martedì, ottobre 31, 2006

RESISTENZA - 31/10/06

APRILEONLINE 31-10
Berlusconi rinviato a giudizio
Il Cavaliere e il suo avvocato inglese accusati di corruzione in atti giudiziari
Matilde Giovenale
Concorso in corruzione in atti giudiziari. Questa l'accusa con cui il giudice per l'udienza preliminare Fabio Paparella ha deciso di rinviare a giudizio l'ex premier Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills. I due imputati saranno processati a partire dal 13 marzo prossimo dai giudici della Decima sezione penale del Tribunale di Milano.
Secondo l'accusa Berlusconi avrebbe "comprato", pagando la cifra di 600 mila dollari, la falsa testimonianza del legale inglese per essere favorito in due distinti processi, quello noto come All Iberian e quello invece relativo alle presunte tangenti versate alla Guardia di Finanza.
Come prevedibile, Nicolò Ghedini, legale di Berlusconi, ha commentato sarcasticamente il rinvio a giudizio del Cavaliere sottolineando come la scelta del gup Paparella sia avvenuta secondo "copione", e rappresenti "una decisione annunciata".
L'avvocato storico dell'ex premier contesta il fatto che il Paparella non abbia aspettato la decisione della Corte di Cassazione su un ricorso relativo a un'istanza presentata dalle difese nella quale si chiedeva la ricusazione del giudice perché si era già espresso in altri procedimenti che riguardavano sempre il leader di Forza Italia. Per questo, durante l'udienza preliminare di oggi la difesa di Berlusconi ha provveduto a presentare una seconda, nuova, ricusazione.
Ancora una volta gli avvocati del “martire” giocano la carta dell’intralcio al fine di far trascorrere più tempo possibile ed arrivare alla prescrizione nel 2008. La situazione tragicomica è che sono tutti i contribuenti a pagare l’avvocato al “martire”. Infatti Ghedini, deputato, fa l’avvocato difensore di Berlusconi a tempo pieno.
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MONITO per i “polli di Renzo”
Catena di San Libero # 343
"Es un gobierno de mierda, pero es mi gobierno"
(cartello a una manifestazione popolare, Santiago del Cile, estate '72).
Cioè, per chi facesse finta di non capire, il clerico-fascista col quale il povero Allende avrebbe dovuto fare le “larghe intese” si chiamava Pinochet…
Luciano Seno
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L'UNITA' on-line 31-10
Le riforme "largamente intese"
Bruno Ugolini
Sta succedendo una cosa incredibile. I fautori delle riforme sociali che in tutto il mondo stanno nel centrosinistra, oggi stanno tutti annidati nella destra. Ed ogni giorno invocano interventi riformatori a favore del popolo. La coppia massimalista Romano Prodi-Tommaso Padoa Schioppa, noti bolscevichi in incognito, hanno finalmente deciso di aprire le porte. Ecco dunque l´agenda Schioppa (altro che l´agenda Gavazzi), proposta ad un supertavolo di volonterosi allestito in piazza del Popolo, a Roma.
FISCO. Le tasse saranno affidate all'autocertificazione, con l´invito "Scegli la tua aliquota". Aboliti definitivamente gli odiosi scontrini fiscali. Ciascuno venderà come vuole la propria merce o il proprio servizio, sotto lo slogan liberale "Liberi prezzi in libero mercato". Un deciso colpo alla mentalità statalista e assistenziale.
PENSIONI. Saranno assegnate solo dopo visita medica. L´individuo o individua sani torneranno al lavoro, fino a che la speranza di vita non sia pressoché estinta.
SALARI. Saranno totalmente legati alla produttività e l´ammontare conteggiato in base al lavoro fatto. Tutti, insomma, avranno contratti a progetto. Compresi i giornalisti e i vigili urbani, Non ci sarà più bisogno di contratti nazionali, sinonimo di una vecchia impostazione vetero-rivoluzionaria, affezionata alla teoria del salario come "variabile indipendente".
SANITÀ. Le mutue e le Asl, considerate luoghi di potere e clientela a disposizione dei partiti, saranno abolite. Basterà la carta di credito.
SCUOLA. Entrerà in vigore una gestione comune tra privati e pubblici, senza distinzione di compiti, come nelle company moderne. Obbligatoria "l´ora di Pansa" affinché fin da piccoli gli italiani sappiano la verità sui banditi partigiani.
RAI TV. Vedremo un girotondo di personaggi nelle sei reti unificate e affidate a Mediaset, sinonimo di pluralismo. Santoro potrà andare a Rete Quattro ma dovrà fare servizi solo su regioni in mano al centrosinistra come la Campania e la Calabria, descrivendone le nefandezze. Emilio Fede sarà al Tg1, incaricato delle previsioni del tempo e anche di quelle politiche.
GIUSTIZIA. I processi saranno tutti molto abbreviati e basati su precise caratteristiche. Le teorie di Cesare Lombroso ispireranno le sentenze. Non occorrerà alcuna perdita di tempo dibattimentale nel caso d´imputati dal colore di pelle non perfettamente bianco o comunque con accento straniero. Esentati da questa norma solo i detentori di suoni gutturali tipici del lombardo-veneto.
LAVORO. Anche qui una radicale riforma delle flessibilità. Gli attuali lavoratori passeranno tutti ad un ruolo interinale, cioè in affitto. Un giorno in un call center e l´altro alla guida di una locomotiva. Basta con la vetusta consuetudine del posto fisso, triste eredità del fordismo-stalinismo.
GOVERNO. L´intervento si propone un rimpasto profondo. Entrano Udc, Forza Italia e un pezzo moderato di An. Escono un po´ di Ds, Rifondazione e Pcdi, massimalisti radicali contrari alle riforme. Escono anche Prodi e Padoa Schioppa. Il capo del governo sarà, a turno, uno di centrodestra e uno di centrosinistra. Una staffetta mensile capace di dar luogo ad una finalmente raggiunta serenità nazionale. Non ci sarà bisogno d´altre elezioni, con enormi vantaggi per i conti pubblici.

domenica, ottobre 29, 2006

MEDITAZIONE - 29/10/06

"LARGHE INTESE" CON CHI?!
Ma la mi facci il piacere, diceva Totò...
Luciano Seno
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L'UNITA' on-line 29-10
EDITORIALE

BERLUSCONI -- L'altra faccia della destra

Furio Colombo
Un´ombra copre le vicende italiane da quando Silvio Berlusconi, inviando una cassetta pre-registrata alle reti televisive (una cassetta, non la persona, come si fa con gli ostaggi) è «sceso in campo», ovvero ha iniziato la sua carriera politica. È scattata in quel momento per l´Italia la grande trappola del conflitto di interessi, che funziona così: io controllo tutti, persino me stesso, dal momento che sono io ad autorizzare ciò che mi riguarda e che mi interessa (per esempio la concessione di frequenze pubbliche per le mie televisioni private, e la approvazione di una legge a beneficio esclusivo delle mie televisioni private). Ma nessuno controlla me. Perché, da privato immensamente ricco so come vivere blindato nelle scatole cinesi. E da Capo del governo e di una vasta coalizione di maggioranza che guido di persona fino all´ultimo deputato e fino all´ultimo burocrate, posso controllare chi voglio, come voglio. E poiché il mio particolare conflitto di interessi mi consente di governare in persona tutto il mondo della comunicazione italiana, pubblico e privato, i risultati dei controlli (dello spiare) ordinati da me o da interposto dipendente, potranno essere pubblicati come «notizia», anzi come «scoop», dove e quando voglio. Per esempio nel corso di una campagna elettorale. Per esempio quando quella campagna elettorale sta per concludersi e io sono in svantaggio.
È ciò che è accaduto, durante il governo Berlusconi, contro il leader della opposizione Romano Prodi e la sua famiglia. È ciò che è accaduto con il progetto di «disarticolare e colpire» giudici e pubblici ministeri che si ostinano a dichiarare la propria indipendenza e mostrano di non avere capito. È ciò che era accaduto, con la montatura della falsa indagine Telekom Serbia.
Come dimostrano le notizie di questi giorni, Berlusconi ha perso le elezioni, ma l´ombra della sua interferenza privata in tanti settori, compresi i più delicati, della vita pubblica italiana c´è ancora.
La domanda tormenta gli analisti internazionali da quando Berlusconi è «entrato in campo». Che destra è la destra italiana?
Non una destra liberale, dal momento che Berlusconi è inventore, fondatore, proprietario e capo di un partito nel quale non vi sono neppure spunti apparenti o marginali di democrazia. Si può solo piacere o dispiacere al capo.
Non una destra liberista, visto che Berlusconi, da solo, controlla prezzi e distribuzione di buona parte della pubblicità italiana.
Non una destra competitiva, dal momento che Berlusconi occupa le frequenze già assegnate a un altro impresario di televisione e muove e promuove solo coloro che appartengono alla sua corte.
E non è una destra tollerante, e infatti tutti ricordano la lista delle persone da lui personalmente licenziate, nonostante il prestigio, il valore, la fama.
È bastato monitorare fin dall´inizio il governo di Berlusconi per poter usare la parola regime. Ogni successo di Berlusconi era falso o radicalmente inventato, ogni esercizio di potere era arbitrario, un esercizio abusivo di potere inspiegato, con totale esclusione di rendiconto o spiegazioni all´opinione pubblica.
Lo spionaggio sistematico organizzato attraverso strutture dello Stato contro personaggi politici di rilievo di questo Paese, tra cui il leader della opposizione Romano Prodi, sua moglie, i suoi figli - un fatto grave che è diventato notizia in questi giorni - mette in evidenza le condizioni di sbandamento, illegalità e disponibilità agli abusi che ha contraddistinto il governo di Berlusconi… Quando strutture dei Servizi di governo si dedicano allo spionaggio dettagliato e minuto della vita privata di persone e famiglie già listate ad alta voce come «nemici», come «avversari pericolosi», come «una minaccia per l´Italia» dalla propaganda politica del suo blocco politico e di governo.
Torniamo perciò al punto di partenza di questa riflessione: la distanza fra la legalità e il governo nei cinque anni dominati da Berlusconi. Quella distanza, nell´era di Berlusconi, è andata allargandosi. A dimostrarlo, in modo addirittura imbarazzante, è il caso Telekom Serbia. Una intera commissione parlamentare con poteri giudiziari è stata istituita e ha funzionato partendo da eventi mai accaduti e con falsi testimoni, false prove. E soltanto il ferreo controllo del sistema mediatico ha consentito di limitare al massimo l´umiliante sbugiardamento che quella commissione ha subito quando la magistratura ha posto fine - con l´arresto dei testimoni - all´incredibile farsa politicamente organizzata.
Ma lo strano percorso della legalità secondo Berlusconi ci porta allo spionaggio di Telecom-Tim, evento tuttora privo di ragionevoli spiegazioni. Anche in questo caso il controllo dei media ha fatto barriera. L´ordine è stato di spostare tutta l´attenzione sull´eventuale tentativo di Prodi di mettere le mani su Telecom mentre la questione rovente delle intercettazioni telefoniche subite dal capo del Governo, ad opera di un privato, per ragioni sconosciute, veniva oscurata e opportunamente dimenticata.
È a questo punto torna in scena il conflitto di interessi. Nessuno che non controlli, attraverso il conflitto di interessi, un vasto settore di potere sovrapposto, pubblico e privato, può recare tanto danno a un Paese e condurre una lotta così profondamente e apertamente illegale contro i suoi oppositori e allo stesso tempo restare sulla scena come il rispettato capo della opposizione.
La battaglia democratica per garantire il Paese dall´incubo del ritorno della illegalità di governo comincia con una legge seria e precisa sul conflitto di interessi. Il male italiano di questa fase non felice della nostra storia comincia da lì. E da lì, se mancasse la barriera di una legge, potrebbe ancora continuare.
(versione ridotta)

sabato, ottobre 28, 2006

RESISTENZA/MEDITAZIONE - 28/10/06

LE “NUOVE” IDEE…
(Vedi alla voce PARTITO DEMOCRATICO)

“.. Usare gli strumenti finanziari per l'immediata nascita di due movimenti: l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l'anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale...”
(dal testo del "Piano di rinascita democratica", della loggia P2, sequestrato a Maria Grazia Gelli nel luglio 1982)
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Nemmeno la P2 immaginava la conversione in massa del PCI all'atlantismo e al liberismo…
Citazioni da NOBERLUSKA – 28-10
http://it.groups.yahoo.com/group/noberluska

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MANIFESTO 28-10
Sommario di I pag.
La prova dei 9
Berlusconi ci ripensa e propone «larghe intese» per il dopo Prodi. L'Unione si ritrova unita e dice no. In campo Napolitano: «Forze inconciliabili». Rutelli e Fassino per una «fase due» riformista, il resto della coalizione non è d'accordo. A cominciare dal presidente del Consiglio. Che stringe solo «i bulloni della Finanziaria».
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IL SOLE 24 ORE 28-10
IL PUNTO
Perché Berlusconi crede (a intermittenza) alle larghe intese
Stefano Folli
Quanto è davvero convinto SilvioBerlusconi delle ipotesi di Grande coalizione o di governo delle larghe intese? Non è dato sapere con certezza.
Ma a intermittenza l'ex premier le adombra, ne parla o lascia che se ne parli. L'impressione tuttavia è che siano altre le sue priorità. In primo luogo le elezioni anticipate, se mai riuscisse ad ottenerle (ma Berlusconi sa bene che non sono all'orizzonte). In seconda battuta, il leader di Forza Italia non disdegna l'idea di lasciare al suo posto Romano Prodi. Un governo in difficoltà, condizionato dall'estrema sinistra e in caduta di consenso è quanto di meglio per gli interessi dell'opposizione.
Ciò nondimeno Berlusconi ha riproposto di nuovo la Grande coalizione e si è conquistato i titoli dei giornali. Già nei giorni scorsi aveva lasciato trapelare la sua preferenza per un esecutivo guidato da Franco Marini e financo da Lamberto Dini. Ma non bisogna prendere troppo sul serio queste affermazioni. Berlusconi è mosso da una sola preoccupazione: tenere il più possibile a freno le spinte divergenti che agitano la Casa delle libertà. Il che significa, tra l'altro, evitare quelle che Diliberto chiama «le manovre neocentriste ».È l'autonomia di Casini che preoccupa l'ex presidente del Consiglio. È l'idea di un «fronte dei moderati» che possa un giorno fare a meno di lui. È la prospettiva che Prodi cada e la maggioranza cambi il suo baricentro (in senso centrista), senza che lui, Berlusconi, abbia parte nel gioco.
Di qui le improvvise infatuazioni per le larghe intese. È come se il capo della Casa delle libertà volesse mettere il cappello anche su questa sedia. Un modo per dire:«Sappiate che se volete incamminarvi lungo tale strada,ci sono anch'io.Non solo Casini.Anzi, per recuperare l'Udc alla logica di coalizione sono disposto a promettere che io non entrerò nell'eventuale governo di super coalizione tecnicopolitica. E lascerò spazio ai miei alleati».
Mosse tattiche. Che tuttavia non vanno sottovalutate.Per un semplice motivo:la crescente fragilità del governo di centrosinistra. Non solo per i numeri del Senato,ma soprattutto per le profonde divergenze che continuano a segnare il rapporto tra i partiti dell'alleanza. Non c'è un'alternativa a Prodi, ma nessuno può escludere un incidente di percorso, una scivolata in Parlamento. Il che aprirebbe subito nuovi scenari.
La riedizione dell'attuale maggioranza sarebbe solo una delle ipotesi sul tappeto. Senza dubbio la più gradita a una parte del centro sinistra,in particolare alla sinistra radicale. Ma le contraddizioni ci sono, come pure i dubbi su di una coalizione che appare squilibrata. Quindi ha senz'altro ragione D'Alema, quando dice«mangeremo il panettone a Natale ». Ma non è detto che questo governo mangi l'uovo pasquale. Vedremo…
Quel che è certo, Berlusconi ha colto un punto. Se il governo dovesse scivolare e cadere, ben pochi avrebbero voglia di correre alle urne. La minaccia di elezioni anticipate serve oggi come spauracchio e deterrente. Ma alla prova dei fatti, tutti — a cominciare dal capo delloStato — procederebbero con i piedi di piombo. E si sforzerebbero di dare una soluzione alla crisi.
Sarebbe il terreno ideale per «le manovre neocentriste ».Volte a immaginare nuovi sbocchi, compresi quelli tecnico-istituzionali che a Berlusconi piacciono poco. Ma quel che conta è di non farsi escludere dai giochi. Quali che siano.
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LIBERAZIONE 28-10
EDITORIALE
Grande Coalizione – Berlusconi fa sul serio
A nome di chi?

Piero Sansonetti
Silvio Berlusconi ha proposto la Grande Coalizione - cioè un governo centrista, a maggioranza molto larga, che escluda dal potere solo la sinistra radicale - e ha ottenuto un forte consenso dai suoi alleati. Pierferdinando Casini è entusiasta, dopo tanti mesi si è fatto sfuggire una frase gentile verso il leader di Forza Italia: «Ho sempre pensato - ha detto - che sia un tipo intelligente...». Anche Fini è contento. La Lega no, forse perché sospetta che il disegno della grande coalizione potrebbe costringere Berlusconi a lasciare Bossi all’opposizione, unica opposizione di destra. Si sentono un po’ abbandonati. Dal centrosinistra le risposte sono state tutte negative. A partire da quella di Massimo D’Alema - che è il vicepresidente del Consiglio, nonché il ministro degli esteri, nonché, e soprattutto, il vero leader di tutto lo schieramento riformista - il quale, con gran freddezza, ha dichiarato che non vede la necessità di cambiare governo e ha scommesso sul fatto che questo governo, a natale, mangerà il panettone. E’ un modo di dire per dare assicurazioni sulla durata del governo “oltre l’inverno”. Come modo di dire, però, non è che sia molto incoraggiante per Prodi, il quale, a lume di logica, spererebbe di poter andare un po’ oltre natale (che viene tra due mesi, solo tra due mesi).
Discorso chiuso? Cioè il no di D’Alema e di altri leader dell’Unione manda a vuoto l’affondo del leader della destra? Bisogna essere realisti in politica. Discorso chiuso, no. E’ vero però che l’operazione “Grande Coalizione” è spericolata e difficilissima. Vediamo perché. Per un motivo semplice e banale: i numeri non aiutano. Ci sono naturalmente molte variabili in uno scenario di ritorno al potere dei centristi. Il primo scenario - il più spostato a sinistra: e non c’entra niente con la proposta di Berlusconi - è la semplice aggiunta dei voti dell’Udc di Casini all’attuale maggioranza di centrosinistra. Ma questo potrebbe avvenire solo in una ipotesi di pura “donazione”. E Casini non intende donare niente a nessuno (a lui, da sempre, i doni piace riceverli, mai farli...). Se Casini invece ponesse come condizione per il suo spostamento a sinistra la sostituzione di Prodi e la modifica del programma di governo, questo comporterebbe - sicuramente - la rottura con Rifondazione comunista, e forse anche con altri partiti o pezzi di partiti. E i voti di Casini non basterebbero più, visto che l’Udc ha meno seggi in Parlamento rispetto a Rifondazione.
L’altra ipotesi - più robusta - è quella berlusconiana di un ingresso nel governo anche di Forza Italia (con o senza Alleanza nazionale). Quale sarebbe il contraccolpo a sinistra? L’uscita dalla maggioranza di tutta la sinistra radicale, probabilmente di una metà dei Ds, del gruppetto di Di Pietro e in aggiunta l’ira di Prodi e di conseguenza, forse, una rottura e una scissione della Margherita. Cosa resterebbe nella grande coalizione? Un pezzo della Margherita, un pezzo dei Ds, la Rosa nel Pugno, Mastella. Seggi in parlamento? Circa 200 alla Camera e un ottantina al Senato (dove non c’è la Rosa nel Pugno). Sommati solo ai voti di Forza Italia e Udc non bastano a fare maggioranza, o comunque formano una maggioranza esile esile, un po’ come quella attuale. Sommati anche ai voti di An bastano. Ma quale sarebbe la conseguenza politica di una operazione di questo genere? La fine del più storico, robusto e strutturato tra tutti i partiti italiani, e cioè i Ds, lo stravolgimento dell’intera geografia politica della pattuglia riformista, probabilmente anche la fine di Forza Italia e la nascita di nuove aggregazioni. Un terremoto. La conclusione violenta e improvvisa della seconda repubblica, lo spostamento dell’asse della politica italiana e - ragionevolmente - anche la fine della leadership di Berlusconi.
Ma allora, viene da chiedersi, se siamo così dentro all'Assurdo, perché Berlusconi si è mosso? Solo per propaganda? Solo per tenere un po’ la scena? O forse solo perché non si rende conto delle conseguenze troppo grandi della sua proposta?
No, Berlusconi si rende conto benissimo. Tanto è vero che ha dettagliato la sua idea mettendo sul piatto la propria disponibilità a fare un passo indietro (ha citato varie volte Shroeder, l’ex cancelliere tedesco sacrificato alla grande coalizione della Merkel), e ipotizzando un governo tecnico, che faccia alcune riforme e poi riporti, tra un paio d’anni, l’Italia (ma l’Italia con un volto politico del tutto cambiato) alle urne.
Quali riforme dovrebbe fare questo governo? Innanzitutto le riforme economiche volute da Confindustria (dalla borghesia italiana) e che il governo Prodi - con Rifondazione - non farà mai, perchè comportano uno spostamento di ricchezze dai poveri ai ricchi. In secondo luogo le riforme elettorali necessarie per porre fine al bipolarismo e ricostruire il vecchio centrismo. Berlusconi pensa di rimettere in piedi la vecchia Democrazia cristiana. Come? Con le sue forze, con la benedizione di una borghesia riunificata (e che riveda insieme lui e la Fiat di Montezemolo, Bankitalia e tutto il resto), e con l’aiuto di un pezzo del vecchio partito dei Ds (si, questo è il paradosso: gli eredi del vecchio Pci...) che considera l’unica garanzia per l’autonomia del politico.
E’ un disegno spericolato, ma risponde perfettamente agli interessi dei principali poteri forti. La borghesia italiana (ma anche la Chiesa e anche le “potenze” legate agli americani) non sono affatto contenti di avere i comunisti al governo, e per di più in una una posizione così forte. Faranno di tutto per trovare una via d’uscita. Bisogna vedere come saprà rispondere a questa offensiva il riformismo italiano. Se sceglierà quella parte del suo Dn che è di sinistra o quella parte che è poterista.
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REPUBBLICA on-line 28-10
Prodi: "Non cambio, duro 5 anni"
ROMA - "La coalizione è questa, non cambia, dura per l'intera legislatura". Romano Prodi, nella conferenza stampa dopo il vertice di maggioranza di Villa Phampilj, replica così a chi gli pone il tema delle larghe intese. Il premier assicura che nel vertice su questo c'è stata una visione unanime. "Questa riunione non è stata voluta per un emergenza o un cambiamento di rotta -- aveva detto al suo arrivo -- E' il proseguimento di un nostro metodo di lavoro". Dunque porte chiuse all'ipotesi rilanciata da Silvio Berlusconi.
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STAMPA 28-10
Corsivo
Alleati
Jena
Prodi ha avvertito gli alleati: se non vi vado bene cercatevene un altro. Ma gli alleati lo hanno subito tranquillizzato: un attimo di pazienza, lo stiamo cercando.
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CITAZIONE
Che il problema sia Prodi, che l´uomo da distruggere sia lui, adesso lo si capisce molto meglio. È’ l’unico che ha battuto due volte Berlusconi. E vuole approvare leggi esplosive: una per regolare lo scandaloso conflitto d´interessi e l´altra per contenere lo strapotere pubblicitario di Mediaset. Per le casse del cavaliere un danno non quantificabile. Prodi è avvertito. Non gli hanno trovato scheletri nell´armadio. Cercheranno di farlo cadere comunque.
(Antonio Padellaro, l’Unità 28-10)
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LA COMICA FINALE
Tremonti: «Io i condoni non li volevo fare -- ha detto con voce lagnosa -- ho dovuto farli per dare soldi ai pensionati e alla sanità». Insomma, Tremonti ha favorito evasori e mafiosi per curare i malati e dar da mangiare agli affamati. Così, evangelicamente, chi aveva già derubato i poveri, si è arricchito ancora di più, in obbedienza al precetto berlusconiano: ama il ricco tuo come me stesso.
(Maria Novella Oppo, l’Unità 28-10)

martedì, ottobre 24, 2006

MEDITAZIONE - 24/10/06

LA SITUAZIONE VISTA DAGLI “APOTI” – quelli che “non la bevono”

MALATEMPORA MAGAZINE # 135

PERCHE' LA FINANZIARIA E' UNA BUFFONATA…
…e pure Bush è una vittima del sistema
Che i conti italiani siano truccati, e la finanziaria una buffonata concettuale, che cincischia sull'irrilevante lasciando intatto un impianto che rende i ricchi più ricchi e i poveri più miserabili, i nostri lettori già lo sanno.
Siamo nella condizione della favola, nella quale il re è nudo, e tutti tacciono.
In asciuttissima sostanza, siamo nelle grinfie di una economia del finanziario, che ha spodestato anche il produttivo, e che sta riducendo tutto a merce, e in nome del profitto senza più freni (è una rapina che chiamano liberalismo) impoverisce tutti.
Ha fatto a pezzi quel poco di ceto medio e di borghesietta che aveva l'Italietta, e lascia milioni di giovani in una precarietà umiliante.
I veri capitali, ovviamente, vanno nei paradisi fiscali, e qualche milione di politici, e di mafiosi, succhiano quel che resta di uno stato miserabile che siamo noi.
Bruxelles, cioè l'Europa al soldo delle multinazionali e degli USA, ci dice che dobbiamo risparmiare su salute (soldi rubati dalle multinazionali dei farmaci) scuola e servizi (e diamo soldi ai preti per le scuole e treni e mezzi pubblici sono ormai ridotti peggio che in India).
La vox populi che dice che sono tutti uguali non ha torto, anche se, lo ripeteremo sino alla noia, gli uni sono delinquenti e gli altri solo pasticcioni: si può ragionevolmente ipotizzare che rubano ai poveri per dare a loro stessi, cioè a chi sta oltre i 200/300mila all'anno, ed ha proprietà, e non vuole mollare niente.
Ma sono gli stessi che decidono: guardate le cose sensate che dice Ferrero, l'unico che è stato un cassintegrato ed ora è sottoministro.
Pagassimo a tutti i politici lo stesso stipendio che pigliano i metalmeccanici, avremmo al governo gente più decente, meno ignorante, meno arrogante, e una finanziaria più onesta, pulita e funzionante.
Giorno verrà?
Domanda: ha fatto più male Berlusconi all'Italia o Bush all'America e al mondo? Non saprei cosa rispondere.
Resta la paura degli imbrogli elettorali con le macchinette elettroniche fatte da ditte di suoi amici (e per favore ricordiamoci che potrebbe succedere anche a noi, l'imbroglio elettronico, e rifiutiamolo dunque).
Ma sull'Iraq, suo arrogante disastro, se ne dovrà andare, e se ne andrà, probabilmente come i suoi predecessori se ne sono andati dal Vietnam, dopo massacri, morti, infamie e inquinamenti terribili, fuggendo, l'ultimo uomo, dal tetto dell'ambasciata di Saigon.
Vedrete che anche questa volta andrà più o meno così, con il Vietnam ci misero dieci anni, con l'Iraq, speriamo meno.
A noi viene il dubbio che quando parliamo di impero americano non parliamo del chief, dei suoi militari e dei suoi teocon, che sembrano un branco di esagitati minus habentes, stiamo parlando delle multinazionali che, loro si, comandano sul mondo tutto, cinesi compresi ormai.
Ma quella è un'altra storia.
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Come sempre, non avallo niente e condivido qua e là… ma se certi discorsi non ve li racconto io, dove li trovate sulla stampa di tutti i colori?
Luciano Seno

lunedì, ottobre 23, 2006

RESISTENZA - 23/10/06

TOH, ricompare una roba che non si vedeva da oltre mezzo secolo…

IL SALTO NEL BUIO

Nella piazza principale di Vicenza si sono radunate seimila persone per acclamare Berlusconi e Bossi e "spallare" la Finanziaria e il governo. L'ex premier ha ripetuto i consueti slogan contro i comunisti, contro i brogli elettorali che gli hanno tolto la meritata vittoria, contro la Finanziaria che affama il popolo e le imprese. Bossi ha ricordato il credo leghista per la "devolution" e per la sovranità delle Regioni e della Padania.
Ma le note dominanti sono state due: i fischi di gran parte della piazza quando la banda ha suonato l'Inno di Mameli; l'attacco di Berlusconi alla sinistra che ha occupato tutte le alte cariche dello Stato a cominciare dal Quirinale.
Questi sono i segnali che provengono dalla piazza vicentina e dai suoi promotori. E queste sono anche le ragioni per cui il governo dovrà governare per tutta la legislatura: perché non ha alternative. Quella berlusconiana mai come oggi rappresenta il rischio altissimo del salto nel buio del quale del resto abbiamo già fatto triste esperienza nei cinque anni che ci stanno alle spalle.
(Eugenio Scalfari, Repubblica 23-10)
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L'UNITA' on-line 23-10
Corsivo
Optional
Maria Novella Oppo
Di Berlusconi che salta e urla, imbeccando la folla dal palco, non vale la pena parlare: è solo una grottesca imitazione di se stesso. Invece ad impressionarci, nella versione tribunizia fornitaci da tutti i tg, è stato Giovanardi, embrione brizzolato e col ciuffo che si è sviluppato oltre ogni dire verso l'ometto prepotente che è in lui. Non lo facevamo tanto incendiario, anche se quelli che si autoproclamano a ogni pie' sospinto moderati, spesso sono capaci di impressionanti metamorfosi. E, visto che stiamo parlando di creature mutanti, il signore della terra di mezzo, Follini, ha criticato con molta precisione la posizione presa dal suo ex partito: alle manifestazioni si partecipa o non si partecipa; mandare solo la bassa forza è sbagliato. Giovanardi era presente soltanto in qualità di bassa forza; dovunque vada e qualunque cosa dica, non impegna il partito. Giovanardi è un optional, una inutile aggiunta, come il cervello di Maurizio Gasparri.
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EDITORIALE
Vicenza, la destra della vergogna
Gianfranco Pasquino
L´armamentario della destra, ovvero quello esibito a Vicenza da Berlusconi, Bossi, Fini, Giovanardi, è il solito. Non lo si può definire classico, ma logoro. Alzare i toni contro i comunisti, delegittimare il governo, criticare il Presidente della Repubblica, fischiare l'inno nazionale, vantare la perdurante durezza del proprio aggeggio personale (che sia una manifestazione di doloroso priapismo?). Le abbiamo già sentite tutte, in momenti diversi. Adesso queste esibizioni muscolari danno un po' di fastidio anche a Pierferdinando Casini, che non partecipa, forse, per stile. Ma anche per opportunismo, consentendo a Giovanardi di fare la sua bella (pardon, pessima) figura.
La novità è che i sedicenti moderati vanno in piazza, ad «abbaiare», nella valutazione lucida, ma senza incidenza, di Follini, perché non sanno «mordere», ovvero, ancora secondo Casini, vanno a protestare perché, specifico io, non sanno, come vorrebbe lui, proporre.
Le invocazioni di Bossi alle riforme sono una stanca e rituale richiesta priva di contenuti poiché se i contenuti dovessero essere quelli della già bocciata riforma costituzionale, non ci sarebbe proprio nulla da discutere. Impossibile, poi, cominciare qualsiasi discorso in materia con il noto riformatore costituzionale e elettorale Calderoli. Sulle due tematiche centrali del funzionamento e della democraticità di un sistema politico, ovvero la disciplina rigorosa del conflitto di interessi e la regolamentazione dell'imparzialità e del pluralismo del sistema informativo, la destra ha già deciso, con i soliti marginalissimi e ininfluenti distinguo dell'Udc, di fare le barricate, persino andando all'attacco al Presidente Napolitano che si era correttamente limitato a richiamare il nobile e severo Messaggio inviato alle Camere dall'allora Presidente Ciampi.
Esistono, invece, due motivi importanti che rendono imperativo alla destra di fare il massimo di rumore possibile. Il primo motivo è che, tranne poche eccezioni, la destra italiana non è capace di usare gli strumenti parlamentari in maniera efficace. Il secondo motivo è che il tempo che passa rischia, in special modo agli occhi di Berlusconi, di favorire il consolidamento del governo di centro-sinistra.
Se spallata deve esserci, per la destra è importante che avvenga il prima possibile, anche perché farebbe cadere sia la legge sul conflitto di interessi sia quella sul sistema delle comunicazioni. Infine, per Berlusconi personalmente è assolutamente indispensabile che la spallata venga da lui, dall'esaltazione del suo ruolo di leader populista capace di mobilitare e di eccitare la piazza poiché anche la sua leadership è in discussione, e il passare del tempo non la rafforza in nessun modo.
Alla fine quello che si vede e che preoccupa è la composizione della destra italiana. Quell'impasto balordo di xenofobia e secessionismo, di brandelli di fascismo e machismo, con un nucleo forte di populismo e poujadismo continuano ad essere un pessimo segnale.
La piazza di Vicenza e le parolacce che vi sono state pronunciate e trucemente recepite inquietano più sulla natura della destra italiana aggressiva e tracotante che sulla sua possibilità di presentarsi come alternativa di governo.
(versione ridotta)

sabato, ottobre 21, 2006

RESISTENZA/MEDITAZIONE - 21/10/06

L'UNITA' on-line 21-10
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«Silvio Berlusconi, il predecessore di Prodi, ha lasciato il Paese con le finanze pubbliche in dissesto che hanno già portato a un precedente declassamento da parte di Standard & Poor nel 2004 e di Fitch nel 2005».
Eric Sylvers, International Herald Tribune 20 ottobre
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Tremila a Vicenza, chiamati da un furibondo Berlusconi, per protestare contro una Finanziaria troppo "classista", come l'ha definita il presidente di Confindustria Montezemolo
Berlusconi attacca Napolitano: Il capo dello Stato è «uno di loro»
«Questi signori della sinistra hanno prepotentemente e arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro, così come i presidenti di Camera e Senato». Silvio Berlusconi stava aspettando l´occasione per riesumare il suo armamentario di invettive contro tutti e tutto. E non risparmia nessuno, neppure il presidente della Repubblica.
L´occasione per far tornare a galla la sua mai sbollita rabbia per la sconfitta elettorale di aprile, il padrone di Mediaset ed ex presidente del Consiglio l´ha avuta a Vicenza, dove il Polo aveva convocato una manifestazione contro la Finanziaria. Una manifestazione tutto sommato modesta, considerate le grancasse della vigilia. Un paio di migliaio di persone, leghisti e forzisti soprattutto: certo non la moltitudine di scontenti che Berlusconi e soci avevano promesso.
Tra l´altro dal palco vicentino mancavano i leader dell´Udc, Casini e Cesa, rimasti a casa in evidente dissociazione dagli slogan troppo gridati dei loro soci politici. Per l’Udc c’era solo il “berlusconiano-doc” Giovanardi.
Intanto a Vicenza piove e c´è solo Silvio Berlusconi a ricordare al pubblico sotto gli ombrelli che ora tocca a loro dire "governo ladro". Cerca di fare del suo meglio, il Cavaliere, per risollevare gli animi degli astanti, cercando di interloquire dal palco come una rockstar. «Chi è tra me e Prodi che ha dimostrato di essere il gran bugiardo?». «Prodiiii!». «E allora, mandiamolo a casa al più presto».
La folla si scalda solo se rianimata, come quando Umberto Bossi a più riprese urla dal microfono: «Veneto libero». Segue applauso, che però sembra quasi di solidarietà. Berlusconi insiste e sciorina tutto il suo repertorio, attaccando per l'occasione anche il Capo dello Stato, definenedolo «uno di loro», dei "rossi". E tornando a insinuare i brogli, le schede taroccate e un regime non completamente democratico «perché non c'è un sistema di pesi e contrappesi».
Ma chi sono e quanti sono i manifestanti del centrodestra? Gli imprenditori del Nordest hanno disertato. «Questa manifestazione è troppo politica e faziosa, non si addice a un imprenditore», spiegava Mario Carraro, leader mondiale del mercato dei trattori e influente membro della Confindustria veneta.
Per Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo al Senato, a Vicenza si è soprattutto conclamata la spaccatura della Cdl. Cesa e Casini infatti non sono andati. E a Fini, dopo aver ammesso la sfida con Berlusconi per la leadership, è toccato nuovamente un ruolo di controfigura. Quanto ai contenuti, l´attacco sulle tasse per la senatrice ds è solo il tentativo di alzare un polverone per «nascondere le eredità pesantissime lasciateci dal governo Berlusconi con il disastro dei conti pubblici e il declassamento dell'Italia. Un modo per sottrarsi alle responsabilità».
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CITAZIONE
Trama non trama…
Questo governo è stato atteso come una liberazione da metà degli elettori italiani più ventiquattromila. Per cinque anni. Giorno dopo giorno. Mascalzonata dopo mascalzonata da parte di quelli che c´erano prima. Questo governo, quindi, appartiene prima di tutto a chi lo ha voluto e votato. Un governo con queste basi non si liquida con qualche manovra di palazzo o spargendo i soliti veleni.
(Antonio Padellaro, Ibidem)
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CORSERA 21-10
Sommario di I pag.
Berlusconi: «Prodi bugiardo, a casa»
Il premier da Bologna: «A casa? Ci sono già»

Il Cavaliere: «Anche Napolitano è dei loro».
Fischi durante l'inno di Mameli
Follini all'Udc: scudieri in piazza
Bossi: «Ce l'abbiamo ancora duro»
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STAMPA 21-10
Sommario di I pag.
Cdl in piazza contro «Prodi Pinocchio»
Berlusconi: «Mandiamo a casa Prodi, il gran bugiardo pericoloso per tutti noi»

Prodi: sono già a casa e sto benissimo
Così il presidente del Consiglio, Romano Prodi, commenta ironicamente l'appello lanciato dal palco della manifestazione di Vicenza
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CITAZIONE
I giornali raccontano che sono cominciate le grandi manovre per disegnare un possibile post-Prodi. Per disegnare un nuovo governo, una nuova maggioranza che escluda la sinistra d’alternativa e affermi anche in italia la logica della grande coalizione, del “grande centro”. Come vuole e suggerisce la Confindustria e il “Corriere della Sera”. Progetto ispirato dai settori moderati della coalizione. Progetto - questo Fassino lo sa - che trova orecchie sensibili anche nel “partito gemello”, in quella Margherita con cui dovrebbe fondare il partito riformista.
(Stefano Bocconetti, Liberazione 21-10)

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MEDITAZIONE 21/10/06

STAMPA 21-10

BASTA UN SOFFIO PER FAR

BALLARE IL CAPO DI GOVERNO

Prodi alle prese con il «complottino»
di Augusto Minzolini
ROMA. Il capogruppo dei verdi, Angelo Bonelli, ti offre una radiografia della situazione. «Sono mesi - esordisce - che propongo una cabina di regia nel governo. Solo che Prodi ha il suo carattere, non ci sente da questo orecchio, preferisce vedere complotti dappertutto. Semmai io alzerei le orecchie quando Franco Marini tira in ballo il problema della legge elettorale. Mica si vota domani. Ci vuole prudenza perché diciamoci la verità con i numeri che ci sono al Senato non basta che i capi siano d’accordo per tenere in piedi il governo, visto che bastano due senatori sconosciuti a mandare tutto in vacca».
Il discorso di Bonelli non fa una grinza. Lo scenario è quello che è: la finanziaria non piace ai riformisti e non basta alla sinistra massimalista. E quelli di sinistra si rinfacciano accuse complottarde. Una situazione davvero ardua per un governo che può contare - a parte i senatori a vita - su un solo voto al Senato.
Questo scenario lo hanno chiaro tutti in testa. E Giulio Tremonti che ieri sentenziava: «Il governo praticamente è già caduto».
L’unico che non se ne rende conto è il premier che esorcizza tutto con la teoria del «complotto»: il complotto dei giornali e, magari, degli alleati. In realtà, a ben guardare, il premier deve fare i conti solo con i numeri ridotti della sua maggioranza. Ha tentato di ovviarvi stringendo un patto di ferro con Rifondazione, ma questo ha messo in sofferenza l’ala moderata del suo schieramento. E per tenere insieme una maggioranza del genere non basta il giuramento di tutti i capi della maggioranza, ci vuole addirittura un patto tra tutti i senatori.
Questi sono i problemi: per cui non ci vuole un «complotto» per mandare a casa Prodi, non bisogna scomodare l’universo mondo, basterebbe un «complottino». La «sindrome» del complotto, ovviamente, è efficace per tenere gli alleati sul filo.
Solo che a lungo andare una tattica simile può anche stressare una maggioranza. «Chi grida al complotto - commenta uno degli strateghi del Cavaliere, Fabrizio Cicchitto - alla fine se lo chiama. Nel ‘94, dopo la crisi del governo Berlusconi, noi cominciammo a gridare al complotto, ad accusare Dini di tradimento finché lui non passò dall’altra parte del tutto».
(versione ridotta)
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IL SOTTOSCRITTO, che non ha niente da perdere, aggiunge quel che anche il prudente Minzolini si chiede ma non dice: visto l’ultimo proclama del Pastore Tedesco sulle “regole non negoziabili”, quanto può durare una maggioranza che si dice di centro-sinistra ma è inquinata dall’Opus Dei? Ci avete fatto caso che nessuno ha il coraggio neanche di nominarla, questa potentissima mafia clerico-fascista?
A parte il fatto che basta un fax alle Isole Cayman e il Merda si compra quanti senatori vuole – il borsino corrente li dà ad un milione di Euro l’uno…
Luciano Seno

venerdì, ottobre 20, 2006

RESISTENZA/MEDITAZIONE - 20/10/06

L'UNITA' on-line 20-10
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«È vero che alla mia età si può anche non fare tv. Però non è giusto che sia qualcuno che ti impone di smettere... Avrei voluto intervistare Berlusconi. Gli avrei chiesto: lei cosa ha dato alla politica e cosa ha ricevuto? Corrado Alvaro diceva che bisognerebbe sapere non solo quello che i politici hanno in testa, ma anche quello che hanno in tasca...»
Enzo Biagi, intervista al TG1, 13 ottobre
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Corsivo
Faccia tosta
Maria Novella Oppo
Da quando Berlusconi è sparito dalla tv, appare sempre Tremonti. I due sono inversamente proporzionali, ovvero uno parla quando l´altro si vergogna. La faccia tosta di Tremonti, del resto, è inferiore solo a quella di Berlusconi, dato che uno è il mandante e l´altro l´esecutore, uno il commercialista e l´altro il contribuente che contribuisce meno che può, essendo convinto che lo Stato è un ente inutile. O per lo meno è diventato inutile per lui, dopo averlo reso ricco e potente tramite traffici politici. Comunque, tornando a Tremonti in tv, dopo aver ridotto il Paese come lo ha ridotto, ora arrota la erre per sostenere che tutto il peggio è opera del governo in carica solo da pochi mesi. Invece i ministri di centrosinistra (come Livia Turco e Giulio Santagata a Porta a porta) sono così corretti che si scusano quando sono costretti a ricordare qualche nefandezza del governo Berlusconi, spiegando che, per carità, non vogliono fare propaganda. La facciano invece, e bene, anziché costringerci a subire la propaganda degli altri.
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STAMPA 20-10
IL CAVALIERE: SE NE DEVONO ANDARE
Berlusconi attacca: «Danni irreparabili»

di Ugo Magri
ROMA. Tutto ciò che va storto all’Italia in questo momento gioca a favore di Berlusconi. Il quale è subito saltato in groppa al verdetto delle agenzie di rating. Ha esortato Prodi a restituirgli in fretta «le chiavi di Palazzo Chigi, prima di fare danni irreparabili». Ma l’intera opposizione ha picchiato duro sul governo, compresa l’Udc. E sebbene Pier Ferdinando Casini faccia di tutto per non farsi risucchiare nella protesta piazzaiola, l’impressione è che gli eventi finiscano per spingere i centristi inesorabilmente tra le braccia del Cavaliere.
Berlusconi sente il vento in poppa e si scrolla l’apatia di dosso. «Silvio s’è desto», motteggia qualcuno dei suoi. Quasi rigenerato. Invece di attendere che Prodi cada da sé, ha deciso di dargli una mano. Ormai ha deciso che la «grandissima manifestazione» si farà. C’è pure una data: il 3 dicembre a Roma. Per scaldare le folle, il Cavaliere ha disposto che Forza Italia organizzi manifestazioni ovunque il 28 e 29 ottobre. «Smascheriamo le menzogne del governo», sarà lo slogan poco conciliante.
Addirittura vuol mettere il proprio nome sul simbolo di Forza Italia nelle prossime amministrative di primavera, per trasformarle in un referendum. Tra lui e l’«usurpatore».
(versione ridotta)
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CITAZIONE
Due giorni fa Ciriaco De Mita, parlando con Bruno Tabacci, gli confidava che a suo avviso «il governo difficilmente arriverà sino alla fine dell’anno». E che un eventuale prossimo esecutivo dovrà avere al centro «la riforma della legge elettorale». Poche ore dopo il presidente del Senato Franco Marini ha rilanciato la questione della legge elettorale: «Bisogna cambiarla con urgenza». Parole forti e inattese per quella sottolineatura del Presidente del Senato circa l’«urgenza». Marini forse pensa di poter essere il futuro punto di incrocio per un governo istituzionale che fa la riforma elettorale e poi riapre la contesa? Pierluigi Castagnetti fa notare: «Se per un incidente politico Prodi dovesse cadere, l’unica soluzione finirebbe per essere quella di un governo istituzionale e la prima scelta sarebbe quella del Presidente del Senato». Accanto al nome di Franco Marini, i personaggi più citati erano due: Mario Draghi e Giuliano Amato.
(Fabio Martini, Ibidem)
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Corsivo
Dispetti
Jena
Qualche giorno fa Berlusconi, Fini, forse c’era anche Casini, Tronchetti Provera, forse c’era anche Montezemolo, editori e direttori dei grandi giornali, i poteri forti insomma, si sono riuniti in segreto a Milano e hanno deciso di continuare ad attaccare il governo senza però farlo cadere. Ma Prodi si sta adoperando alacremente per fare un bel dispetto a tutti.
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DOMANDA
Non ci sarà nel governo un deficit di direzione politica?
(Emanuele Macaluso, Il Riformista 20-10)
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WARNING
Se il Governo vuole durare…
Non tutto è perduto, ci sono ancora le condizioni per impostare una politica economica lungimirante, per coinvolgere in un disegno di modernizzazione parti politiche che non sono conteggiate nel perimetro della maggioranza. Chi include vince.
(Dario Di Vico, Corsera 20-10)
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TRADUZIONE
Nel linguaggio di Lorsignori, “modernizzare” significa sbarcare quei “Konservatori” – col “K” dei “komunisti” – che cercano di “conservare” il pane dei poveri e sostituirli con qualche bel fighetto però “Signore”, tipo il genero di Caltagirone.
Luciano Seno

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MEDITAZIONE 20/10/06

LIBERAZIONE 20-10
EDITORIALE
E qualcuno già pensa di fare senza Prodi e Prc
Rina Gagliardi
Se ne vedono, e se ne sentono, di tutti i colori, nei palazzi della politica. Ieri, per dire, un autorevole esponente di palazzo Madama sosteneva che, oggi come oggi, il “prezzo medio” di un Senatore o di una Senatrice è di un milione di euro. Si domandava, ridacchiando: «Troppo o troppo poco?» E concludeva lanciandosi in coloriti scenari primaverili, nei quali cadeva il governo Prodi, avanzava il governo Marini, la sinistra radicale veniva messa nell’angolo… questi grotteschi borsini antropologici sui parlamentari pronti a vendersi al miglior offerente, fanno parte del clima che si respira in questi giorni. E contribuiscono ad accrescere l’incertezza.
Il tema, giocoforza, resta sempre quello: la tenuta del governo dell’Unione. Ora, con l’autunno, con la stagione della legge finanziaria, si accumulano nubi, come da tradizione e perfino da fisiologia. Quella ora in discussione deve tentare di tenere insieme due logiche intimamente contraddittorie: i parametri di Maastricht e la giustizia sociale, il risparmio e lo sviluppo, il rientro dal debito e l’uscita dal declino.
Ma perché un giornale “amico” come Repubblica se ne esce con un sondaggio sulla popolarità del governo proprio nel momento meno propizio? Ha il sapore di un intervento attivo - appesantisce il clima. Infine, e non da ultimo, dalla presidenza del Senato parte una proposta di riforma della legge elettorale all’insegna dell’urgenza. Come non notare che una nuova legge elettorale comporta, per solito, nuove elezioni, nuovi schieramenti e “nuovo inizio” di legislatura?
Dunque, ecco una prima, parziale conclusione: l’idea di liberarsi di Romano Prodi comincia a farsi strada come c’è la persuasione, sotterraneamente crescente, che il presidente del consiglio e la sua squadra “non ce la fanno”.
Perciò, passata la buriana della Finanziaria, ci si può preparare, nell’ordine, a metterli sotto tutela, a logorarli, a sostituirli con interlocutori più affidabili. In quale direzione? Sempre la stessa: quella che muove verso un equilibrio marcatamente neocentrista, liberato da ogni condizionamento della sinistra radicale e del movimento sindacale, garante delle “riforme” economiche e politiche che, come spiega ogni giorno il Corriere della Sera, in Italia non si è davvero mai riusciti a fare.
Il governo Prodi è anomalo. Non è il governo della Confindustria, della Chiesa e dell’amministrazione di Washington. Allo stesso tempo gli è difficile diventare il governo del blocco sociale del lavoro dipendente e dei movimenti che ha nella sinistra il suo storico riferimento.
Dopo la Finanziaria si aprirà un altro ciclo. Una fase diversa della stessa battaglia della sinistra.
(versione ridotta)
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STORIELLA
Un giorno Mussolini decise di mobilitare gli Italiani in una grande “Battaglia contro le Mosche”. Un gerarca, passando per Napoli, trovò la città piena di mosche e chiese al collega locale: “Ma voi l’avete fatta, la battaglia contro le mosche?” E quello rispose: “Sì, ma hanno vinto le mosche.”
Luciano Seno

giovedì, ottobre 19, 2006

RESISTENZA - 19/10/06

MANIFESTO
Il Cavaliere dà il preavviso a Prodi
Sfratto a novembre

Silvio Berlusconi ancora ci spera. «Dobbiamo fare in modo che cadano, il paese è contro di loro» ha detto ai coordinatori regionali di Forza Italia, sfoderando la solita valanga di sondaggi. E per raggiungere l'agognato obiettivo ha delineato una tattica in due tappe. La prima, ovvero quando la discussione sulla finanziaria sarà alla camera, prevede gazebo, manifesti e magari anche spot televisi. Ma il bello dovrebbe arrivare quando la legge di bilancio sbarcherà al senato, dove come si sa l'Unione non ha più la maggioranza. Per allora il cavaliere sogna una grande manifestazione di piazza. Nella speranza che i suoi alleati lo seguano.
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STAMPA 19-10
Berlusconi: «Prodi se ne vada»
«Esecutivo è bocciato da finanza internazionale e da elettori»

ROMA. Il governo Prodi «è bocciato dalla maggioranza degli italiani, della Banca d'Italia, dalla Finanza internazionale dovrebbe avere il buon senso di restituire le chiavi di palazzo Chigi. Prima di arrecare altri irreparabili danni al Paese». Lo afferma in una nota il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi.
«Il declassamento del debito pubblico italiano da parte delle grandi agenzie di rating internazionali è una pessima notizia per il Paese. Ma ancora peggiori - dice Berlusconi - e di una gravità inaudita sono le dichiarazioni del premier Prodi, che cerca di scaricare queste decisioni sul precedente governo».
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MESSAGGERO 19-10
Berlusconi: «E’ ora di dare la spallata a Prodi»
Campagna acquisti tra i senatori del centrosinistra

di BARBARA JERKOV
ROMA - Roma, domenica 3 dicembre. Silvio Berlusconi ha fissato la data per la manifestazione nazionale del centrodestra contro la finanziaria e il governo. Dopo aver tanto frenato sull’idea della piazza, di fronte agli ultimi sondaggi che danno il calo verticale la fiducia degli italiani nel governo e nel presidente del Consiglio, accelera. E a tal punto scommette su questa mobilitazione, il Cavaliere, che ha deciso che debba tenersi non più a Milano, come si era pensato, bensì nella Capitale. L’idea è politicizzare al massimo l’appuntamento perché sia chiaro che il centrodestra non punta solo a opporsi alla manovra dell’Ulivo («è certamente una cosa non commendevole», osserva tra l’altro Berlusconi, «che siano gli stessi ministri a presentare degli emendamenti alla finanziaria»), ma a mandare a casa il governo. L’obiettivo, come ha dettato infatti il leader ai fedelissimi riuniti a Palazzo Grazioli, prima, e ai senatori invitati a cena, poi, è: «Farlo cadere, farlo cadere, farlo cadere». Prodi, è chiaro.
L’idea di Berlusconi è mettere in campo una grande dimostrazione «popolare» che metta in «difficoltà» i senatori moderati del centrosinistra. In particolare, ha spiegato, diniani, mastelliani, ex popolari. Sull’onda della pressione della piazza, la speranza è che al momento del voto finale dell’aula di Palazzo Madama, si apra qualche «caso di coscienza» che mandi in minoranza in governo. «Alla Camera i numeri cono quelli che sono», è stato il ragionamento del Cavaliere, «ma al Senato la spallata è possibile e io sono determinatissimo a liberarmi di Prodi».
Arringando i senatori forzisti a cena l’ex premier è stato molto chiaro: «Voi potete fare molto: nel paese c’è grande scontento, andate in giro, verificate. E verificate questo stesso scontento fra i senatori del centrosinistra che ogni giorno di più hanno delle delusioni sull'operato di un governo che è succube della sinistra radicale». Di qui la battuta che Berlusconi ha trasformato un po’ nel motto di tutta l’operazione: «Un senatore al giorno toglie l’incubo di torno».
Tradotto, la «campagna di Palazzo Madama» consiste nel massaggiare ai fianchi i colleghi della maggioranza. «Se ognuno di voi», ha infatti continuato l’ex premier, «si prende l’incarico di portare a pranzo o a cena un collega del centrosinistra e gli spiega quanto impopolare è la manovra che si appresta a votare, possiamo sperare di convincere qualcuno a opporsi al governo. Dovete intercettare il malcontento e Forza Italia è pronta ad accogliere questi scontenti a braccia aperte».
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CORSERA 19-10
Sommario di I pag.
Il Papa: «La Chiesa non è un agente politico»
Verona, dopo la messa insulti per Prodi

Applausi a Berlusconi -- Cori di «Silvio Silvio» e inviti a «liberare l'Italia» mentre il Cavaliere tende l'orecchio per «ascoltare meglio»
Applausi anche nei confronti di Fini

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Così Prodi impara a frequentare le adunate clerico-fasciste…
Luciano Seno

mercoledì, ottobre 18, 2006

RESISTENZA/MEDITAZIONE - 18/10/06

APPELLO
Sono uscito nudo di casa in sostegno al governo Prodi!
Per favore spogliati anche tu!!!

Ieri alle ore 10:08 sono uscito di casa nudo in segno di protesta contro il tentativo di far saltare il governo Prodi.
Attenzione: Prodi non sta facendo quel che farei io o faresti tu.
Ma sta facendo quello che bisogna fare per evitare che l’Italia affondi come un gattino in uno stagno di pipì.
Vuoi salvare il gattino?
Per leggere tutto l'articolo e soprattutto vedere le foto (!)
http://www.jacopofo.com/?q=node/2095
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TUTTO FA BRODO…
…perché Prodi è fiacco e il Merda è ancora tosto.
Luciano Seno
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ITALIENI 18-10
Amatissimo Silvio
Il Mahatma Gandhi fece lo sciopero della fame per opporsi al dominio coloniale britannico. Il terrorista dell'Ira Bobby Sands morì dopo 66 giorni di digiuno guidando uno sciopero collettivo in cui persero la vita una decina di carcerati. E adesso Sandro Bondi, il coordinatore nazionale di Forza Italia, è deciso a usare questa debilitante forma di protesta per una nobile causa: Silvio Berlusconi e le sue imprese. Lo ha deciso dopo che il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per disciplinare il sistema televisivo, che obbligherà Mediaset a spostare sul
satellite una delle sue reti.
El Mundo, Spagna [in spagnolo - a pagamento]
http://www.elmundo.es/diario/mundo/2038933.html

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L'UNITA' on-line 18-10
Corsivo
Quando i ricchi ridono
Bruno Ugolini
Una volta la Finanziaria era chiamata (dai detrattori) "Stangata". Oggi qualcuno la chiama "Catastrofe". Siamo alla vigilia di qualcosa di terribile. Almeno così appare ascoltando le voci di destra, anzi di centrodestra. E' una gragnola di tremende profezie L'ultima a parlare è una signora d'Alleanza Nazionale, Adriana Poli Bortone: "Il governo "Prodi-Bertinotti-Fassino vuole affossare il Sud ed affamare tutte le famiglie italiane". Immaginiamo il verificarsi di disordini da Napoli a Reggio Calabria, con saccheggio dei panifici nonché delle salumerie. L'ex ministro Alemanno, accompagnato dal suggeritore Paolo Guzzanti invoca i girotondi di destra. La direzione di un partito, il partito repubblicano, quello che un tempo era di Ugo La Malfa e Spadolini, ha lanciato un appello: "Ribellatevi". Il Veneto, sotto la guida di un forzaitalista, tal Remo Sernagiotto, prepara una sommossa a Vicenza. L'indimenticabile Renato Schifani, con quell'espressione leale che lo caratterizza, dichiara solennemente che il governo Berlusconi "ha lasciato i conti in ordine e le entrate fiscali in forte aumento". Il centrosinistra potrebbe diffondere a piene mani, brioches, sussidi e lavoro invece delle tasse.
Chi usa il fioretto in questa disputa è naturalmente il leghista Roberto Calderoli che si limita a sostenere come la legge finanziaria "massacrerà il Paese". E' un feroce grido d'allarme che percorre il Paese. Un lettore impressionato ci ha scritto sostenendo che lui teme l'avvento di uno stato di polizia. Magari verrà ripristinata anche l'uso della tortura e delle sevizie corporali. A nulla serve l'intervento di qualche moderato come Luca Volontè (Udc) che invita il governo a raddrizzare la rotta. Le modifiche già annunciate lasciano indifferenti gli agit-prop alla Guzzanti.
È una canea che mette in difficoltà anche i molti che nel centrosinistra non sono felici e contenti della Finanziaria. Perfino i sindacati a volte sembrano impacciati. Per non parlare della sinistra sindacale che prepara una manifestazione per il 4 novembre. Il rischio è quello di confondere le piazze. Oppure di adottare slogan ambigui del tipo "Né con Prodi né con Berlusconi". In tutto questo a noi non sembra che sia vera la storia che anche i ricchi piangono. I ricchi, i veri ricchi, quelli che se ne fregano di 300 o 400 euro in più da pagare, magari perché tanto loro le tasse non le pagano, stanno ridendo.

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MEDITAZIONE 18/10/06

RATZINGER -- Le regole “non negoziabili”
PRODI – “Coerente con i princìpi che dà la chiesa”

Benedetto XVI, al congresso del Ppe, ha detto: "La naturale struttura della famiglia quale unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio, è un principio non negoziabile.” Come "non negoziabile" è la difesa della vita già "dal concepimento": un modo per ribattere una volta ancora che la chiesa condanna fermamente qualsiasi pratica abortiva.
(Repubblica, 30/3/2006)
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MANIFESTO

Il primo ministro che ci manca

Andrea Fabozzi
Aspettando Romano Prodi a Madrid José Luis Zapatero ha spiegato: «Un paese aconfessionale con una società laica come la Spagna dev'essere un esempio di convivenza. Con la fede non si legifera, appartiene alla sfera privata». Fermandosi non per caso in Vaticano da Joseph Ratzinger, sulla via per Madrid Romano Prodi ha detto di considerare auspicabile, sui temi della bioetica, «una soluzione che tenga conto dell'uomo, delle sue radici, dei fatti fondamentali che guidano la nostra esistenza. Una soluzione coerente con i grandi principi che dà la chiesa». La differenza c'è.
Se il primo ministro spagnolo è tanto popolare in Italia tra gli elettori di sinistra una ragione ci sarà. E anche se il primo ministro italiano deve pasticciare con le parole per evitare il concetto semplice di stato laico una ragione ci sarà. Probabilmente è la stessa.
Durante la campagna elettorale, Berlusconi strillava il pericolo di una «deriva zapaterista» in caso di vittoria del centrosinistra. Purtroppo mentiva. Forse anche a lui è sfuggito il comunicato ufficiale diffuso al termine dell'incontro tra Prodi e Ratzinger, un documento ingiustamente sottovalutato. Informa che il presidente del Consiglio e il papa hanno passato in rassegna «temi attinenti alle relazioni bilaterali tra la santa sede e la Repubblica italiana con particolare riferimento agli ambiti della bioetica, della difesa e promozione della vita e della famiglia, della solidarietà...». Tutti argomenti evidentemente considerati materia di trattativa. Di mediazioni che forse avevamo già immaginato, ma nei nostri peggiori incubi.
Le interviste incrociate che hanno preceduto il vertice dei due capi di governo - al Corriere Zapatero, al Pais Prodi - ci hanno consegnato un presidente in stato di grazia consapevole di essere diventato «un modello», e un altro ripiegato nella invariabile polemica contro i «poteri forti» e la «stampa ostile». Questo secondo è il nostro presidente. Che ha una sola idea dichiarata per uscire dall'angolo: la costruzione del «suo» partito democratico. Dove però si affollano i «teodem» che mettono al primo posto la «resistenza al laicismo». E persino la radice socialista è trattata come una bestemmia.


martedì, ottobre 17, 2006

RESISTENZA/MEDITAZIONE - 17/10/06

IL RIFORMISTA 17-10
Corsivo
Il ruolo di Mediaset nel sistema politico
Berlusconi mentiva

Em.ma
Non penso che la legge sul sistema televisivo proposta dal governo Prodi sia la migliore possibile. Ma la reazione violenta e scomposta di tutto il centrodestra ci fa capire quel è il ruolo di Mediaset nel sistema politico italiano. E ci dice che Berlusconi mentiva quando ripeteva che si era separato dall'azienda. Il capo dello Stato, con Ciampi, si è limitato a ricordare i principi costituzionali e democratici cui deve ispirarsi il sistema dell'informazione. Pensavo che i liberali del centrodestra, che definiscono la legge Gentiloni illiberale, avessero richiamato le parole del presidente per argomentare la loro opposizione. Invece no. Si uniscono al coro delle proteste (che rivelano faziosità ma anche legami che vanno oltre la politica) o tacciono come ha fatto ieri sul “Giornale” il mio amico Egidio Sterpa. Al quale dico che da liberale avrebbe dovuto criticare seriamente e con rigore la legge Gasparri e il Cavaliere-presidente del Consiglio che aveva in mano le tv pubbliche e private. Non è liberale l'attuale attribuzione delle concessioni televisive e il fatto che un'azienda può monopolizzare il 65% della pubblicità.
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EUROPA on the Web 17-10
Dopo Berlusconi, Briatore ci spiega che solo il ricco è premiato dal cielo
Flavio Briatore, il padrone del Billionaire e mago della Formula Uno, ha detto berlusconianamente che la ricchezza va indicata ai giovani come meta
FEDERICO ORLANDO
Briatore ha spiegato che lui, come altri ricchi, non ha propriamente un paese, perché le sue attività sono all’estero.
Che poi fra quei ricchi ce ne siano alcuni o parecchi che non potrebbero spiegare a un magistrato l’origine della loro ricchezza, è problema che non tange il nostro personaggio: né a noi la cosa interesserebbe più di tanto, se non fosse che Briatore lascia capire di potersi dare alla politica, tempo due anni. E io penso quale nuovo maestro di etica calvinista alle vongole impartirebbe lezioni ai nostri giovani dalla cattedra del parlamento o del governo.
Manda un doppio messaggio: a chi evade affinché continui a evadere e anzi si senta berlusconianamente autorizzato a farlo; e un messaggio ai giovani, sui modelli estivi Gregoraci & C., ad affollare le selezioni per le “veline” o altri obiettivi mitici, che deviano molti ragazzi e ragazze dal lavoro senza ribalta, che però è quello sul quale l’intera nazione campa.
Tutto vorremmo tranne che il berlusconismo continuasse con altri leader. Briatore è il vero figlio di Berlusconi.
(versione ridotta)
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CITAZIONE
“Io credo che la ricchezza sia un furto”
Briatore ha riferito cose sentite dire o lette sui giornali e che ormai sono il sale del pensiero borghese corrente. Il precipitato del “berlusconismo”, che purtroppo va oltre lo stesso berlusconismo. L’idea - raramente detta con la chiarezza della quale va reso merito a questo Briatore - è proprio quella che al vertice della scala dei valori della civiltà moderna ci sia la ricchezza. Cioè l’accumulazione, cioè la concentrazione di una enorme quantità di denaro nelle proprie mani. Questa idea è alla base dei nuovi corporativismi che stanno emergendo in tutta la loro nuda semplicità e volgarità. Qual è l’idea che sta dietro a questi ragionamenti? Che comunque la ricchezza è la chiave della modernità; e quindi lo stato, e i politici nuovi, e la sinistra moderna - sì anche la sinistra moderna - sono chiamati a difenderne e oliarne i processi di accumulazione. Ora, vi dirò la drammatica verità: io credo che la ricchezza sia un furto. O almeno la ricchezza oltre un certo limite. Ci sono solo tre modi per accumulare ricchezza oltre un certo limite: evadere le tasse, speculare, o ricevere gigantesche eredità. Le gigantesche eredità, a loro volta, sono frutto o di evasione o di speculazione, e comunque violano l’idea che gli uomini nascono tutti uguali, cioè con uguali diritti di fronte alla vita. Mi obiettano: ma allora tu criminalizzi la ricchezza? Beh, insomma, tra le tante accuse che mi si possono fare questa non è la più infondata...
(Piero Sansonetti, Liberazione 17-10)

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MEDITAZIONE 17/10/06

LIBERAZIONE 17-10

«Finiranno tutti democristiani,

i ghibellini hanno perso»

Intervista a Pietrangelo Buttafuoco, scrittore di destra: «La destra oggi non è nient’altro che la sinistra in fase senile»
Frida Nacinovich
C’è Storace che accusa Fini di voler trasformare An nella Dc. E c’è la sinistra Ds che non trova tracce di laicità - e nemmeno di socialismo - nel Partito democratico di Fassino e Rutelli.
-- Buttafuoco, cosa sta succedendo? Moriremo tutti democristiani?
L’Italia non è mai riuscita, nonostante gli italiani, ad avere partiti ghibellini.
-- Ma come, negli ultimi due secoli: non ci sono stati socialisti, repubblicani, azionisti e fascisti, oltre naturalmente a democristiani e comunisti?
Sono stati tutti guelfi. Fin dal medioevo, il tentativo è sempre stato quello di trasformare gli italiani in moderati. E perfino Dante - il “re” dei ghibellini - in realtà era un guelfo.
-- Quindi anche la destra italiana è fondamentalmente democristiana?
La destra non è nient’altro che la sinistra in fase senile. Basta pensare ai suoi miti: arrivano dalla sinistra. A partire da Oriana Fallaci. La destra trova nuova linfa dagli eserciti della sinistra. E allora sono tutti filo-americani, filo occidentali, al fianco dei marines.
-- Oriana Fallaci di sinistra?
Nasce bella gruppettara, pronta per essere inseguita da un pubblico vociante e di destra.
-- Fini, il presidentissimo di An, il ragazzo missino ne ha fatta di strada.
Senza offesa, Fini è nel solco della tradizione mussoliniana. Per lui il pragmatismo viene ben prima dell’ideologia.
-- Che effetto le fa An nel Ppe?
Mi fa un certo effetto. Ormai c’è un certificato di morte per il Movimento sociale italiano, che non è la destra.
-- E un certificato di morte c’è anche per il Pci, poi Pds, ora Ds, nel futuro Partito democratico insieme alla Margherita?
Il Pci continua a vivere perché il suo gruppo dirigente è un capolavoro strategico. Da qui l’egemonia culturale, la presenza istituzionale. Nel senso buono, gli do atto del passaggio da Machiavelli a Togliatti. Riconosco i valori di una scuola politica. Hanno prevalso atteggiamenti di piccolo cabotaggio, improvvisazioni.
-- Insomma, tanto di cappello ai dirigenti Ds.
I Ds a differenza di An hanno dirigenti di primo piano. Fassino a parte, penso a D’Alema, Veltroni o a Violante, un gruppo in grado di leggere gli spartiti. Il trionfo del sindaco di Roma corrisponde a un’idea egemonica che sopravvive nel tempo. Il Msi non si è comportato allo stesso modo, fino al suo malinconico decesso. Ora c’è An, la scommessa di un solo uomo: Fini. Qualcuno dei suoi troverà asilo in altre formazioni politiche come Forza Italia, l’Udc o gli autonomisti di Raffaele Lombardo.
-- Finiranno tutti nel Partito popolare europeo.
Chi militava nel Msi avrebbe voluto trovare un partito ghibellino, capace di piegare l’economia, il clericalismo, alle ragioni della politica. E invece il pollaio dei valori ha prevalso su tutto, i ghibellini hanno perso sia a destra che a sinistra.
-- Se hanno perso i ghibellini, chi ha vinto?
Ha prevalso la realpolitik. E gli eredi del Pci hanno saputo sfruttare meglio gli ambiti istituzionali, sono riusciti a controllare meglio il territorio.
-- Insisto: allora moriremo tutti democristiani?
L’Italia è così profondamente democristiana che alla fine si salveranno solo gli anarchici. Di destra e di sinistra.

lunedì, ottobre 16, 2006

RESISTENZA - 16/10/06

REPUBBLICA on-line 16-10
CARTA CANTA
di Marco Travaglio
C'era una volta la democrazia
"Chiaramente l'approvazione della legge Gasparri è un fatto positivo, ma quello che è accaduto non è nè un primo passo nè un traguardo. Semplicemente una nuova legge che fa chiarezza sul sistema dei media in Italia e che introduce una tecnologia nuova come il digitale terrestre. Veramente questa è una legge che non avvantaggia nessuno. L'unica cosa, al limite, che può aver fatto nei nostri confronti è quella di non aver ucciso Rete4. Ma qui c'era un errore di partenza grandissimo: perché Rete4 sarebbe stata da uccidere?"
(Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset, La Stampa, 3 dicembre 2003)
"Basta con le accuse di essere beneficiati dalla politica, pretendiamo rispetto"
(Marina Berlusconi, vicepresidente Fininvest, Il Giornale, 3 dicembre 2003)
"Io sono fuori dal gruppo, dal 1994 non entro nella gestione, sono solo l'azionista, stacco cedole. Ho buttato in acqua i miei figli a nuotare". Buone cedole, da quando è presidente del Consiglio gli affari sono migliorati. "Sì, i miei figli sono più bravi di me"
(Silvio Berlusconi, all'epoca presidente del Consiglio, intervistato da Alberto Statera, "La Repubblica", 27 marzo 2005)
"La legge sulle tv di Gentiloni? Non ci credo, sarebbe un atto di banditismo e non sarebbe più una democrazia quel paese in cui una parte politica andasse al governo e intendesse colpire l'avversario attraverso le sue aziende e le sue proprietà private"
(Silvio Berlusconi, 12 ottobre 2006)
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MANIFESTO
Il Cavaliere dimezzato
I vertici di Mediaset urlano all'«esproprio» e al «furto» ma la rabbia è dovuta al fatto che sono stati toccati gli interessi del biscione, abituato troppo bene
Bruno Perini
«Esproprio», «furto», «colpo basso», «aggressione», «vendetta». Ai piani alti del gruppo Mediaset gli epiteti per definire il «blitz Gentiloni» si sprecano. Nessuna dichiarazione ufficiale,nessun commento a freddo. Vale il comunicato diffuso l'altro ieri dal biscione invelenito che parlava di «legge contro un'azienda».
Non c'è bisogno di grandi parole, ad alzare i toni dello scontro ci ha pensato Silvio Berlusconi, definendo il disegno di legge del governo Prodi «un atto di banditismo». Le parole del cavaliere sono la premessa di una battaglia politico-parlamentare che trascinerà con sè tutto il centro destra, diventato ormai, il partito di Mediaset.
Ancora una volta, dunque, l'ex presidente del consiglio e il suo quartier generale la buttano in politica. Ma se si scava dietro il polverone sollevato dal centro destra, in previsione di una battaglia parlamentare che si annuncia cruenta, si scopre che tutta questa rabbia e livore nei confronti dei «banditi» non ha nulla di ideologico, è dovuta al fatto che è stato toccato il portafoglio. E come è noto chi tocca gli interessi economici e finanziari del biscione muore.
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CORSERA 16-10
Mahatma Bondi e il digiuno per Re Silvio
Il coordinatore azzurro una volta confidò: per lui andrei in carcere

Gian Antonio Stella
Un giorno, per metter alla prova la sua dedizione, gli chiesero che cosa sarebbe stato disposto a fare, per il «suo» Silvio. Rispose: «Andare in carcere». «Al posto suo?», insistettero. «Non solo al posto suo», si immolò: «Andrei in carcere per lui». Va da sé che, quando ha annunciato di voler fare uno sciopero della fame per il Cavaliere, c'è chi ha malignato. Poi c'è chi ha riso e chi si è inchinato rispettoso. Ma non uno si è stupito: un gesto così poteva farlo solo lui, Sandro Bondi.
Certo è che la scelta del coordinatore di Forza Italia, pur essendo nel solco di una lunga tradizione, è assolutamente inedita.
Uno sciopero della fame per difendere un impero televisivo dall'assalto bolscevico non lo aveva ancora fatto nessuno. E fa di Sandro Bondi, in un mondo di infedeli, un gigante della fedeltà assoluta. In un pianeta come la politica dove tutti sono pronti a tirare indietro la gamba, lui si espone fino in fondo accettando per amore di quello che rispettoso chiama «il Presidente» («P» maiuscola e flautata) ogni possibile supplizio.
Ma lui, da quando era comunista, è fatto così: si dà tutto. Anzi, sfida i sorrisetti altrui rivendicando la sua parte fino in fondo, quasi a farne un punto di forza. Ostenta la foto del Cavaliere sul comodino. Scrive poesie dal titolo «A Silvio»: «Vita assaporata Vita preceduta Vita inseguita Vita amata Vita vitale Vita ritrovata Vita splendente Vita disvelata Vita nova». Claudio Sabelli Fioretti gli chiede un difetto del suo amato: «Un difetto di Berlusconi... Un difetto di Berlusconi... Non so... Non riesco a trovarlo...». Offre la testa al patibolo dopo la catastrofe (quattro milioni di voti in meno) alle Europee del 2004: «Forza Italia ha una piccola flessione. Forza Italia però, non Berlusconi. Io come coordinatore ne trarrò le conseguenze».
Sabina Negri, già moglie di Roberto Calderoli, una volta lo fotografò così: «Sono sicura che se rinascesse vorrebbe essere Veronica». Ma lo farebbe, Veronica, uno sciopero della fame per Retequattro?
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IL RIFORMISTA 16-10
E-mail
Caro direttore,
Berlusconi perderà la rete, ma non il pescato.
www.francesconardi.it

venerdì, ottobre 13, 2006

RESISTENZA - 13/10/06

ADESSO SI’…
che Berlusconi riscende in campo! Pare che qualcuno stia cercando di toccargli “la roba”…
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APRILEONLINE 13-10
Benvenuti in un paese normale…
Ovviamente, Berlusconi è furioso.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge presentato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni volto a disciplinare il settore televisivo nella fase di transizione al digitale terrestre. Il provvedimento, in pratica una riforma della legge Gasparri, è stata approvata da Palazzo Chigi all'unanimità.
Obbligo di vendita per le frequenze. Il disegno di legge prevede il trasferimento di una rete analogica sul digitale entro il 2009 per Rai e Mediaset.
Ci accingiamo a diventare un paese normale. La riforma Gentiloni, in un qualsiasi paese europeo, infatti, sarebbe considerata una riforma ordinaria, tesa ad ampliare un mercato che - in Italia - non è stato finora degno di definirsi tale, strozzato com'era dalla cultura del conflitto d'interesse.
Inutile a dirsi, Berlusconi è furioso. "Non ci credo - ha detto l'ex premier - sarebbe un atto di banditismo e non sarebbe più una democrazia quel Paese in cui una parte politica andasse al governo e intendesse colpire l'avversario attraverso le sue aziende e le sue proprietà private. Non ci credo". A fargli eco tutto il centrodestra, "scioccato" all'idea che, in Italia, si possa consentire la nascita di nuove imprese e di nuovo lavoro anche nel settore delle comunicazioni e "solidale" con il Tg 4 di Fede che vede avvicinarsi il suo lancio sul satellite. Maurizio Gasparri di Alleanza nazionale parla di "legge -vendetta" e annuncia le barricate in parlamento: "Sarà ben difficile che il testo presentato dal governo in materia radiotelevisiva sarà approvato". Apertura di credito, invece, da parte del senatore "del limbo", l'ex Udc Marco Follini: "Mi auguro che l'opposizione eviti di rimanere ancorata all'anacronistica trincea della legge Gasparri".
Spiega Giuseppe Giulietti (Ds): "Quello che sconcerta è che per l'ennesima volta il capo della destra italiana, Berlusconi, abbia dato di matto confermando che per quanto lo riguarda l'interesse di uno è sempre comunque prevalente sull'interesse generale".
Conclude Giulietti: “Mi auguro che nessuno, nel centrosinistra, si lasci incantare dallo spartito arcinoto di Berlusconi e che invece ci si ricordi che in Italia esistono centinaia e centinaia di imprese dell'industria culturale, dell'editoria, dei media che hanno subìto danni dal conflitto d'interesse.”
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CORSERA 13-10
Berlusconi: «Sulla tv atto di banditismo»
Il Cavaliere torna a indossare l'armatura

ROMA - Stronca il pacchetto Visco-Bersani parlando di «regime fiscale» e di «stato di polizia». Ripesca la polemica sui «brogli» per concludere che «la maggioranza non è legittima». Insomma, Silvio Berlusconi abbandona il basso profilo e torna a indossare l'armatura. A farlo uscire dai gangheri è però il varo della riforma tv, che spedirà con tre anni di anticipo una rete Mediaset sul digitale. «Non ci credo, sarebbe un atto di banditismo. Non ci credo» dichiara il leader di Forza Italia.
RIFORMA TV - «Stamattina - osserva quindi Berlusconi - ho detto che non credevo sarebbero arrivati a tanto e invece ci sono arrivati. La democrazia non è più tale quando una parte ha timore che l'altra parte vada al governo perché può fargli del male». E ancora: «Una democrazia - incalza l'ex premier - non è più tale quando la parte che va al governo attacca e aggredisce l'altra parte nel suo leader aggredendo la sua proprietà privata e le sue aziende». Quindi conclude: «Mi rifiuto di credere che esista la possibilità che questa legge passi in Parlamento. Credo proprio che non potrà passare».
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MANIFESTO 13-10
Sommario di I pag.
Non ci posso credere
Il consiglio dei ministri vara la riforma della legge Gasparri sulle tv e Silvio Berlusconi va su tutte le furie: «Un atto di banditismo, non possiamo più considerarci una democrazia». Entro il 2009 una rete Mediaset dovrà trasmettere solo in digitale. E' previsto un tetto per la raccolta pubblicitaria. L'opposizione si scatena. Forza Italia annuncia referendum e «iniziative nonviolente»
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REPUBBLICA on-line 13-10
Buttiglione attacca
"La Cdl non è il partito di Mediaset"

ROMA - Non siamo in casa Mediaset. Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, interviene a gamba tesa - sul Ddl Gentiloni approvato ieri dal governo - lanciando un messaggio chiaro a Silvio Berlusconi: "Non è pensabile che l'opposizione sia il partito di Mediaset, e che gli interessi dell'azienda siano il perno attorno al quale gira l'azione politica della coalizione".
Spiega Buttiglione: "Da parte di Mediaset ho letto questa mattina alcuni accenti, per esempio da parte di Confalonieri, che se venissero confermati mi troverebbero in totale disaccordo".
Più compatta la posizione del resto della Cdl in difesa di Berlusconi. Per esempio Maurizio Gasparri, padre della vecchia legge, è netto: "Alcuni aspetti del ddl Gentiloni sono una chiara ritorsione verso Mediaste.” Dello stesso tono il commento di Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, secondo il quale la riforma "colpisce con una bastonata alle gambe il maggiore e più pericoloso esponente dell'opposizione".
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L'UNITA' on-line 13-10
Berlusconi: «Banditi»
Gentiloni: «Prova a buttarla in caciara»

Banditi. Silvio Berlusconi mette subito da parte gli inviti al confronto parlamentare del governo e si calca l´elmetto in testa. Sulla riforma del sistema televisivo Forza Italia prepara già le trincee. Mentre le dichiarazioni di guerra dell´ex premier si confondono con quelle della sua azienda, che vede messa per la prima volta in discussione la sua posizione di assoluto dominio sul mercato,
Dunque per Berlusconi il via libera alla riforma Gentiloni «sarebbe un atto di banditismo». Di più: «un paese in cui una parte politica andasse al governo e intendesse colpire l'avversario politico attraverso le sue aziende e le sue proprietà private, non sarebbe più democrazia». E mentre il fido Sando Bondi prepara «testimonianze morali e politiche» bontà sua «nonviolente», Mediaset attacca: «Per anni sono state criticate leggi definite "ad personam", oggi il governo ne ha presentata una 'contro un'azienda’ che appare tagliata su misura come vendetta politica».
Banditismo? Vendetta? Il ministro Gentiloni non vuole sentirne parlare: «Parlare di banditismo e di esproprio mi sembra un modo di buttarla in caciara...», replica.
Nella Cdl si differenza ancora una volta la sola Udc: «Se l'intendimento è di migliorare il pluralismo radiotelevisivo e di rendere più competitivo il sistema allora siamo pronti a discuterne costruttivamente in parlamento», dichiara il segretario centrista Cesa. E l´ormai ex Follini si augura che «l'opposizione eviti a di rimanere ancorata all'anacronistica trincea della legge Gasparri».
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CITAZIONE
La legge Gasparri è stata una delle normative più scandalose a uso e consumo di Berlusconi e di Mediaset-Publitalia. Tutto ciò nonostante le sentenze ripetute e argomentate dell´Antitrust, dell´Authority e di altri organismi. Tutto vano di fronte alla dura determinazione con la quale Berlusconi e il suo ministro di fiducia sono allora andati avanti nel travolgimento di ogni barriera, di ogni limite. Il premier-proprietario aveva una dannata fretta: doveva per legge abrogare e sostituire con altre a suo netto favore le norme antecedenti che avrebbero comportato il passaggio sul satellite di Rete4. Un caso mai visto di stravolgimento del diritto in un Paese evoluto. Una anomalia tutta italiana. Secondo la rivista americana Forbes, il premier in carica aveva così raddoppiato la propria ricchezza personale.
Lo stesso uomo politico, ora leader dell´opposizione, incurante del colossale conflitto di interessi, parla ora di «banditismo», di «vendetta politica». Un fuoco di sbarramento furibondo, preventivo, suo e di Fedele Confalonieri, volto ad impressionare la pubblica opinione, a vittimizzarsi e a tentare l´affossamento o l´impantamento della riforma Gentiloni.
(dall’editoriale di Vittorio Emiliani, Ibidem)