PECCATORI… IN GALERA!
Il vero problema sta in quei parlamentari che prendono i voti da tutti gli elettori, credenti e non, etero o omo, ricchi e poveri, e poi, giurata fedeltà alla Costituzione, antepongono a questa le loro convenienze elettorali e clientelari mascherate da fedi religiose. E c'è anche di peggio: la "Quinta Colonna" clerico-fascista dell'Opus Dei infiltrata nella maggioranza...
Luciano Seno
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APRILEONLINE 16-2
Confondere il peccato con il reato
L'attuale classe dirigente in Curia, non riuscendo a evangelizzare le genti, "ricatta" i parlamentari, per varare leggi che costringano, a scanso di condanne civili e penali, a uniformare la propria vita privata ai dettami della Chiesa cattolica.
Paolo Giorgi
Basta con le ingerenze della Chiesa nella politica italiana, ingerenze di "inaudita gravità". "La Chiesa ha il dovere di parlare, non si può chiederle di tacere". Questo il clamoroso botta e risposta che ha visto contrapposti, nelle ultime 48 ore, da un lato un gruppo di intellettuali cattolici e dall'altro l'Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.
Una spaccatura ormai netta tra una larga fetta del mondo cattolico, che vive con disagio la stagione di aggressività politica della Chiesa ruiniana, di cui la questione ‘'Dico" è solo l'ultimo episodio, e la cittadella vaticana, per la verità tutt'altro che isolata ma anzi circondata da schiere di politici dalla dubbia religiosità e da quella parte di laicato più integralista e irreggimentato.
Non era di poco conto l'appello degli storici di mercoledì scorso, a partire dalla prima firma, quel Giuseppe Alberigo "padre" dell'Istituto di studi storici di Bologna dove si custodiscono e si studiano gli scritti, tra gli altri, di Giovanni XXIII e di Giuseppe Dossetti.
Non a caso, la classica Storia del Concilio scritta in più volumi proprio da Alberigo e dai suoi collaboratori è stata di fatto scavalcata da una versione più compiacente, molto più soft rispetto al grande evento conciliare, scritta da un vescovo (Agostino Marchetto) e presentata in pompa magna da Ruini in persona, che ha celebrato dopo la lettura "di parte" alberighiana "finalmente una storia di verità". Una polemica antica, dunque.
Cui prodest questo spingere le cose alle estreme conseguenze? Questa chiara violazione del Concordato, della laicità dello stato, che non ha precedenti in nessun altro paese del mondo? L'Osservatore va giù duro: "La Chiesa sulla famiglia ha il dovere di parlare. Chi vuole, ascolta. Ma non le si chieda di tacere".
Inutile ribadire che un conto è predicare, un conto lanciare strali e diktat rivolti non più ai fedeli ma ai politici stessi, che per Costituzione dovrebbero essere sciolti da ogni "vincolo di mandato", e semmai, aggiungiamo noi, dovrebbero rispondere agli elettori.
Ignorano, i vescovi della chiesa ruiniana (ma molti sono quelli che soffrono in silenzio, non avendo tutti il prestigio personale di Martini che ha velatamente criticato la deriva clericale, ottenendo in risposta un gelido silenzio da Oltretevere), che uno stato laico deve garantire la convivenza civile di tutti, lasciando ai singoli le scelte etiche, morali e religiose. Questa è precisamente al differenza con gli stati etici, se non teocratici, come quelli dell'Islam più radicale, paradossalmente esecrati dai tanti "teo-con" nostrani ma forse sotto sotto invidiati. Di Cristo si parla sempre meno, se è vera la testimonianza di un celebre porporato straniero, che raccontava come "in Vaticano si parli sempre del papa, nessuno che parli di Gesù.
L'ingerenza sulle leggi civili è intollerabile, confonde il peccato con il reato. Non riuscendo a evangelizzare le genti, la chiesa ruininan ricatta i parlamentari, per varare leggi che costringano, a scanso di condanne civili e penali, a uniformare la propria vita privata ai dettami della Chiesa cattolica.
(versione ridotta)