domenica, marzo 11, 2007

RESISTENZA - 11/3/07

L'UNITA' on-line 11-3
EDITORIALE
Dove vola l’avvoltoio
Furio Colombo
“Berlusconi non aspetti neanche un minuto a provocare la caduta del governo Prodi e il ricorso a nuove elezioni perché la promessa che aveva fatto fin dall’inizio di non lasciare spazio ai comunisti sta per essere contraddetta (dal probabile voto della Cdl a favore della missione italiana in Afghanistan, ndr) in maniera tale da far pensare che l’intervallo berlusconiano sia servito ai comunisti per assestarsi nel migliore dei modi. Noi - quelli che amano l’Italia - vogliamo dimostrare che non è così e vogliamo farlo subito. Siamo pronti a combattere subito».
È l’articolo di fondo, pag. 1, apertura, de Il Giornale organo personale di Berlusconi, il giorno 9 marzo -- voce ufficiale della destra di Berlusconi sul giornale di Berlusconi.
Da notare la parola «combattere» che, come si vede dal contesto, non è una metafora.
Sono importanti anche altri due passaggi di questo testo.
Il primo: «perché di questo si tratta con l’attuale governo, del comunismo, in tutte le decisioni già prese e in quelle da prendere. È lo Stato comunista. E il comunismo non può governare se non come Stato di polizia».
Il secondo: «Non lo vedono (i politici di destra, ndr) che i giovani girano a vuoto fino al punto di ammazzarsi con l’unica arma che possiedono? I politici hanno fatto una legge per vietare la violenza negli stadi. Pensano davvero che combattere per la propria squadra sia “stupido” oltre che illegittimo? Ma per cosa devono combattere questi giovani, con che cosa si possono identificare se non gli è stato messo davanti altro valore che il calcio?».
Il manifesto combattentistico (e la macabra celebrazione dell’omicidio dell’ispettore Raciti) pubblicato con solennità dal quotidiano personale di Berlusconi non gira a vuoto. Appare il perno di una strategia, una febbre lucida di distruzione della vita italiana che la parola “guerra” inietta nelle vene berlusconiane come una droga. No, i talebani non c’entrano e neanche gli alleati americani. Scherziamo? I nemici sono - ci spiega Libero pag. 3, articolo di Fausto Carioti lo stesso giorno - «Romano Prodi, Massimo D’Alema, Arturo Parisi e Piero Fassino (che) con ogni probabilità proveranno a mettere la testa sotto la sabbia, incrociare le dita, continuare a dire che la nostra era e resta una missione di pace e sperare che non ci scappi il morto. Sta alla Casa delle libertà inchiodarli alle loro responsabilità: siete pronti ad ammettere che i militari italiani in Afghanistan sono in guerra contro i talebani? Se, come è assai probabile, Prodi si dichiara contrario a mettere i nostri soldati in assetto di guerra, metterebbe in gioco, per la sua sopravvivenza politica, la vita dei nostri soldati».
Vedete dunque dove vola l’avvoltoio. Vola in cerca di cadaveri da poter depositare, con bandiera e tutto (e la più cinica finzione di patriottismo), davanti a Palazzo Chigi come strumento (pensate all’orrore di questa parola) per rifare elezioni già in parte misteriosamente taroccate e comunque rese “malate” dall’esito (due Camere elette con due leggi diverse e dunque con due maggioranze diverse) dalla legge-porcata di Calderoli. Una grave, drammatica questione internazionale viene dunque usata come espediente per salvare, tutto insieme, legge Cirielli, prescrizioni, condoni, Mediaset, processi in cui l’ex premier è tuttora - e più che mai - imputato, conflitto di interessi, affari personali, la cosidetta riforma giudiziaria Castelli che spazza via il potere giudiziario, tutte le leggi ad personam che si possono ancora fare, magari spartendo un po’ di benefici anche con altri imputati di crimini vari, tipo Mitrokhin, Sanità, intercettazioni illegali, tutte imprese di bravi compagni di strada.
Ma questo non è un dibattito sulla politica internazionale e non è neppure un dibattito sulla pace e sulla guerra.
No, questo è un percorso di trappole e tagliole per tentare di liberarsi di un governo che sta tentando di ripristinare dignità e legalità in un Paese duramente manomesso, a cui stava per essere sottratta persino una parte importante della Costituzione e la libertà dei giudici.
Dunque il voto è ancora una volta per o contro Berlusconi.
Può essere utile ricordare le parole citate all’inizio di questo articolo, l’articolo di fondo de Il Giornale firmato da Ida Magli.
Il fatto importante è che, avendo la Magli scelto di scrivere un articolo paleo-fascista in cui il nemico è il comunismo, il condottiero è Berlusconi, l’uomo da abbattere è Prodi, e il valore centrale è il maschio che sceglie la guerra e l’appello a combattere, quell’articolo è diventato un editoriale. Sul giornale personale di Berlusconi. Dunque il proclama della metà dell’Italia che dice di rappresentare. Sarebbe un errore riderci sopra.
Chi vorrà dare il suo voto a questa gente?
(versione ridotta)

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PERO’…
…però il compagno Colombo non ci dice a quanti ed autorevoli componenti del suo schieramento sono altresì applicabili le sue peraltro sacrosante considerazioni.
Luciano Seno

venerdì, marzo 02, 2007

MEDITAZIONE -2/3/07

LA PALLA AL PIEDE
dell’Italia è “quel coacervo di preti, fascisti, farabutti e fessi che nei passati ottant'anni ha impedito che l'Italia divenisse un normale paese europeo”, come recita da tempo la testata di questo blog.
E se provi, non dico a spezzare la catena ma almeno ad allungarla un po’, come stava facendo il timido e velleitario Prodi con la sua nidiata di “polli di Renzo”, arrivano subito Cossiga (Impero), Andreotti (Vaticano) e Pininfarina (Lorsignori) a farti lo sgambetto.
E per rimettersi in piedi, il poverino ha dovuto fare un robusto passo al centro – per ora. E ricordiamoci che “il diavolo è nel dettaglio”: l’Opus Dei è saldamente insediata nella compagine governativa. “Piccolo dettaglio” del quale nessuno, ripeto, nessuno, da nessuna parte, ha il coraggio di parlare.
Come titolava ieri il MANIFESTO, Prodi “ha preso i voti” -- e non è detto che basti: come diceva Eduardo, “gli esami non finiscono mai”.
E’ dal dopo “Mani Pulite” che l’Italia si regge sul teorema Agnelli-Cuccia: “Niente di meglio di un governo di centro-sinistra, per avere una seria politica di destra.”
E infatti, eccoci qua a fare la guerra in Afghanistan, aumentare le basi militari americane in Italia, glissare sui DICO e l’eccetera è su tutti i giornali tutti i giorni – sennò vi ribeccate Berlusconi.

Luciano Seno
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STAMPA 2-3
Corsivo
Suddetti
jena
Ieri Berlusconi ha smentito di aver detto che gli elettori di centrosinistra sono dei coglioni. Ma nel frattempo i suddetti elettori se l’erano detto da soli.

domenica, febbraio 25, 2007

MEDITAZIONE - 25/2/07

LA RI-FIDUCIA…

UN “SOVVERSIVO”

LA VEDE COSI’

Il qui citato è dei “nostri”, cioè una persona per bene che come noi si onora delle qualifiche di “komunista” e “koglione” attribuiteci da Berlusconi.
Luciano Seno
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www.bernardini.com 25-2
Ecco il programma che io ho votato:
L´Italia deve essere protagonista di questo processo. Per affrontare i problemi che derivano dall´assetto unipolare del mondo dobbiamo puntare ad una difesa europea autonoma, pur se sempre in rapporto con l´Alleanza Atlantica, che sta profondamente cambiando.
Ecco il programma che ha il costituendo governo, che io non ho votato:
Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan.
Sfido chiunque a dimostrarmi che sia la stessa cosa.
Mark Bernardini

venerdì, febbraio 23, 2007

MEDITAZIONE - 23/2/07

UN “RIFORMISTA”

LA VEDE COSÌ

Magari un è po’ troppo “moderato” per i miei gusti…
Ma se non altro è una persona per bene che ha le idee chiare a proposito di Berlusconi… un po’ meno circa i “Polli di Renzo”…

Luciano Seno
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C@C@O 23-7
Da Jacopofo.com, scritto mercoledì 21, alle ore 18.00.
Il governo Prodi rischia di cadere. Sarebbe un disastro. Facciamo qualche cosa!
Il governo è stato battuto al Senato nella votazione di oggi pomeriggio.
Crisi di governo?
Sinceramente sono sgomento.
Se il governo Prodi cadrà, registreremo un secco arretramento della situazione italiana. Prodi è l'unico che in questo momento possa tenere insieme una barca con un minimo (indispensabile) di intenzione riformatrice.
Qualunque alternativa mi fa paura. Per non parlare della possibilità di dover rivotare con forti probabilità di una vittoria della destra.
Questa situazione è la prova di quanto sia difficile in Italia anche un tenue percorso riformista. Il blocco sociale dei berlusconi e dei berluschini, delle corporazioni dei farmacisti e dei notai è incazzato nero e reclama il ritorno del partito dei condoni e dell'evasione fiscale.
E se è vero che il governo ha approvato leggi infami come l'indulto è anche vero che mai prima d'ora erano state spuntate le unghie agli interessi dei potenti. E la battaglia accanita sulla questione del solare o contro il condono di massa per i funzionari corrotti, con mani misteriose e notturne che intervengono a correggere il testo della legge, dimostrano quanto forte sia il partito dei Grandi Interessi.
Sicuramente se si dovesse ritornare indietro a un governo berluschino o post democristiano (fuori Rifondazione, dentro Casini) sarebbe un grande colpo, concretamente, per gli interessi dei cittadini. Se non ci liberiamo adesso dei mille balzelli dei furbi, almeno dei più allucinanti, quanto dovremo poi aspettare ancora?
Invito tutti a pensarci.
Sarebbe il caso di mobilitarsi adesso. Far sentire ai partiti del governo che abbiamo scelto Prodi alle primarie e che vogliamo che lui resti al suo posto. Con tutti i suoi limiti, rimane ancora il meglio possibile.
E chi è preso da smanie massimaliste ci pensi due volte: veramente vuoi rischiare altri 5 anni di Silvio il Terribile?
Altri 5 anni senza una riforma della giustizia che la faccia funzionare, con persino i soldi per le fotocopie che mancano.
Altri 5 anni di orgia di abusi, di leggi scritte apposta per gli amici, di condoni, incoraggiamenti pubblici agli evasori e battute sui froci?
ALTRI 5 ANNI COSÌ CI PORTEREBBERO A UNA SITUAZIONE ECONOMICA E CIVILE DA DITTATURA SUDAMERICANA.
Ed è da sottolineare che, come ha detto Cossiga, che ci tiene a precisare che lui è quello con la K, Prodi non ha nessun obbligo costituzionale di dimettersi solo perché ha perso una votazione.
Ma intorno gli stanno già cantando il funerale. È un'operazione di marketing ben orchestrata (impiegheremo tempo a capire cosa è successo dietro le quinte.)
Scriviamo ai giornali. Al governo, alle segreterie dei partiti. Inventiamoci qualche cosa subito.
PRODI RESISTI!
NON FARTI SALTARE I NERVI.
Ancora una volta la parola d'ordine è
RESISTERE!
RESISTERE!
RESISTERE!
Intanto invia una mail a Romano Prodi!
vai qui: http://www.romanoprodi.it/contatti/caro_romano.html
Io gli ho inviato questo testo:
Caro Romano,
resisti!
Non dimetterti o ci ribecchiamo altri 5 anni di pastette!
Sei l'unica speranza per iniziare a scardinare il potere delle corporazioni e dei salotti buoni e razionalizzare il sistema Italia. L'unico che può ancora riuscire a ottenere una mediazione.
Usa la base! Lancia un appello ai tuoi elettori. Ti hanno scelto in 4 milioni. Hai molto più sostegno popolare di quel che credi.
Per leggere i commenti degli altri lettori
http://www.jacopofo.com/?q=node/2693
JACOPO FO
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MENTRE DA FUORI LA VEDONO COSI'...

ITALIENI 23-2
Prodi è morto, viva Prodi
Romano Prodi aveva sognato di ripetere l'impresa del suo predecessore: guidare il governo per cinque anni. Probabilmente non ci riuscirà neanche se dopo le interminabili consultazioni il presidente della repubblica gli affiderà un nuovo incarico. Infatti, tutto fa pensare che un governo Prodi bis sarebbe fragile quanto quello appena caduto, per soli due voti, sulla questione del mantenimento delle truppe in Afghanistan. Le crisi politiche italiane sfidano ogni pronostico. La cosa più probabile è che Prodi sia il successore di se stesso, perché i partiti del centrosinistra faranno marcia indietro di fronte al rischio di elezioni anticipate. Per i partner europei dell'Italia sarebbe una buona notizia.
Le Monde, Francia [in francese]
http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-
3232,36-875015@51-864240,0.html

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Pasta and fries
La crisi che ha portato alle dimissioni di Romano Prodi dimostra quanto può essere pericoloso per un esecutivo europeo appoggiare l'amministrazione americana di George W. Bush. Mentre Tony Blair, il più fedele alleato di Bush, annunciava il ritiro delle truppe britanniche dall'Iraq, il presidente del consiglio italiano è stato umiliato in un cruciale voto sull'impegno italiano in Afghanistan. La crisi, anche se portasse a un nuovo governo Prodi, solleva grandi dubbi sulla capacità di un centrosinistra umiliato e disorientato di far passare i cambiamenti dolorosi di cui l'Italia ha bisogno.
The Economist, Gran Bretagna [in inglese]
http://www.economist.com/world/europe/
displaystory.cfm?story_id=E1_RSQGQTT

giovedì, febbraio 22, 2007

RESISTENZA - 22/2/07

MANIFESTO 22-2
Un brutto pasticcio
Credevamo di essere nelle mani di Pallaro, l'italiano all'estero che fa il lobbista. Simbolo di un nuovo trasformismo basato sugli affari privati. Invece siamo finiti nelle mani di Andreotti, Pininfarina e Cossiga: Vaticano, Confindustria e Usa uniti in una rinata comunità d'interessi…
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APRILEONLINE 22-2
I poteri forti e il "governissimo"
Siamo in presenza dell'affondo su un progetto in campo sin dall'insediamento del governo. Un progetto che tradisce il mandato dato dagli elettori al centrosinistra e a Prodi per governare 5 anni. Già si muovono gli avvoltoi, già si sentono voci a favore delle larghe intese
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REPUBBLICA on-line 22-2
Titoli
Crisi di governo, via alle consultazioni
L'Ulivo: sì all'entrata di singoli cdl
Il premier si dimette dopo la sconfitta al Senato sulla politica estera
Ipotesi reincarico per il Professore: "Adesso accordo blindato".
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Berlusconi: "Vadano a casa"
Casini frena: "Serve una tregua"
FI e An in piazza a Milano e Roma. Ma il leader Udc: "Prodi non è autosufficiente, ma nessuno lo sarebbe. Sediamoci a un tavolo e individuiamo alcuni punti"
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L'UNITA' on-line 22-2
Sommari di I pag.
Quirinale, al via le consultazioni
Fassino: «Piena fiducia a Prodi»

Intanto il leader dell'Udc Pierferdinando Casini propone una «tregua» e una discussione con il centrosinistra. Anche Verdi, Pdci e Prc chiedono con insistenza un Prodi bis. No alle larghe intese dall'Udeur di Mastella
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USA puntano il dito su Dico e Afghanistan
Gli Stati Uniti e il Vaticano sono stati indicati come i burattinai che dietro le quinte hanno manovrato i fili ieri per far inciampare Prodi nella trappola tesa dai senatori a vita. Chiamati in causa, cosa dicono? Il quotidiano dei vescovi l'Avvenire fa "outing" e nell'editoriale mette sul piatto i Dico: «da rivedere». Da Washington Burns, terza carica del Dipartimento di Stato, fa sapere oggi: «Speriamo che l'Italia ci voglia aiutare in Afghanistan perché abbiamo bisogno di vedere un più forte impegno da parte degli alleati europei in termini di truppe, fondi, mezzi». D'Alema gli aveva risposto no.
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BRILLANTE OPERAZIONE DELL’OPUS DEI
Luciano Seno
Due o tre cattolici di provata fede si defilano con trasparenti pretesti e lasciano il cerino in mano ad un paio di Carneade di estrema sinistra. Il gioco è fatto. Avvertita tutta la classe politica: il pensiero unico clerico-fascista di Lorsignori deve prendere il posto di quella “liberal-democrazia” che non riescono ad imporre nemmeno a cannonate. Questo governicchio raffazzonato l’hanno fatto fuori perché, anche se solo a chiacchiere e mai coi fatti, si permetteva di mettere in discussione la loro operazione globale di largo respiro.
E al nostro livello provinciale, hanno buon gioco: Berlusconi potrebbe anche ritirarsi a vita privata domani, ma il suo ultradecennale lavoro clerico-fascista resta in eredità all’Opus Dei, perché noi persone per bene avremo da fare i conti con i danni suoi e dei di lui sodali per molti e molti anni ancora. Come dice oggi Michele Serra, “Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia?”
Cinque anni di sfaceli, tredici anni di politica stile reality show hanno lasciato sul terreno circa venti milioni di italiani oramai arruolati nell'esercito dei berluscones. Sono quei venti milioni che l'hanno ri-votato alle ultime elezioni, tra cui si annoverano i due milioni che lo hanno seguito a Roma tra slogan deliranti e saluti romani, e le decine di migliaia che fanno schizzare verso l'alto le vendite dei giornali padronali dediti per vocazione alla menzogna e alla mistificazione della realtà.
Ma il danno più grosso di Berlusconi è sicuramente – e ovviamente – il berlusconismo: il nuovo fascismo rosa a pois neri che lui per primo ha portato in Italia con le sue televisioni-immondezzaio, che ha ammazzato un paese in nome di idioti e inutili idoli virtuali, e che ha prodotto un paese senza più un briciolo di coscienza civica e storica né tanto meno una minima cultura di base. Sono i milioni di italiani che si scannano in casa per il possesso del telecomando, che inseguono gli ultimi modelli di cellulare incolonnati in fila indiana dentro SUV giganteschi pensati per chilometri di deserto e condotti su pochi metri d'asfalto metropolitano. Un popolo lobotomizzato facile da addomesticare. Sarà duro (possibile?), anche dopo l'uscita di scena di Berlusconi, riparare questo danno.

sabato, febbraio 17, 2007

RESISTENZA/MEDITAZIONE - 17/2/07

EDUARDO DOCET

“Gli esami non finiscono mai…”
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APRILEONLINE 17-2
Sme, Berlusconi mandato in appello
Alessandro Chiappetta
Il processo La Cassazione ha dichiarato nulla l’ordinanza con cui si impediva ai pm di impugnare la sentenza di prescrizione per l’ex premier, conseguenza diretta della legge Pecorella. Per la vicenda di corruzione ai giudici romani, il leader di FI tornerà presto in aula. Ma lui si difende: “Si vogliono sprecare i soldi dei contribuenti”
Silvio Berlusconi verrà processato in appello per la vicenda Sme. E' questa la decisione dei giudici della sesta sezione penale della Cassazione, presieduta da Giorgio Lattanzi, che hanno annullato l'ordinanza dello scorso aprile con cui i giudici milanesi avevano certificato l'inammissibilità dell'appello proposto dalla procura contro la sentenza di primo grado, che aveva visto l'ex premier prosciolto in primo grado.
La suprema corte ha di fatto dichiarato illegittima la legge Pecorella, quella che impediva ai pubblici ministeri di ricorrere in appello contro le sentenze di assoluzione in primo grado.
Inammissibile anche il ricorso di Berlusconi di costituirsi parte civile, nonché quello di illegittimità costituzionale. Il leader di Forza Italia dovrà presentarsi davanti ai giudici per rispondere delle accuse di aver influenzato la sentenza civile Sme, in cui il 10 dicembre 2004 fu assolto con formule diverse.
L'unico ricorso dichiarato ammissibile è quello della parte civile, per il quale il processo è da considerarsi già iniziato e dunque sottoponibile alle nuove norme sui tempi di prescrizione.
L'esito del processo non è comunque da considerarsi scontato, perché la prescrizione è legata soltanto alle attenuanti generiche riconosciute in primo grado, che potrebbero non essere concesse in appello.
L'ex premier non è parso sorpreso del pronunciamento della Corte, dichiarandosi però certo che "tutto si risolverà con un nulla di fatto", e che "le accuse sono assolutamente infondate". Il solito disco a cui ha aggiunto la convinzione che "si vogliono buttare via i soldi dei contribuenti".
(versione ridotta)
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MEDITAZIONE 17/2/07

VICENZA?
Questi la vedono così…

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Federazione Anarchica Italiana – FAI – 17-2
Guerra, terrorismo e strategia della tensione
Seguendo una prassi consolidata da alcuni decenni, la classe dirigente di questo paese ricorre alla minaccia del terrorismo per occultare le contraddizioni esplose al proprio interno e condizionare in chiave autoritaria e repressiva la vita politica e sociale.
Perennemente aperto e pronto all'occorrenza sulle scrivanie del Viminale, delle procure e delle questure di tutta Italia, il faldone relativo alle Brigate Rosse viene tirato fuori al momento giusto attraverso puntuali e spettacolari operazioni di polizia: un modo efficace per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai nodi strutturali dell'Italia di oggi che chi detiene il potere non è capace di affrontare.
Ci sembra indicativo, infatti, che i recenti arresti di Torino, Milano e Padova siano stati eseguiti a pochi giorni dalla manifestazione di Vicenza contro l'ampliamento della base militare USA Ederle 2 dando la stura a una volgare criminalizzazione politica e mediatica dai chiari intenti provocatori. Ancora una volta, secondo un copione assai collaudato, maggioranza e opposizione lanciano accorati appelli alla solidarietà e all'unità nazionale contro tutto ciò che si pone al di fuori dell'ordinamento statuale. In questa convulsa convergenza alla salvaguardia delle istituzioni è possibile buttare nel calderone dell'eversione tutto ciò che il potere non sa gestire: le mobilitazioni popolari contro la devastazione dei territori, le lotte contro il TAV, le lotte e le rivendicazioni dei lavoratori, le manifestazioni per la pace e le iniziative antimilitariste e tutti gli scenari in cui il conflitto sociale si esprime nella sua radicalità e nella sua immediatezza.
Ciò che si sta consumando in questi giorni è un vero e proprio attacco alla libertà di dissentire, una ennesima operazione di screditamento culturale del conflitto operata da una classe di governo che cerca di mantenere se stessa attraverso l'innalzamento della tensione. Nel respingere fermamente ogni tentativo degli apparati dello stato di soffocare l'opposizione sociale, noi difendiamo il valore delle esperienze di autorganizzazione e autogestione nelle lotte che si sono sviluppate ovunque in Italia per far fronte allo scempio che le istituzioni stanno facendo in ogni settore del vivere comune. Contro le nostalgie di chi vuole scientificamente un paese schiavo delle sue paure e del suo passato,
Noi guardiamo al futuro sostenendo attivamente - come abbiamo sempre fatto - le lotte sociali che migliaia di donne e uomini conducono apertamente e alla luce del sole per la giustizia sociale, la libertà e tutti i diritti fondamentali che vengono negati ogni giorno.

venerdì, febbraio 16, 2007

MEDITAZIONE - 16/2/07

PECCATORI… IN GALERA!
Il vero problema sta in quei parlamentari che prendono i voti da tutti gli elettori, credenti e non, etero o omo, ricchi e poveri, e poi, giurata fedeltà alla Costituzione, antepongono a questa le loro convenienze elettorali e clientelari mascherate da fedi religiose. E c'è anche di peggio: la "Quinta Colonna" clerico-fascista dell'Opus Dei infiltrata nella maggioranza...
Luciano Seno
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APRILEONLINE 16-2
Confondere il peccato con il reato
L'attuale classe dirigente in Curia, non riuscendo a evangelizzare le genti, "ricatta" i parlamentari, per varare leggi che costringano, a scanso di condanne civili e penali, a uniformare la propria vita privata ai dettami della Chiesa cattolica.

Paolo Giorgi
Basta con le ingerenze della Chiesa nella politica italiana, ingerenze di "inaudita gravità". "La Chiesa ha il dovere di parlare, non si può chiederle di tacere". Questo il clamoroso botta e risposta che ha visto contrapposti, nelle ultime 48 ore, da un lato un gruppo di intellettuali cattolici e dall'altro l'Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.
Una spaccatura ormai netta tra una larga fetta del mondo cattolico, che vive con disagio la stagione di aggressività politica della Chiesa ruiniana, di cui la questione ‘'Dico" è solo l'ultimo episodio, e la cittadella vaticana, per la verità tutt'altro che isolata ma anzi circondata da schiere di politici dalla dubbia religiosità e da quella parte di laicato più integralista e irreggimentato.
Non era di poco conto l'appello degli storici di mercoledì scorso, a partire dalla prima firma, quel Giuseppe Alberigo "padre" dell'Istituto di studi storici di Bologna dove si custodiscono e si studiano gli scritti, tra gli altri, di Giovanni XXIII e di Giuseppe Dossetti.
Non a caso, la classica Storia del Concilio scritta in più volumi proprio da Alberigo e dai suoi collaboratori è stata di fatto scavalcata da una versione più compiacente, molto più soft rispetto al grande evento conciliare, scritta da un vescovo (Agostino Marchetto) e presentata in pompa magna da Ruini in persona, che ha celebrato dopo la lettura "di parte" alberighiana "finalmente una storia di verità". Una polemica antica, dunque.
Cui prodest questo spingere le cose alle estreme conseguenze? Questa chiara violazione del Concordato, della laicità dello stato, che non ha precedenti in nessun altro paese del mondo? L'Osservatore va giù duro: "La Chiesa sulla famiglia ha il dovere di parlare. Chi vuole, ascolta. Ma non le si chieda di tacere".
Inutile ribadire che un conto è predicare, un conto lanciare strali e diktat rivolti non più ai fedeli ma ai politici stessi, che per Costituzione dovrebbero essere sciolti da ogni "vincolo di mandato", e semmai, aggiungiamo noi, dovrebbero rispondere agli elettori.
Ignorano, i vescovi della chiesa ruiniana (ma molti sono quelli che soffrono in silenzio, non avendo tutti il prestigio personale di Martini che ha velatamente criticato la deriva clericale, ottenendo in risposta un gelido silenzio da Oltretevere), che uno stato laico deve garantire la convivenza civile di tutti, lasciando ai singoli le scelte etiche, morali e religiose. Questa è precisamente al differenza con gli stati etici, se non teocratici, come quelli dell'Islam più radicale, paradossalmente esecrati dai tanti "teo-con" nostrani ma forse sotto sotto invidiati. Di Cristo si parla sempre meno, se è vera la testimonianza di un celebre porporato straniero, che raccontava come "in Vaticano si parli sempre del papa, nessuno che parli di Gesù.
L'ingerenza sulle leggi civili è intollerabile, confonde il peccato con il reato. Non riuscendo a evangelizzare le genti, la chiesa ruininan ricatta i parlamentari, per varare leggi che costringano, a scanso di condanne civili e penali, a uniformare la propria vita privata ai dettami della Chiesa cattolica.
(versione ridotta)