo (sì: proprio così), la forza di Berlusconi è che, nonostante dodici anni di presenza nel teatrino della politica, è ancora in grado di rivendicare e sfruttare, in maniera credibile per quasi metà dell’elettorato italiano, la sua “antipolitica”. Ed è proprio l’impossibilità per Fini e per Casini di sfruttare, loro, politici di professione, con trascorsi diversamente non raccomandabili, la carica “antipolitica” che li rende poco adatti ad ereditare o ad essere investiti di quel ruolo senza perdere pezzi di elettorato. Naturalmente, proprio perché è un leader antipolitico, Berlusconi non vuole e non può designare nessun successore. Non lo fecero neppure De Gaulle e Reagan.
Probabilmente, il neo-centrismo prospererà meglio destrutturando le coalizioni e, in rapida sequenza, il sistema politico italiano. Allora, forse, la leadership di Berlusconi verrà definitivamente debellata, ma non c'è nessuna garanzia che il neo-centrismo curi le propensioni antipolitiche degli italiani, sani i conflitti di interessi, migliori la qualità della televisione. Al contrario, tutti questi problemi sono stati nutriti dal più duro e significativo episodio di neo-centrismo italiano: quello guidato da Craxi e Andreotti e noto come pentapartito.
(versione ridotta)
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CITAZIONE
La memoria dei “berluscones”
Nel 1992 - secondo una inchiesta dell’Espresso - un italiano su 10 odiava gli ebrei, il 34% sosteneva che non sono veri italiani, quasi per la metà gli ebrei dovevano smetterla di lamentarsi della Shoah. Silvio Berlusconi interpreta la tendenza, si rifiuta di celebrare il 25 aprile, sostiene che Mussolini non aveva ammazzato nessuno. Dice il grande fotografo Tano D’Amico: «Si possono dominare completamente solo uomini senza memoria».
(Raoul Wittenberg, “L'orrore italiano”)
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CORSERA 29-1
GRANDE CENTRO – Lavori in corso…
Poiché pochi credono che l'attuale legislatura possa durare cinque anni, le manovre per le scelte dei candidati sono informalmente già iniziate.
Veltroni ha mostrato di essere una formidabile macchina da guerra mediatica.
Seconda, per efficacia, solo a Berlusconi.
Contro uno come Veltroni… Se non sarà Berlusconi a succedere a se stesso, egli dovrà dunque acconciarsi a indicare un candidato di Forza Italia, il più prestigioso possibile, preferibilmente dotato (come Veltroni) di appoggi extrapolitici e della capacità di tenere insieme la coalizione.
(Dall’editoriale di Angelo Panebianco)
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STAMPA 29-1
Corsivo
Il delfino delle libertà
Massimo Gramellini
«Pronto Formigoni? Che voce offesa! Non avrai creduto alla balla di Fini mio successore? Ho dovuto dirla. Insisteva. Sai come sono, questi fascistoni. Tignosi. Però anche ingenui, eh. Si accontentano di una dichiarazione. Ma noi faremo le primarie e le vincerai tu. Fini lo mandiamo alle secondarie, a ripetere l’anno con Tremonti e Casini. Ti lascio, ho una chiamata in attesa...
Pronto? Il mio Tremontino preferito! Dimmi la verità: ci sei cascato. Aha aha! Figurati se penso di scaldare il posto a quel burocrate di partito che non ha mai vinto neanche una Champions League. Uno statalista che va matto per le tasse e sarebbe capace di nazionalizzarmi pure le tv. Tranquillo, Giulio, nel mio cuore e nell’anima c’è un solo prato verde e sei tuuuu. E’ di Battisti, ma te l’ho personalizzata. Saluti, mio erede!...
Chi parla? Pierferdinando, lo sapevo che non ci avresti creduto. Mica t’hanno fatto democristiano per niente. Ti pare che lascio i moderati in mano a faccetta nera bella abissina: aspetta e spera! Hai sentito no, cosa ho detto ai giornalisti? “Fini è il candidato più autorevole a succedermi alla guida del futuro partito unico”. E dato che il partito unico non si farà mai, eccolo, il futuro di Fini: Finirà. Scusa un attimo...
Pronto? Gianfrancone! Guarda che non mi devi ringraziare. Te lo meriti. E poi ho detto una cosa ovvia. Chi altri, se non tu? Perdonami, ho Confalonieri sull’altra linea...
Fedele, ma quanto sono tonti questi politici! Mi conoscono da una vita e ancora non hanno capito che non lascerò mai niente di mio a uno che non si chiami Berlusconi».
