L'UNITA' on-line 11-3
EDITORIALE
Dove vola l’avvoltoio
Furio Colombo
“Berlusconi non aspetti neanche un minuto a provocare la caduta del governo Prodi e il ricorso a nuove elezioni perché la promessa che aveva fatto fin dall’inizio di non lasciare spazio ai comunisti sta per essere contraddetta (dal probabile voto della Cdl a favore della missione italiana in Afghanistan, ndr) in maniera tale da far pensare che l’intervallo berlusconiano sia servito ai comunisti per assestarsi nel migliore dei modi. Noi - quelli che amano l’Italia - vogliamo dimostrare che non è così e vogliamo farlo subito. Siamo pronti a combattere subito».
È l’articolo di fondo, pag. 1, apertura, de Il Giornale organo personale di Berlusconi, il giorno 9 marzo -- voce ufficiale della destra di Berlusconi sul giornale di Berlusconi.
Da notare la parola «combattere» che, come si vede dal contesto, non è una metafora.
Sono importanti anche altri due passaggi di questo testo.
Il primo: «perché di questo si tratta con l’attuale governo, del comunismo, in tutte le decisioni già prese e in quelle da prendere. È lo Stato comunista. E il comunismo non può governare se non come Stato di polizia».
Il secondo: «Non lo vedono (i politici di destra, ndr) che i giovani girano a vuoto fino al punto di ammazzarsi con l’unica arma che possiedono? I politici hanno fatto una legge per vietare la violenza negli stadi. Pensano davvero che combattere per la propria squadra sia “stupido” oltre che illegittimo? Ma per cosa devono combattere questi giovani, con che cosa si possono identificare se non gli è stato messo davanti altro valore che il calcio?».
Il manifesto combattentistico (e la macabra celebrazione dell’omicidio dell’ispettore Raciti) pubblicato con solennità dal quotidiano personale di Berlusconi non gira a vuoto. Appare il perno di una strategia, una febbre lucida di distruzione della vita italiana che la parola “guerra” inietta nelle vene berlusconiane come una droga. No, i talebani non c’entrano e neanche gli alleati americani. Scherziamo? I nemici sono - ci spiega Libero pag. 3, articolo di Fausto Carioti lo stesso giorno - «Romano Prodi, Massimo D’Alema, Arturo Parisi e Piero Fassino (che) con ogni probabilità proveranno a mettere la testa sotto la sabbia, incrociare le dita, continuare a dire che la nostra era e resta una missione di pace e sperare che non ci scappi il morto. Sta alla Casa delle libertà inchiodarli alle loro responsabilità: siete pronti ad ammettere che i militari italiani in Afghanistan sono in guerra contro i talebani? Se, come è assai probabile, Prodi si dichiara contrario a mettere i nostri soldati in assetto di guerra, metterebbe in gioco, per la sua sopravvivenza politica, la vita dei nostri soldati».
Ma questo non è un dibattito sulla politica internazionale e non è neppure un dibattito sulla pace e sulla guerra.
No, questo è un percorso di trappole e tagliole per tentare di liberarsi di un governo che sta tentando di ripristinare dignità e legalità in un Paese duramente manomesso, a cui stava per essere sottratta persino una parte importante della Costituzione e la libertà dei giudici.
Dunque il voto è ancora una volta per o contro Berlusconi.
Può essere utile ricordare le parole citate all’inizio di questo articolo, l’articolo di fondo de Il Giornale firmato da Ida Magli.
Il fatto importante è che, avendo la Magli scelto di scrivere un articolo paleo-fascista in cui il nemico è il comunismo, il condottiero è Berlusconi, l’uomo da abbattere è Prodi, e il valore centrale è il maschio che sceglie la guerra e l’appello a combattere, quell’articolo è diventato un editoriale. Sul giornale personale di Berlusconi. Dunque il proclama della metà dell’Italia che dice di rappresentare. Sarebbe un errore riderci sopra.
Chi vorrà dare il suo voto a questa gente?
(versione ridotta)
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PERO’…
…però il compagno Colombo non ci dice a quanti ed autorevoli componenti del suo schieramento sono altresì applicabili le sue peraltro sacrosante considerazioni.
Luciano Seno
