BERLUSCONI
come stavo dicendo ieri, per noi persone per bene è sempre stato illegale ed illegittimo, ignobile ed impresentabile, improponibile ed inaccettabile – adesso è pure incostituzionale.
L’approvazione alla Camera d’una legge che ripristina in Italia un sistema proporzionale pasticciato e inclinato verso la fine del bipolarismo e gravi rischi di ingovernabilità e nello stesso tempo ignora i risultati del referendum popolare del 1993 a favore del sistema maggioritario, costituisce l’ennesimo e il più grave colpo di mano del Merda, come affettuosamente lo chiamo ormai da quasi un quinquennio.
Un gangster camuffato da politico, incapace di governare e di risolvere i problemi economici del Paese, che parla sempre di dialogo con l’opposizione ma che dimostra ogni giorno di più di ignorare e non voler rispettare la Costituzione repubblicana del 1947 che ci ha regalato sessant’anni di democrazia.
La sua cosiddetta Casa delle Libertà non soltanto accantona la necessità rispettata in tutti i Paesi democratici dell’Occidente di non cambiare le regole del gioco elettorale quando sono imminenti le elezioni politiche generali ma agisce anche stabilendo che non hanno nessuna importanza gli articoli decisivi della Carta tuttora vigente.
E fa questo sia perché ha una mentalità tendenzialmente autoritaria che sogna il modello gollista (le eccezioni individuali che pure ci sono sembrano finora non avere nessun diritto di cittadinanza nella coalizione berlusconiana) sia perché, tesa nel disegno illusorio di sfuggire con ciò a una sconfitta ormai inevitabile, ritiene poco significativi i clamorosi aspetti di incostituzionalità presenti nel disegno di legge che sarà tra poco in discussione al Senato.
Non c’è bisogno di essere raffinati giuristi per cogliere le evidenti contraddizioni del testo licenziato dalla Camera dei deputati. Il più rilevante è proprio l’elezione al Senato in cui, applicando il meccanismo del premio di maggioranza alla coalizione vincente regione per regione, sarà inevitabile che in varie regioni non si realizzino i presupposti necessari per la rappresentanza o che coalizioni che hanno raggiunto il 30 per cento rappresentino per così dire la maggioranza degli elettori. Sicché verrà a determinarsi una condizione di indubbia disuguaglianza per l’elettore a seconda della regione in cui eserciterà il suo diritto di voto.
Questo elemento configura un aspetto importante di incostituzionalità perché mette in discussione i prefetti espressi con chiarezza dall’articolo 3 della Costituzione che pure Berlusconi non intende o non osa riformare neppure nel progetto di revisione costituzionale già approvato dalle Camere e che sarà ridiscusso a partire dal venti ottobre prossimo per una successiva e definitiva approvazione (salvo l’esito del prevedibile referendum previsto dalla Carta a richiesta di un quinto dei deputati, cinque consigli regionali o cinquecentemila elettori).
Se a questo si aggiunge che le liste bloccate sottraggono al corpo elettorale qualsiasi possibilità di scelta tra i vari candidati e danno alle segreterie dei partiti l’intero potere di decidere chi andrà in Parlamento è indubbio che ci troviamo di fronte a una legge che riesce nello stesso tempo a ostacolare qualsiasi rinnovamento delle classi politiche dirigenti e ad allontanare ulteriormente la società civile, già da lungo tempo gravemente delusa, da ogni partecipazione democratica.
In questa situazione c’è da chiedersi se non spetti agli organi di controllo e garanzia costituzionale (primo tra essi anche in ordine tempo il Capo dello Stato) intervenire con gli strumenti previsti (richiamati l’altro giorno anche dall’ex presidente Cossiga che ha ricordato il suo intervento a proposito della legge sull’obiezione di coscienza) per risparmiare al Paese le conseguenze assai gravi di una simile scelta.
Avevamo raggiunto undici anni fa l’instaurazione di un bipolarismo che Berlusconi aveva abbracciato con entusiasmo e che in meno di dieci gli ha consentito (anche per l’inosservanza della legge del 1957 sulle incompatibilità) di diventare per due volte presidente del Consiglio ed ora lo stesso uomo che pareva aver voluto il bipolarismo lo vuol seppellire nella vana speranza di sfuggire al giudizio negativo della maggioranza degli italiani.
E lo fa con l’arroganza e la disinvoltura costituzionale che ha caratterizzato in questi quattro anni la sua opera di governo ricca di leggi ad personam e contra personam ma scarsa di rispetto per la più elementare decenza nonché per gli italiani per bene.
Luciano Seno
sabato, ottobre 15, 2005
mercoledì, ottobre 05, 2005
RESISTENZA - 5/10/05
L'UNITA' on-line 5-10
Sommario di I pag.
Isteria proporzionale
Fini e Berlusconi: se non si cambia addio Cdl
Berlusconi ribadisce il suo ultimatum: «Se la riforma elettorale non passa, non possono non esserci conseguenze politiche». Fini si allinea e ribadisce la minaccia. Ma l'Udc punta i piedi e il ministro Buttiglione avverte: «O cambia il leader o ce ne andiamo». Alla leadership infatti Marco Follini non ci rinuncia e nemmeno alle modifiche della legge elettorale. Ma in casa centrista restano le divisioni: per Casini infatti il proporzionale deve passare a tutti i costi.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
STAMPA 5-10
Corsivo
Colli
Jena
Mi avvicino, lo sfioro con due dita, poi con la mano, con due mani, gliele avvolgo intorno, lo carezzo dolcemente, stringo un po’, ancora un po’, di più, sempre di più, stringo, stringo ancora, più stringo e più mi piace, così, così. Berlusconi mentre sogna il collo di Follini.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
REPUBBLICA on-line 5-10
Berlusconi minaccia
"O passa la proporzionale, o ci saranno conseguenze"
Linea dura se la legge non sarà approvata
ROMA - Silvio Berlusconi conferma tutto: "C'è una proposta di riforma della legge elettorale presentata da un partito della Cdl, autorevolmente sostenuta anche dal presidente della Camera. Noi ci riflettiamo, e arriviamo ad individuare in questa proposta qualcosa di utile per il Paese. Quindi, è giusto che ci si impegni in questa direzione". Altrimenti, e questo conferma le indiscrezioni di queste ore, "non ci possono non essere delle conseguenze politiche nella maggioranza".
L'affondo finale, totale e con l'appoggio di An contro Marco Follini è consumato: o passa la nuova legge elettorale proporzionale, oppure si va dritti al voto anticipato. E di Follini nemmeno vuole parlare il Cavaliere che si limita a un "no comment" sulla questione della leadership sollevata dal segretario dell'Udc.
Berlusconi si sente forte. Oltre a sottolineare l'appoggio di Casini alla riforma elettorale, sa di poter contare anche su Gianfranco Fini. E lo stesso Berlusconi è convinto di avere il Carroccio dalla sua, "del resto - spiega - Calderoli è uno dei protagonisti della messa a punto di questa legge elettorale, che è la cosa più democratica che ci possa essere".
E subito parte Prodi all'attacco di Berlusconi: "Il premier ha gettato la maschera: vuole la proporzionale contro di me. "L'unica priorità è affossare questa legge, nessun compromesso."
"Con la minaccia rivolta agli alleati, di elezioni anticipate in caso di mancata approvazione di questa legge - dice Prodi - il presidente del Consiglio ha chiarito definitivamente che si tratta di una legge 'contro' e non di una legge 'per'. Berlusconi dice di volerla 'per logorare Prodi', poco importa se a finire logorata sarà l'Italia".
"La legge elettorale, sia chiaro, - insiste il leader dell'Unione - ha un solo e esclusivo fine strumentale: limitare i danni della sconfitta e consegnare a chi vince una maggioranza meno ampia, una situazione di sostanziale ingovernabilità. Con l'obiettivo di aumentare il potere di interdizione delle forze di opposizione e di gettare le basi per la fluttuazione delle maggioranze parlamentari.”
Il leader dell'Unione dice che il premier ha finalmente "gettato la maschera" e ribadisce che la legge elettorale "non è un passaggio naturale, una evoluzione, ma una drammatica marcia indietro, una legge proposta contro ogni logica della democrazia parlamentare".
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
L'UNITA' on-line 5-10
Sommario di I pag.
Toh, il conflitto di interessi…
Berlusconi assicuratore
Sul Tfr tutti si aspettavano che il Consiglio dei ministri avrebbe dato l’ok definitivo. E invece, proprio in zona Cesarini, l’esecutivo ha rinviato alle Camere il decreto sulla riforma che dovrebbe far passare la "liquidazione" ai fondi assicurativi. Il ministro del Welfare Maroni infuriato sottolinea: «Troppe pressioni dal mondo economico e finanziaro» (leggi le assicurazioni). E infatti Berlusconi, proprietario della Mediolanum, esce dalla riunione dell'esecutivo proprio al momento del voto. La Cgil: «Inaccettabile la caparbietà con la quale il Presidente del Consiglio impone a tutto il governo il suo proprio interesse».
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
WWW.CENTOMOVIMENTI.COM 5-10
Centrodestra in frantumi
Forza Italia e Udc minacciano la crisi
"O cambia il leader o ce ne andiamo, oppure facciamo le primarie e il candidato che vince ha l'appoggio incondizionato di tutti". Lo ha oggi affermato il ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione, il quale ha ricordato - davanti alle telecamere del programma di La7 "Omnibus" - che "l'Udc ha posto la condizione della leadership".
"Per quanto ci riguarda, secondo l'accordo raggiunto, noi le primarie dovremmo farle - ha ribadito - per noi si tratta del modo per risolvere democraticamente un problema".
E, se il partito centrista minaccia la crisi di Governo per la questione della leadership, contemporaneamente Forza Italia lancia un ultimatum agli alleati sull'altrettanto scottante tema della Riforma della legge elettorale.
"Nell'ipotesi che la legge non fosse approvata - ha dichiarato il parlamentare azzurro Sandro Bondi - ciò significherebbe l'esaurimento di questa legislatura e porterebbe conseguenze non prevedibili oggi per quanto riguarda i rapporti nella maggioranza di governo".
Dichiarazioni che confermano l’ultimatum lanciato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi agli altri partiti della Casa delle Libertà. Il Cavaliere ha in sostanza minacciato la crisi di Governo nel caso si registrassero delle resistenze in seno alla coalizione in merito all'approvazione della Riforma della legge elettorale.
"Ma Berlusconi con chi ce l’ha? - ha commentato l'ex democristiano Pippo Gianni - certamente non può avercela con noi dell'Udc, dato che la proposta di reintrodurre il proporzionale è partita proprio da noi".
- - - - - -
MEDITAZIONE - 5/10/05
ESPRESSO on-line 5-10
I diritti dei più furbi
Nel caso della riforma della procedura fallimentare, Silvio Berlusconi e i suoi ministri hanno toccato un picco di mistificazione davvero straordinario
Massimo Riva
Quando si tratta di spararle grosse, Silvio Berlusconi e i suoi ministri non temono concorrenti. Ma nel caso della riforma della procedura fallimentare, appena varata dal governo, hanno toccato un picco di mistificazione davvero straordinario. Il ministro della Giustizia ha parlato di "un altro fiore all'occhiello della legislatura" e addirittura di "una rivoluzione copernicana che accresce la competitività del sistema mettendoci in linea con l'Europa". Mentre il presidente del Consiglio è andato più sul pratico, sintetizzando le novità con l'annuncio che d'ora in poi chi fallisce non sarà più "un reietto della società", ma potrà intraprendere nuove iniziative.
E, in effetti, l'impianto di questa riforma si caratterizza proprio con l'obiettivo di squilibrare nettamente la bilancia dei diritti dei soggetti coinvolti in una procedura fallimentare, favorendo la posizione di chi risulta insolvente e dei suoi maggiori creditori a spese di tutti gli altri, segnatamente dei piccoli creditori. Con tanti saluti a quel principio secolare che si chiama 'par condicio creditorum'. In buona sostanza accadrà che chi vanta i crediti più importanti - cioè, il sistema bancario - potrà concordare con il fallito un accordo sulla gestione dell'attivo fallimentare a conclusione del quale l'insolvente si vedrà liberato da tutti i debiti residui, vale a dire quelli nei confronti di tutti i piccoli creditori. Mentre la funzione di controllo della magistratura viene ridotta ai minimi termini e il fallito potrà tranquillamente intraprendere nuove avventure.
Insomma, il timone della procedura fallimentare viene posto nelle mani delle banche creditrici: le quali poi, in molti casi, sono gli stessi soggetti responsabili di avere in precedenza disinvoltamente finanziato imprese e imprenditori rivelatisi inaffidabili. Altro che il malcapitato Copernico tirato in ballo a sproposito dal ministro Castelli, questo è il ritorno a una visione tolemaica del diritto economico che pone al centro del sistema la salvaguardia dei diritti dei più forti e dei più furbi a scapito di quelli dei più deboli o più ingenui. Un'involuzione che grida vendetta al cielo in un paese dove migliaia e migliaia di piccoli risparmiatori si stanno ancora leccando le ferite dei crac Cirio e Parmalat, senza che il patrio governo, così pronto nel correre in soccorso dei falliti, sia riuscito a mandare in porto anche la più blanda riforma del mercato del risparmio.
D'altra parte, di che meravigliarsi? Il governo Berlusconi ha esordito nel 2001 mettendo avanti a tutto un'altra legge di protezione dei forti a scapito delle buone regole del mercato libero: la depenalizzazione del reato di falso in bilancio. Legge ben mirata anche su interessi particolari e personali, di cui il presidente del Consiglio ha appena raccolto i frutti con la sentenza di assoluzione sul caso All Iberian perché "il fatto non costituisce più reato". Queste novità lassiste in materia fallimentare altro non sono che il compimento di un'opera di screditamento dell'economia di mercato e del capitalismo nazionale scientemente perseguita lungo l'intero arco della legislatura.
Sommario di I pag.
Isteria proporzionale
Fini e Berlusconi: se non si cambia addio Cdl
Berlusconi ribadisce il suo ultimatum: «Se la riforma elettorale non passa, non possono non esserci conseguenze politiche». Fini si allinea e ribadisce la minaccia. Ma l'Udc punta i piedi e il ministro Buttiglione avverte: «O cambia il leader o ce ne andiamo». Alla leadership infatti Marco Follini non ci rinuncia e nemmeno alle modifiche della legge elettorale. Ma in casa centrista restano le divisioni: per Casini infatti il proporzionale deve passare a tutti i costi.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
STAMPA 5-10
Corsivo
Colli
Jena
Mi avvicino, lo sfioro con due dita, poi con la mano, con due mani, gliele avvolgo intorno, lo carezzo dolcemente, stringo un po’, ancora un po’, di più, sempre di più, stringo, stringo ancora, più stringo e più mi piace, così, così. Berlusconi mentre sogna il collo di Follini.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
REPUBBLICA on-line 5-10
Berlusconi minaccia
"O passa la proporzionale, o ci saranno conseguenze"
Linea dura se la legge non sarà approvata
ROMA - Silvio Berlusconi conferma tutto: "C'è una proposta di riforma della legge elettorale presentata da un partito della Cdl, autorevolmente sostenuta anche dal presidente della Camera. Noi ci riflettiamo, e arriviamo ad individuare in questa proposta qualcosa di utile per il Paese. Quindi, è giusto che ci si impegni in questa direzione". Altrimenti, e questo conferma le indiscrezioni di queste ore, "non ci possono non essere delle conseguenze politiche nella maggioranza".
L'affondo finale, totale e con l'appoggio di An contro Marco Follini è consumato: o passa la nuova legge elettorale proporzionale, oppure si va dritti al voto anticipato. E di Follini nemmeno vuole parlare il Cavaliere che si limita a un "no comment" sulla questione della leadership sollevata dal segretario dell'Udc.
Berlusconi si sente forte. Oltre a sottolineare l'appoggio di Casini alla riforma elettorale, sa di poter contare anche su Gianfranco Fini. E lo stesso Berlusconi è convinto di avere il Carroccio dalla sua, "del resto - spiega - Calderoli è uno dei protagonisti della messa a punto di questa legge elettorale, che è la cosa più democratica che ci possa essere".
E subito parte Prodi all'attacco di Berlusconi: "Il premier ha gettato la maschera: vuole la proporzionale contro di me. "L'unica priorità è affossare questa legge, nessun compromesso."
"Con la minaccia rivolta agli alleati, di elezioni anticipate in caso di mancata approvazione di questa legge - dice Prodi - il presidente del Consiglio ha chiarito definitivamente che si tratta di una legge 'contro' e non di una legge 'per'. Berlusconi dice di volerla 'per logorare Prodi', poco importa se a finire logorata sarà l'Italia".
"La legge elettorale, sia chiaro, - insiste il leader dell'Unione - ha un solo e esclusivo fine strumentale: limitare i danni della sconfitta e consegnare a chi vince una maggioranza meno ampia, una situazione di sostanziale ingovernabilità. Con l'obiettivo di aumentare il potere di interdizione delle forze di opposizione e di gettare le basi per la fluttuazione delle maggioranze parlamentari.”
Il leader dell'Unione dice che il premier ha finalmente "gettato la maschera" e ribadisce che la legge elettorale "non è un passaggio naturale, una evoluzione, ma una drammatica marcia indietro, una legge proposta contro ogni logica della democrazia parlamentare".
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
L'UNITA' on-line 5-10
Sommario di I pag.
Toh, il conflitto di interessi…
Berlusconi assicuratore
Sul Tfr tutti si aspettavano che il Consiglio dei ministri avrebbe dato l’ok definitivo. E invece, proprio in zona Cesarini, l’esecutivo ha rinviato alle Camere il decreto sulla riforma che dovrebbe far passare la "liquidazione" ai fondi assicurativi. Il ministro del Welfare Maroni infuriato sottolinea: «Troppe pressioni dal mondo economico e finanziaro» (leggi le assicurazioni). E infatti Berlusconi, proprietario della Mediolanum, esce dalla riunione dell'esecutivo proprio al momento del voto. La Cgil: «Inaccettabile la caparbietà con la quale il Presidente del Consiglio impone a tutto il governo il suo proprio interesse».
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
WWW.CENTOMOVIMENTI.COM 5-10
Centrodestra in frantumi
Forza Italia e Udc minacciano la crisi
"O cambia il leader o ce ne andiamo, oppure facciamo le primarie e il candidato che vince ha l'appoggio incondizionato di tutti". Lo ha oggi affermato il ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione, il quale ha ricordato - davanti alle telecamere del programma di La7 "Omnibus" - che "l'Udc ha posto la condizione della leadership".
"Per quanto ci riguarda, secondo l'accordo raggiunto, noi le primarie dovremmo farle - ha ribadito - per noi si tratta del modo per risolvere democraticamente un problema".
E, se il partito centrista minaccia la crisi di Governo per la questione della leadership, contemporaneamente Forza Italia lancia un ultimatum agli alleati sull'altrettanto scottante tema della Riforma della legge elettorale.
"Nell'ipotesi che la legge non fosse approvata - ha dichiarato il parlamentare azzurro Sandro Bondi - ciò significherebbe l'esaurimento di questa legislatura e porterebbe conseguenze non prevedibili oggi per quanto riguarda i rapporti nella maggioranza di governo".
Dichiarazioni che confermano l’ultimatum lanciato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi agli altri partiti della Casa delle Libertà. Il Cavaliere ha in sostanza minacciato la crisi di Governo nel caso si registrassero delle resistenze in seno alla coalizione in merito all'approvazione della Riforma della legge elettorale.
"Ma Berlusconi con chi ce l’ha? - ha commentato l'ex democristiano Pippo Gianni - certamente non può avercela con noi dell'Udc, dato che la proposta di reintrodurre il proporzionale è partita proprio da noi".
- - - - - -
MEDITAZIONE - 5/10/05
ESPRESSO on-line 5-10
I diritti dei più furbi
Nel caso della riforma della procedura fallimentare, Silvio Berlusconi e i suoi ministri hanno toccato un picco di mistificazione davvero straordinario
Massimo Riva
Quando si tratta di spararle grosse, Silvio Berlusconi e i suoi ministri non temono concorrenti. Ma nel caso della riforma della procedura fallimentare, appena varata dal governo, hanno toccato un picco di mistificazione davvero straordinario. Il ministro della Giustizia ha parlato di "un altro fiore all'occhiello della legislatura" e addirittura di "una rivoluzione copernicana che accresce la competitività del sistema mettendoci in linea con l'Europa". Mentre il presidente del Consiglio è andato più sul pratico, sintetizzando le novità con l'annuncio che d'ora in poi chi fallisce non sarà più "un reietto della società", ma potrà intraprendere nuove iniziative.
E, in effetti, l'impianto di questa riforma si caratterizza proprio con l'obiettivo di squilibrare nettamente la bilancia dei diritti dei soggetti coinvolti in una procedura fallimentare, favorendo la posizione di chi risulta insolvente e dei suoi maggiori creditori a spese di tutti gli altri, segnatamente dei piccoli creditori. Con tanti saluti a quel principio secolare che si chiama 'par condicio creditorum'. In buona sostanza accadrà che chi vanta i crediti più importanti - cioè, il sistema bancario - potrà concordare con il fallito un accordo sulla gestione dell'attivo fallimentare a conclusione del quale l'insolvente si vedrà liberato da tutti i debiti residui, vale a dire quelli nei confronti di tutti i piccoli creditori. Mentre la funzione di controllo della magistratura viene ridotta ai minimi termini e il fallito potrà tranquillamente intraprendere nuove avventure.
Insomma, il timone della procedura fallimentare viene posto nelle mani delle banche creditrici: le quali poi, in molti casi, sono gli stessi soggetti responsabili di avere in precedenza disinvoltamente finanziato imprese e imprenditori rivelatisi inaffidabili. Altro che il malcapitato Copernico tirato in ballo a sproposito dal ministro Castelli, questo è il ritorno a una visione tolemaica del diritto economico che pone al centro del sistema la salvaguardia dei diritti dei più forti e dei più furbi a scapito di quelli dei più deboli o più ingenui. Un'involuzione che grida vendetta al cielo in un paese dove migliaia e migliaia di piccoli risparmiatori si stanno ancora leccando le ferite dei crac Cirio e Parmalat, senza che il patrio governo, così pronto nel correre in soccorso dei falliti, sia riuscito a mandare in porto anche la più blanda riforma del mercato del risparmio.
D'altra parte, di che meravigliarsi? Il governo Berlusconi ha esordito nel 2001 mettendo avanti a tutto un'altra legge di protezione dei forti a scapito delle buone regole del mercato libero: la depenalizzazione del reato di falso in bilancio. Legge ben mirata anche su interessi particolari e personali, di cui il presidente del Consiglio ha appena raccolto i frutti con la sentenza di assoluzione sul caso All Iberian perché "il fatto non costituisce più reato". Queste novità lassiste in materia fallimentare altro non sono che il compimento di un'opera di screditamento dell'economia di mercato e del capitalismo nazionale scientemente perseguita lungo l'intero arco della legislatura.
martedì, ottobre 04, 2005
Grazie!
Interrompiamo le trasmissioni, cioè gli articoli raccolti quotidianamente da Luciano, per ringraziarlo e per counicarvi che nel mese di settembre 2005 questa sezione, pur non essendo certo la più pubblicizzata del sito, ha fatto registrare ben 4243 pagine visitate, un ottimo risultato.
Grazie!
Per la Banda Bengodi
Sandro
redazione@bengodi.org
www.bengodi.org
Grazie!
Per la Banda Bengodi
Sandro
redazione@bengodi.org
www.bengodi.org
RESISTENZA - 4/10/05
IL RIFORMISTA 4-10
EDITORIALE
Il problema è Follini ma è la Lega ad aprire le crisi
Il problema di Berlusconi è Follini, dicono all’unisono i giornali di centrodestra. Il problema della maggioranza è che l’Udc si è montata la testa e non ha capito che deve restare una Ccd, quella che veleggiava su cifre elettorali consone al suo ruolo di ancella del berlusconismo. Il problema è che qui c’è una componente della maggioranza che si permette di immaginare un centrodestra diverso, che non vari a ripetizione leggi ad personam che hanno diretta influenza sui processi in corso.
Sarà vero. Forse, se Berlusconi riesce a tenere sul carro Casini e a incastrare Follini facendogli votare una legge elettorale che, sul Corriere, ha fatto a pezzi su quattro punti cruciali; se Berlusconi riesce a isolare Follini fino a scippargli la segreteria del suo partito e a rimuovere così il problema del centrodestra, forse d’incanto avrà di nuovo una maggioranza coesa, determinata e concentrata sull’obiettivo comune. Forse.
Quello che però non si capisce, in questo schema, è perchè in Lombardia si apra la crisi contro quel centrodestra diverso che vorrebbero Follini e Tabacci: ed è stata l’amata Lega ad aprire la crisi. Sì, proprio quella Lega che il presidente del Consiglio coccolava ogni lunedì nelle cene di Arcore, informando poi il martedì gli alleati di che cosa aveva deciso con Bossi. Chissà dov’è, il vero problema del centrodestra.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
CITAZIONI
«Silvio non è il candidato giusto»
Ritengo che Silvio Berlusconi non sia il candidato giusto per il centrodestra. E ho il diritto che questa opinione, che è l’opinione del congresso dell'Udc, venga misurata democraticamente. Sono conscio di non essere Paul Newman o Robert Redford, ma non vorrei essere la loro controparte sul set cinematografico della «Stangata».
(Marco Follini, Corsera 4-10)
-=oOo=-
Un mese che vale la legislatura
L'offensiva tesa a isolare Follini non può dirsi ancora riuscita. I contrasti fra lo stesso Follini e Casini, possibilista verso Berlusconi, rappresentano un’incognita supplementare per la maggioranza. In un mese, il centrodestra è chiamato ad approvare la cosiddetta «legge salva Previti»; la riforma elettorale; e quella federalista. E qualunque intoppo su una delle tre si rifletterebbe immediatamente sulla successiva, con un'alta probabilità di terremotare la coalizione. E’ un gioco a incastro complicato, al quale sta assistendo con nervosismo crescente la Lega. Umberto Bossi sa che la «devolution» approderà in aula dopo gli altri provvedimenti, dal 20 ottobre. E le tensioni createsi nella coalizione governativa potrebbero scaricarsi tutte insieme proprio su quello che i leghisti considerano il coronamento non solo della legislatura, ma della propria marcia contro e nelle istituzioni.
(Massimo Franco, Corsera 4-10)
-=oOo=-
Dall'esame sommario della Finanziaria 2006 emerge un quadro desolante di massacro sociale, di degrado dei conti pubblici e di declino economico. Un Governo ormai allo sbando, incapace di pensare al futuro, tenta invano di galleggiare mentre il Paese affonda. Si comincia a parlare di sciopero generale e vien da dire: se non ora, quando?
(Liberazione 4-10)
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
ITALIENI 4-9
Berlusconi e il senso dello stato
Il regista italiano Maurizio Scaparro, appena nominato responsabile del settore teatrale della Biennale di Venezia, sta dirigendo a Valencia la versione teatrale delle "Memorie di Adriano", il romanzo di Marguerite Yourcenar. Il giornalista del Pais che lo intervista gli chiede come mai Silvio Berlusconi ha accolto così male il documentario "Viva Zapatero" di Sabina Guzzanti. "Il problema è l'Italia", spiega Scaparro, "Anche se Bush non è certo migliore di Berlusconi o di altri. Un politico deve avere il senso dello stato e non quello del mercato".
El Pais, Spagna [in spagnolo]
http://www.elpais.es/articulo/elpepiautval/20051004elpval_30/Tes/El%20pol%EDtico%20debe%20tener%20sentido%20de%20Estado%20y%20no%20sentido%20de%20mercado
- - - - - -
MEDITAZIONE - 4/10/05
LIBERAZIONE 4-10
EDITORIALE
Terremoto proporzionale
Primo effetto, torna il centro
Ritanna Armeni
Se, come pare, il colpo di mano del Polo di centro destra andrà a segno, e la Casa delle libertà riuscirà ad imporre una nuova legge elettorale, il sistema politico italiano cambierà radicalmente. Non possiamo prevederne tutti gli esiti, perché troppi sono i fattori in gioco e troppe sono ancora le incognite. Ma alcune conseguenze sono facilmente visibili già da ora.
E' evidente la fine del bipolarismo, cioè di quel sistema politico che in Italia ha poco più di un decennio e che per molti non si è mai completamente compiuto. Il bipolarismo era in crisi già da qualche tempo, il suo declino e la sua incapacità di dare un sistema di rappresentanza alla società italiana sono diventati evidenti dopo le ultime due tornate elettorali, quando in uno dei due Poli, quello di centro destra, è cominciata una precipitosa disgregazione ed ha mostrato la corda quel complesso sistema di alleanze sociali e politiche denominato "berlusconismo".
La nuova legge elettorale è figlia di quella crisi. Della crisi di un berlusconismo che, proprio perché finito, cerca una sopravvivenza sotto forme diverse e, come l'Araba fenice, prova a rinascere dalle sue ceneri.
Non è detto che non ottenga dei risultati: la legge elettorale è stata pensata a questo scopo. Ma questi risultati, comunque, saranno raggiunti al prezzo di un seppellimento definivo del sistema bipolare. E questo seppellimento coinvolgerà anche l'altro Polo, quello di centro sinistra. Ne pare consapevole lo stesso Romano Prodi che ieri ha dichiarato: «Se la legge elettorale dovesse cambiare in senso proporzionale, il giorno dopo sulla mia candidatura come Unione, faremo una riflessione».
Il Parlamento, quindi, se passa la legge imposta dal Polo, sarà eletto proporzionalmente con un premio di maggioranza e con alcuni paletti che riguardano le forze politiche minori. Ma sarà soprattutto - e questa è la seconda novità ampiamente prevedibile - un Parlamento in cui le forze di centro costituiranno la grande maggioranza. Una sorta di palude che va da settori dei Ds sempre più vicini alle posizioni delle Margherita, alla Margherita stessa, all'Udeur, all'Udc, e a parti consistenti di Forza Italia. Questa palude ha al suo interno molti aspiranti leader, che hanno già da tempo iniziato la loro battaglia per assumere la direzione dello schieramento moderato. E' già evidente tuttavia che, comunque questa gara vada a finire, il nuovo centro sarà determinante nella legislazione che riguarda i diritti e le libertà civili, nonché le questioni etiche e di convivenza. Nel Parlamento disegnato dalla nuova legge della Casa della libertà ci sarà una maggioranza che non vuole la legge sui Pacs e che potrebbe cambiare la legge sull'aborto. Che impedirà ogni revisione della legge 40 sulla fecondazione assistita, che eleggerà l'ordine "naturale" della famiglia a principio fondante. Questo centro neoguelfo, comunque si strutturi, comunque dislochi le sue forze, comunque si aggreghi o si disaggreghi, sarà l'interlocutore politico privilegiato e ideale della gerarchia ecclesiastica ratzingheriana. Il Dio "politico" di Benedetto XVI, quel Dio a cui non va rifiutato "il dominio pubblico", troverà nel nuovo centro del parlamento italiano dei devoti sudditi. Un ritorno alla Dc? Non esattamente. Perché la Dc mediava con le richieste dei credenti e dei movimenti cattolici. E mediava anche fra le diverse sensibilità e scelte di quel mondo. Oggi il centro politico che si va costituendo sembra più impegnato ad obbedire che a mediare, a farsi Chiesa più che a affermare un'istanza statuale che tenga conto delle spinte culturali e sociali del paese. Insomma col nuovo Parlamento si riaprirà in Italia una questione laica, o meglio, si dovrà riprendere un discussione e una battaglia per definire i diritti di una laicità che rischia di diventare marginale e difensiva.
EDITORIALE
Il problema è Follini ma è la Lega ad aprire le crisi
Il problema di Berlusconi è Follini, dicono all’unisono i giornali di centrodestra. Il problema della maggioranza è che l’Udc si è montata la testa e non ha capito che deve restare una Ccd, quella che veleggiava su cifre elettorali consone al suo ruolo di ancella del berlusconismo. Il problema è che qui c’è una componente della maggioranza che si permette di immaginare un centrodestra diverso, che non vari a ripetizione leggi ad personam che hanno diretta influenza sui processi in corso.
Sarà vero. Forse, se Berlusconi riesce a tenere sul carro Casini e a incastrare Follini facendogli votare una legge elettorale che, sul Corriere, ha fatto a pezzi su quattro punti cruciali; se Berlusconi riesce a isolare Follini fino a scippargli la segreteria del suo partito e a rimuovere così il problema del centrodestra, forse d’incanto avrà di nuovo una maggioranza coesa, determinata e concentrata sull’obiettivo comune. Forse.
Quello che però non si capisce, in questo schema, è perchè in Lombardia si apra la crisi contro quel centrodestra diverso che vorrebbero Follini e Tabacci: ed è stata l’amata Lega ad aprire la crisi. Sì, proprio quella Lega che il presidente del Consiglio coccolava ogni lunedì nelle cene di Arcore, informando poi il martedì gli alleati di che cosa aveva deciso con Bossi. Chissà dov’è, il vero problema del centrodestra.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
CITAZIONI
«Silvio non è il candidato giusto»
Ritengo che Silvio Berlusconi non sia il candidato giusto per il centrodestra. E ho il diritto che questa opinione, che è l’opinione del congresso dell'Udc, venga misurata democraticamente. Sono conscio di non essere Paul Newman o Robert Redford, ma non vorrei essere la loro controparte sul set cinematografico della «Stangata».
(Marco Follini, Corsera 4-10)
-=oOo=-
Un mese che vale la legislatura
L'offensiva tesa a isolare Follini non può dirsi ancora riuscita. I contrasti fra lo stesso Follini e Casini, possibilista verso Berlusconi, rappresentano un’incognita supplementare per la maggioranza. In un mese, il centrodestra è chiamato ad approvare la cosiddetta «legge salva Previti»; la riforma elettorale; e quella federalista. E qualunque intoppo su una delle tre si rifletterebbe immediatamente sulla successiva, con un'alta probabilità di terremotare la coalizione. E’ un gioco a incastro complicato, al quale sta assistendo con nervosismo crescente la Lega. Umberto Bossi sa che la «devolution» approderà in aula dopo gli altri provvedimenti, dal 20 ottobre. E le tensioni createsi nella coalizione governativa potrebbero scaricarsi tutte insieme proprio su quello che i leghisti considerano il coronamento non solo della legislatura, ma della propria marcia contro e nelle istituzioni.
(Massimo Franco, Corsera 4-10)
-=oOo=-
Dall'esame sommario della Finanziaria 2006 emerge un quadro desolante di massacro sociale, di degrado dei conti pubblici e di declino economico. Un Governo ormai allo sbando, incapace di pensare al futuro, tenta invano di galleggiare mentre il Paese affonda. Si comincia a parlare di sciopero generale e vien da dire: se non ora, quando?
(Liberazione 4-10)
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
ITALIENI 4-9
Berlusconi e il senso dello stato
Il regista italiano Maurizio Scaparro, appena nominato responsabile del settore teatrale della Biennale di Venezia, sta dirigendo a Valencia la versione teatrale delle "Memorie di Adriano", il romanzo di Marguerite Yourcenar. Il giornalista del Pais che lo intervista gli chiede come mai Silvio Berlusconi ha accolto così male il documentario "Viva Zapatero" di Sabina Guzzanti. "Il problema è l'Italia", spiega Scaparro, "Anche se Bush non è certo migliore di Berlusconi o di altri. Un politico deve avere il senso dello stato e non quello del mercato".
El Pais, Spagna [in spagnolo]
http://www.elpais.es/articulo/elpepiautval/20051004elpval_30/Tes/El%20pol%EDtico%20debe%20tener%20sentido%20de%20Estado%20y%20no%20sentido%20de%20mercado
- - - - - -
MEDITAZIONE - 4/10/05
LIBERAZIONE 4-10
EDITORIALE
Terremoto proporzionale
Primo effetto, torna il centro
Ritanna Armeni
Se, come pare, il colpo di mano del Polo di centro destra andrà a segno, e la Casa delle libertà riuscirà ad imporre una nuova legge elettorale, il sistema politico italiano cambierà radicalmente. Non possiamo prevederne tutti gli esiti, perché troppi sono i fattori in gioco e troppe sono ancora le incognite. Ma alcune conseguenze sono facilmente visibili già da ora.
E' evidente la fine del bipolarismo, cioè di quel sistema politico che in Italia ha poco più di un decennio e che per molti non si è mai completamente compiuto. Il bipolarismo era in crisi già da qualche tempo, il suo declino e la sua incapacità di dare un sistema di rappresentanza alla società italiana sono diventati evidenti dopo le ultime due tornate elettorali, quando in uno dei due Poli, quello di centro destra, è cominciata una precipitosa disgregazione ed ha mostrato la corda quel complesso sistema di alleanze sociali e politiche denominato "berlusconismo".
La nuova legge elettorale è figlia di quella crisi. Della crisi di un berlusconismo che, proprio perché finito, cerca una sopravvivenza sotto forme diverse e, come l'Araba fenice, prova a rinascere dalle sue ceneri.
Non è detto che non ottenga dei risultati: la legge elettorale è stata pensata a questo scopo. Ma questi risultati, comunque, saranno raggiunti al prezzo di un seppellimento definivo del sistema bipolare. E questo seppellimento coinvolgerà anche l'altro Polo, quello di centro sinistra. Ne pare consapevole lo stesso Romano Prodi che ieri ha dichiarato: «Se la legge elettorale dovesse cambiare in senso proporzionale, il giorno dopo sulla mia candidatura come Unione, faremo una riflessione».
Il Parlamento, quindi, se passa la legge imposta dal Polo, sarà eletto proporzionalmente con un premio di maggioranza e con alcuni paletti che riguardano le forze politiche minori. Ma sarà soprattutto - e questa è la seconda novità ampiamente prevedibile - un Parlamento in cui le forze di centro costituiranno la grande maggioranza. Una sorta di palude che va da settori dei Ds sempre più vicini alle posizioni delle Margherita, alla Margherita stessa, all'Udeur, all'Udc, e a parti consistenti di Forza Italia. Questa palude ha al suo interno molti aspiranti leader, che hanno già da tempo iniziato la loro battaglia per assumere la direzione dello schieramento moderato. E' già evidente tuttavia che, comunque questa gara vada a finire, il nuovo centro sarà determinante nella legislazione che riguarda i diritti e le libertà civili, nonché le questioni etiche e di convivenza. Nel Parlamento disegnato dalla nuova legge della Casa della libertà ci sarà una maggioranza che non vuole la legge sui Pacs e che potrebbe cambiare la legge sull'aborto. Che impedirà ogni revisione della legge 40 sulla fecondazione assistita, che eleggerà l'ordine "naturale" della famiglia a principio fondante. Questo centro neoguelfo, comunque si strutturi, comunque dislochi le sue forze, comunque si aggreghi o si disaggreghi, sarà l'interlocutore politico privilegiato e ideale della gerarchia ecclesiastica ratzingheriana. Il Dio "politico" di Benedetto XVI, quel Dio a cui non va rifiutato "il dominio pubblico", troverà nel nuovo centro del parlamento italiano dei devoti sudditi. Un ritorno alla Dc? Non esattamente. Perché la Dc mediava con le richieste dei credenti e dei movimenti cattolici. E mediava anche fra le diverse sensibilità e scelte di quel mondo. Oggi il centro politico che si va costituendo sembra più impegnato ad obbedire che a mediare, a farsi Chiesa più che a affermare un'istanza statuale che tenga conto delle spinte culturali e sociali del paese. Insomma col nuovo Parlamento si riaprirà in Italia una questione laica, o meglio, si dovrà riprendere un discussione e una battaglia per definire i diritti di una laicità che rischia di diventare marginale e difensiva.
lunedì, ottobre 03, 2005
RESISTENZA - 3/10/05
REPUBBLICA on-line 3-10
EDITORIALE
Il libro nero del Cavaliere
di CURZIO MALTESE
NEL regolamento di conti in corso all'interno della maggioranza si aggiunge ogni giorno una nota più folle. Ora Berlusconi ha lanciato un'Opa per liquidare Follini e impadronirsi dell'Udc. Il metodo è al solito volgare e aggressivo. Nei giorni dello sciopero dei giornalisti, la stampa di famiglia ha organizzato un autentico pestaggio contro il segretario dei centristi, dipinto come un traditore e un venduto, isolato e anzi odiato dal suo stesso partito, prossimo alle dimissioni e non si capisce perché non anche al suicidio.
Con la calma dei morotei, Follini ha fatto smentire e ha aggiunto che non si farà intimidire dai bravi del Cavaliere. Dopotutto non è un Don Abbondio qualsiasi e bisogna credergli. Ma non è mai stato neppure un cuor di leone. In fondo ha votato le leggi ad personam e chinato sempre la schiena al passaggio del carro padronale. E allora perché tanto livore nei suoi confronti?
A che scopo diffamare un alleato a sei mesi dal voto? Le dimissioni di Follini alla guida dell'Udc appartengono a quei sogni che neppure i soldi di Berlusconi possono comprare. Certo molte cose strane possono accadere nella corte della destra italiana. Ma l'ipotesi che Casini venda l'amico Follini per un piatto di lenticchie proporzionali è troppo cinica, meschina e soprattutto tardiva perché si possa realizzare davvero.
L'Opa di Berlusconi sull'Udc ha le stesse (scarse) possibilità di riuscire dell'Opa di Ricucci sul Corriere della Sera. In compenso, l'operazione rischia di rendere più complicati gli ultimi mesi di governo ai passaggi parlamentari di devolution, legge salva-Previti e riforma proporzionale. Si torna all'interrogativo di partenza, perché sparare su Follini?
La risposta forse andrebbe affidata alla psicanalisi più che alla politica. Berlusconi sta distruggendo quanto aveva creato. Nell'impossibilità di annientare la sinistra, che anzi non ha mai avuto tanti consensi, il Cavaliere è passato con identica furia alla demolizione della destra.
Più o meno consapevolmente, come accade al demiurgo che al principio indovina per istinto ogni azzardo e alla fine per contrappasso sbaglia tutte le mosse. Il bilancio di quattro anni di potere berlusconiano è devastante per le componenti della Cdl. Forza Italia è tornato a essere un partito di plastica, come ammettono perfino i professorini della destra. Alleanza Nazionale ha dovuto ingoiare mille giravolte, l'ultima e clamorosa sulla legge elettorale, ed è ormai un partito senza identità, affondato nelle paludi delle correnti.
La Lega si è trasformata in una succursale di Arcore, sbandiera la bufala di una devolution che è servita soltanto a togliere soldi e potere agli enti locali in cambio di chiacchiere e distintivi verdognoli. In poche stagioni l'invincibile alleanza battezzata nel 2001 per "durare almeno vent'anni" si è ridotta a un'armata Brancaleone che attende il salvacondotto del proporzionale per lanciare il rompete le righe.
Al processo di dissolvimento del centrodestra resiste il solo Follini. Non in virtù di chissà quali disegni neocentristi ma per un democristiano istinto di sopravvivenza, cioè per la speranza di poter sopravvivere alla fine del berlusconismo senza finire con gli altri leader nel cenotafio di Arcore. Tanto basta a scatenare l'ossessivo, sproporzionato rancore di Berlusconi, finora nel silenzio stupefacente di Casini.
Negli ultimi mesi il premier ha attaccato l'alleato centrista quasi ogni giorno, nelle occasioni più strampalate, che si trovasse a Palazzo Chigi come nella dacia di Putin, ad Arcore come a New York, nel mezzo di un vertice internazionale o nella tribuna di San Siro, davanti all'assemblea degli industriali, in conferenza stampa oppure a cena con Bossi. Senza tregua e senza una strategia.
Nell'immaginario berlusconiano Follini ha sostituito il comunismo, incarna l'essenza del male più di Stalin e infatti il Giornale sta pubblicando una specie di "libro nero dell'Udc" a puntate. La faccenda sarebbe divertente se non vi fossero questioni ben più serie e urgenti all'attenzione del presidente del Consiglio. Ma Berlusconi è fatto così, non distingue i propri interessi da quelli del Paese e i suoi avversari, o chi più modestamente gli sta sull'anima, dai nemici dell'umanità.
Lo spettacolo è destinato a durare.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
ITALIENI 3-10
Il governo verso la salva Previti
Il governo italiano dovrà dare una grande prova di unità questa settimana, per cercare di far passare una legge che farebbe cadere la condanna per corruzione di uno dei più stretti alleati di Silvio Berlusconi. La legge ex Cirelli, detta anche salva Previti, ridurrebbe i termini di prescrizione di molti reati e cancellerebbe i processi in cui è imputato Cesare Previti, ex avvocato di Berlusconi, condannato per la vicenda Imi-Sir e in primo grado per il caso Sme. Il voto finale della camera dovrebbe avvenire la settimana prossima. La determinazione del governo Berlusconi nel portare soccorso a Previti contrasta fortemente con l'indolenza su altri fronti, compresa la crisi provocata dal caso Fazio.
Financial Times, Gran Bretagna [in inglese]
http://news.ft.com/cms/s/2969446a-33aa-11da-bd49-00000e2511c8.html
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
VARIE FONTI WEB 3-10
IL CAVALIERE CI SCRIVE…
Caro amico,
ti scrivo questa lettera per spiegarti perché mi vedo costretto a riformare il sistema delle pensioni, qualunque cosa voglia dire.
Mi ha detto Tremonti che le cause del disavanzo sono tre: l'aumento dell'età media e la deriva dei continenti. E dire che per contrastare l'aumento dell'età media ho varato misure apposite come i tagli alla sanità, il reinserimento del ticket sui farmaci, Alda D'Eusanio in prima serata e altri capillari incentivi al suicidio. Ma non è bastato.
Siccome i conti non tornavano, mi sono personalmente impegnato a far tornare i principi. Ho richiamato in Italia l'intera famiglia Savoia, ma a quei comunisti degli industriali non gli è andata bene neanche questa.
Vogliono misure per rilanciare la produzione, il commercio, l'edilizia.
Confidavo nelle previste grandi opere come il ponte di Messina che collega Messina a Palermo, Il Pala-AntonioRicci, il Pala-Palazzochigi a forma di "S" per confondere i girotondi, Milano 4, 19 e 43 (a 5 minuti di elicottero da Camp David) e la Grande Muraglia lungo le coste pugliesi. Ma già è stata dura trovare nelle casse dello Stato i 7 milioni di Euro per scriverti questa lettera dove ti spiego perché riformo le pensioni, e i 7 milioni di Euro per scriverti un'altra lettera dove ti spiego perché ti ho scritto questa, e così via.
Per questo, con il condono edilizio ho lanciato la campagna "Fate voi le grandi opere", presto accompagnata da un'adeguata informazione televisiva.
Enrico Ghezzi, se ci tiene a restare in televisione, condurrà "Fuori erario: Case mai viste". Il condono edilizio è un provvedimento necessario per sanare situazioni di abuso come la cotonatura ai capelli di Anna La Rosa.
Qualcuno ne ha approfittato per farsi la villa al mare. Giuliano Ferrara per prendere 10 chili. Ma neanche questo è bastato. Come ricorderai, ti avevo promesso che avrei rilanciato l'economia nei primi 100 giorni del mio governo che, mi ha detto Tremonti, stanno per scadere. Però, anche tu, potresti spendere di più!
Dai, sfotto. Lo sai come sono fatto.
Messo alle strette, mi tocca alzare l'età pensionabile. Tranne naturalmente che per quei lavori particolarmente usuranti come il giudice per le indagini preliminari o il presentatore di una trasmissione televisiva in onda la domenica pomeriggio su Raiuno, che accederanno al pensionamento immediato. Gli altri, fino al 2008, se rinunceranno ad andare in pensione godranno di un pacchetto di incentivi. Riceveranno direttamente a casa loro e senza spese aggiuntive una batteria di pentole, una copia rilegata del dossier Mitrokin e il pupazzo parlante di Igor Marini, che spara balle a raffica tirando la cordicella.
La sinistra comunista con i suoi metodi stalinisti e criminosi con i quali ti ha governato per 50 anni (qualcuno di più, secondo Tremonti) ne ha approfitatto per spargere veleni e insulti, ignorando con scarso senso di responsabilità istituzionale l'autorevolissimo invito super partes ad abbassare i toni proveniente da quel nonnino con le sopracciglione. Non quello che gli trema la mano, quell'altro che non è comunista.
Ma non dar loro retta: chi dice che questa non è una riforma giusta è uno stronzo caccoloso. Sostenendo che il provvedimento danneggia i lavoratori, l'opposizione tace un dato fondamentale. L'aumento dell'età pensionabile riguarda SOLO I LAVORATORI REGOLARMENTE ASSUNTI, una quota destinata a scendere nel 2008 a 17 unità, iscritte a 17 sindacati diversi e in lotta tra loro.
Concludo ringraziandoti per la fiducia che mi accordi: da un attendibile sondaggio di Datamedia risulta che su 500 elettori 1 milione e 700mila rinnovano la loro fiducia al Governo e uno non sa/non risponde per via dell'alto incarico istituzionale super partes che ricopre.
Tuo per sempre,
Silvio Berlusconi
- - - - - -
MEDITAZIONE - 3/10/05
CORSERA 3-10
EDITORIALE
Centrodestra - I misteri degli alleati
Giochini non soltanto squallidi, anche stupidi
di Giovanni Sartori
L'improvvisamente notissimo signor Ricucci non ha la faccia di una persona spiritosa. Eppure lo è. È lui che ha coniato per sé e per il gruppetto dei suoi amicucci la dizione «i furbetti del quartierino». Bellina. Tanto bellina da ispirare la mia parafrasi — e il mio titolo — dei «nemicucci del quartierone». Così dicendo salgo dalle basse sfere di Ricucci Co. alle alte sfere del Palazzo; per intendersi, alle alte sfere di Berlusconi, Fini, Casini, Follini e Bossi. Il «quartierone» sono, allora, i vari e veri palazzi del potere. L'altra differenza tra il mio dire e la battuta di Ricucci è che i suoi furbetti del sottoscala sono amici e si sostengono tra loro, mentre i furbetti del piano nobile sono variamente amici-nemici e oggi sempre più «nemicucci». Un nemicuccio non è un nemico fisso; è piuttosto un amico infido e sempre pronto a tradire. Insomma, il peggiore dei nemici.
Qualche esempio per illustrare. Quando si è trattato di costringere Berlusconi a dimettersi per poi rifare un governo Berlusconi bis, Fini ha sostenuto Follini e allora sembrava che i due si unissero nell'intento di contrastare la Lega e di logorare il capo-padrone. Ma poi Fini ha fatto un giro di valzer, ha lasciato Follini nelle peste e ora sostiene Berlusconi a oltranza, più di Bossi. Si dirà: più di Bossi non è possibile, oramai il sanculotto e il creso sono anime gemelle. Sì; ma sta di fatto che è la Lega che minaccia a ogni occasione di far cadere il governo se non ottiene subito la bramata devolution e che blocca Berlusconi su tante partite (da ultimo quella di Fazio). Torna? A me no, ma al Cavaliere evidentemente sì. Infine, l'altro giorno anche Casini ha fatto la sua giravolta scaricando il fraterno amico (ex amico?) Follini.
La spiegazione di questo manovrume tra amicucci-nemicucci è che siamo sotto elezioni, che il centrodestra teme di perderle e che nel «quartierone» i capintesta stanno cercando ciambelle di salvataggio. È così; ma questa spiegazione lascia senza spiegazione parecchi misteri.
Ripartiamo dall'ultimo mistero: perché Casini si sia esposto in prima persona violando il suo ruolo super partes di presidente della Camera e anche cosa abbia da guadagnare spiazzando e indebolendo il segretario del suo partito. Forse la risposta è che Casini ha sbagliato e basta. Succede a tutti. Ma il Nostro è troppo navigato per non avere in mente un disegno. Ma quale?
Un altro mistero è il disegno dell'ondivago Fini. Forse è soltanto quello di restare fino all'ultimo ministro degli Esteri. È una poltrona giustamente molto ambita. Ma dopo? In alleanza con Follini poteva non solo condizionare Berlusconi ma anche bloccare la Lega e così precostituirsi una forte piattaforma elettorale. Invece, appiattendosi su un Berlusconi che potrebbe perdere le elezioni rischia di naufragare nel nulla. Chi capisce Fini è più bravo di me.
Infine c'è anche un mistero Follini. Di solito si è mosso per ignes con bravura. Ma di recente si è mosso malissimo. Esordisce proponendo una proporzionale davvero truffaldina (come ho segnalato), poi rinunzia alla soglia di sbarramento (che invece occorre) e infine si ritrova con un testo ulteriormente peggiorato. Allo smacco Follini reagisce chiedendo le primarie. A che pro? Mistero.
Tutti questi giochini non sono soltanto squallidi; sono anche, si direbbe, stupidi, e cioè dannosi per chi li gioca.
EDITORIALE
Il libro nero del Cavaliere
di CURZIO MALTESE
NEL regolamento di conti in corso all'interno della maggioranza si aggiunge ogni giorno una nota più folle. Ora Berlusconi ha lanciato un'Opa per liquidare Follini e impadronirsi dell'Udc. Il metodo è al solito volgare e aggressivo. Nei giorni dello sciopero dei giornalisti, la stampa di famiglia ha organizzato un autentico pestaggio contro il segretario dei centristi, dipinto come un traditore e un venduto, isolato e anzi odiato dal suo stesso partito, prossimo alle dimissioni e non si capisce perché non anche al suicidio.
Con la calma dei morotei, Follini ha fatto smentire e ha aggiunto che non si farà intimidire dai bravi del Cavaliere. Dopotutto non è un Don Abbondio qualsiasi e bisogna credergli. Ma non è mai stato neppure un cuor di leone. In fondo ha votato le leggi ad personam e chinato sempre la schiena al passaggio del carro padronale. E allora perché tanto livore nei suoi confronti?
A che scopo diffamare un alleato a sei mesi dal voto? Le dimissioni di Follini alla guida dell'Udc appartengono a quei sogni che neppure i soldi di Berlusconi possono comprare. Certo molte cose strane possono accadere nella corte della destra italiana. Ma l'ipotesi che Casini venda l'amico Follini per un piatto di lenticchie proporzionali è troppo cinica, meschina e soprattutto tardiva perché si possa realizzare davvero.
L'Opa di Berlusconi sull'Udc ha le stesse (scarse) possibilità di riuscire dell'Opa di Ricucci sul Corriere della Sera. In compenso, l'operazione rischia di rendere più complicati gli ultimi mesi di governo ai passaggi parlamentari di devolution, legge salva-Previti e riforma proporzionale. Si torna all'interrogativo di partenza, perché sparare su Follini?
La risposta forse andrebbe affidata alla psicanalisi più che alla politica. Berlusconi sta distruggendo quanto aveva creato. Nell'impossibilità di annientare la sinistra, che anzi non ha mai avuto tanti consensi, il Cavaliere è passato con identica furia alla demolizione della destra.
Più o meno consapevolmente, come accade al demiurgo che al principio indovina per istinto ogni azzardo e alla fine per contrappasso sbaglia tutte le mosse. Il bilancio di quattro anni di potere berlusconiano è devastante per le componenti della Cdl. Forza Italia è tornato a essere un partito di plastica, come ammettono perfino i professorini della destra. Alleanza Nazionale ha dovuto ingoiare mille giravolte, l'ultima e clamorosa sulla legge elettorale, ed è ormai un partito senza identità, affondato nelle paludi delle correnti.
La Lega si è trasformata in una succursale di Arcore, sbandiera la bufala di una devolution che è servita soltanto a togliere soldi e potere agli enti locali in cambio di chiacchiere e distintivi verdognoli. In poche stagioni l'invincibile alleanza battezzata nel 2001 per "durare almeno vent'anni" si è ridotta a un'armata Brancaleone che attende il salvacondotto del proporzionale per lanciare il rompete le righe.
Al processo di dissolvimento del centrodestra resiste il solo Follini. Non in virtù di chissà quali disegni neocentristi ma per un democristiano istinto di sopravvivenza, cioè per la speranza di poter sopravvivere alla fine del berlusconismo senza finire con gli altri leader nel cenotafio di Arcore. Tanto basta a scatenare l'ossessivo, sproporzionato rancore di Berlusconi, finora nel silenzio stupefacente di Casini.
Negli ultimi mesi il premier ha attaccato l'alleato centrista quasi ogni giorno, nelle occasioni più strampalate, che si trovasse a Palazzo Chigi come nella dacia di Putin, ad Arcore come a New York, nel mezzo di un vertice internazionale o nella tribuna di San Siro, davanti all'assemblea degli industriali, in conferenza stampa oppure a cena con Bossi. Senza tregua e senza una strategia.
Nell'immaginario berlusconiano Follini ha sostituito il comunismo, incarna l'essenza del male più di Stalin e infatti il Giornale sta pubblicando una specie di "libro nero dell'Udc" a puntate. La faccenda sarebbe divertente se non vi fossero questioni ben più serie e urgenti all'attenzione del presidente del Consiglio. Ma Berlusconi è fatto così, non distingue i propri interessi da quelli del Paese e i suoi avversari, o chi più modestamente gli sta sull'anima, dai nemici dell'umanità.
Lo spettacolo è destinato a durare.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
ITALIENI 3-10
Il governo verso la salva Previti
Il governo italiano dovrà dare una grande prova di unità questa settimana, per cercare di far passare una legge che farebbe cadere la condanna per corruzione di uno dei più stretti alleati di Silvio Berlusconi. La legge ex Cirelli, detta anche salva Previti, ridurrebbe i termini di prescrizione di molti reati e cancellerebbe i processi in cui è imputato Cesare Previti, ex avvocato di Berlusconi, condannato per la vicenda Imi-Sir e in primo grado per il caso Sme. Il voto finale della camera dovrebbe avvenire la settimana prossima. La determinazione del governo Berlusconi nel portare soccorso a Previti contrasta fortemente con l'indolenza su altri fronti, compresa la crisi provocata dal caso Fazio.
Financial Times, Gran Bretagna [in inglese]
http://news.ft.com/cms/s/2969446a-33aa-11da-bd49-00000e2511c8.html
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
VARIE FONTI WEB 3-10
IL CAVALIERE CI SCRIVE…
Caro amico,
ti scrivo questa lettera per spiegarti perché mi vedo costretto a riformare il sistema delle pensioni, qualunque cosa voglia dire.
Mi ha detto Tremonti che le cause del disavanzo sono tre: l'aumento dell'età media e la deriva dei continenti. E dire che per contrastare l'aumento dell'età media ho varato misure apposite come i tagli alla sanità, il reinserimento del ticket sui farmaci, Alda D'Eusanio in prima serata e altri capillari incentivi al suicidio. Ma non è bastato.
Siccome i conti non tornavano, mi sono personalmente impegnato a far tornare i principi. Ho richiamato in Italia l'intera famiglia Savoia, ma a quei comunisti degli industriali non gli è andata bene neanche questa.
Vogliono misure per rilanciare la produzione, il commercio, l'edilizia.
Confidavo nelle previste grandi opere come il ponte di Messina che collega Messina a Palermo, Il Pala-AntonioRicci, il Pala-Palazzochigi a forma di "S" per confondere i girotondi, Milano 4, 19 e 43 (a 5 minuti di elicottero da Camp David) e la Grande Muraglia lungo le coste pugliesi. Ma già è stata dura trovare nelle casse dello Stato i 7 milioni di Euro per scriverti questa lettera dove ti spiego perché riformo le pensioni, e i 7 milioni di Euro per scriverti un'altra lettera dove ti spiego perché ti ho scritto questa, e così via.
Per questo, con il condono edilizio ho lanciato la campagna "Fate voi le grandi opere", presto accompagnata da un'adeguata informazione televisiva.
Enrico Ghezzi, se ci tiene a restare in televisione, condurrà "Fuori erario: Case mai viste". Il condono edilizio è un provvedimento necessario per sanare situazioni di abuso come la cotonatura ai capelli di Anna La Rosa.
Qualcuno ne ha approfittato per farsi la villa al mare. Giuliano Ferrara per prendere 10 chili. Ma neanche questo è bastato. Come ricorderai, ti avevo promesso che avrei rilanciato l'economia nei primi 100 giorni del mio governo che, mi ha detto Tremonti, stanno per scadere. Però, anche tu, potresti spendere di più!
Dai, sfotto. Lo sai come sono fatto.
Messo alle strette, mi tocca alzare l'età pensionabile. Tranne naturalmente che per quei lavori particolarmente usuranti come il giudice per le indagini preliminari o il presentatore di una trasmissione televisiva in onda la domenica pomeriggio su Raiuno, che accederanno al pensionamento immediato. Gli altri, fino al 2008, se rinunceranno ad andare in pensione godranno di un pacchetto di incentivi. Riceveranno direttamente a casa loro e senza spese aggiuntive una batteria di pentole, una copia rilegata del dossier Mitrokin e il pupazzo parlante di Igor Marini, che spara balle a raffica tirando la cordicella.
La sinistra comunista con i suoi metodi stalinisti e criminosi con i quali ti ha governato per 50 anni (qualcuno di più, secondo Tremonti) ne ha approfitatto per spargere veleni e insulti, ignorando con scarso senso di responsabilità istituzionale l'autorevolissimo invito super partes ad abbassare i toni proveniente da quel nonnino con le sopracciglione. Non quello che gli trema la mano, quell'altro che non è comunista.
Ma non dar loro retta: chi dice che questa non è una riforma giusta è uno stronzo caccoloso. Sostenendo che il provvedimento danneggia i lavoratori, l'opposizione tace un dato fondamentale. L'aumento dell'età pensionabile riguarda SOLO I LAVORATORI REGOLARMENTE ASSUNTI, una quota destinata a scendere nel 2008 a 17 unità, iscritte a 17 sindacati diversi e in lotta tra loro.
Concludo ringraziandoti per la fiducia che mi accordi: da un attendibile sondaggio di Datamedia risulta che su 500 elettori 1 milione e 700mila rinnovano la loro fiducia al Governo e uno non sa/non risponde per via dell'alto incarico istituzionale super partes che ricopre.
Tuo per sempre,
Silvio Berlusconi
- - - - - -
MEDITAZIONE - 3/10/05
CORSERA 3-10
EDITORIALE
Centrodestra - I misteri degli alleati
Giochini non soltanto squallidi, anche stupidi
di Giovanni Sartori
L'improvvisamente notissimo signor Ricucci non ha la faccia di una persona spiritosa. Eppure lo è. È lui che ha coniato per sé e per il gruppetto dei suoi amicucci la dizione «i furbetti del quartierino». Bellina. Tanto bellina da ispirare la mia parafrasi — e il mio titolo — dei «nemicucci del quartierone». Così dicendo salgo dalle basse sfere di Ricucci Co. alle alte sfere del Palazzo; per intendersi, alle alte sfere di Berlusconi, Fini, Casini, Follini e Bossi. Il «quartierone» sono, allora, i vari e veri palazzi del potere. L'altra differenza tra il mio dire e la battuta di Ricucci è che i suoi furbetti del sottoscala sono amici e si sostengono tra loro, mentre i furbetti del piano nobile sono variamente amici-nemici e oggi sempre più «nemicucci». Un nemicuccio non è un nemico fisso; è piuttosto un amico infido e sempre pronto a tradire. Insomma, il peggiore dei nemici.
Qualche esempio per illustrare. Quando si è trattato di costringere Berlusconi a dimettersi per poi rifare un governo Berlusconi bis, Fini ha sostenuto Follini e allora sembrava che i due si unissero nell'intento di contrastare la Lega e di logorare il capo-padrone. Ma poi Fini ha fatto un giro di valzer, ha lasciato Follini nelle peste e ora sostiene Berlusconi a oltranza, più di Bossi. Si dirà: più di Bossi non è possibile, oramai il sanculotto e il creso sono anime gemelle. Sì; ma sta di fatto che è la Lega che minaccia a ogni occasione di far cadere il governo se non ottiene subito la bramata devolution e che blocca Berlusconi su tante partite (da ultimo quella di Fazio). Torna? A me no, ma al Cavaliere evidentemente sì. Infine, l'altro giorno anche Casini ha fatto la sua giravolta scaricando il fraterno amico (ex amico?) Follini.
La spiegazione di questo manovrume tra amicucci-nemicucci è che siamo sotto elezioni, che il centrodestra teme di perderle e che nel «quartierone» i capintesta stanno cercando ciambelle di salvataggio. È così; ma questa spiegazione lascia senza spiegazione parecchi misteri.
Ripartiamo dall'ultimo mistero: perché Casini si sia esposto in prima persona violando il suo ruolo super partes di presidente della Camera e anche cosa abbia da guadagnare spiazzando e indebolendo il segretario del suo partito. Forse la risposta è che Casini ha sbagliato e basta. Succede a tutti. Ma il Nostro è troppo navigato per non avere in mente un disegno. Ma quale?
Un altro mistero è il disegno dell'ondivago Fini. Forse è soltanto quello di restare fino all'ultimo ministro degli Esteri. È una poltrona giustamente molto ambita. Ma dopo? In alleanza con Follini poteva non solo condizionare Berlusconi ma anche bloccare la Lega e così precostituirsi una forte piattaforma elettorale. Invece, appiattendosi su un Berlusconi che potrebbe perdere le elezioni rischia di naufragare nel nulla. Chi capisce Fini è più bravo di me.
Infine c'è anche un mistero Follini. Di solito si è mosso per ignes con bravura. Ma di recente si è mosso malissimo. Esordisce proponendo una proporzionale davvero truffaldina (come ho segnalato), poi rinunzia alla soglia di sbarramento (che invece occorre) e infine si ritrova con un testo ulteriormente peggiorato. Allo smacco Follini reagisce chiedendo le primarie. A che pro? Mistero.
Tutti questi giochini non sono soltanto squallidi; sono anche, si direbbe, stupidi, e cioè dannosi per chi li gioca.
domenica, ottobre 02, 2005
MEDITAZIONE - 2/10/05
MANIFESTO 1-10
EDITORIALI
Cavaliere ombra
VALENTINO PARLATO
Un osservatore straniero, attento alle cose d'Italia, sarebbe fortemente deluso da questa finanziaria, che segna un deciso appannamento dell'arroganza del Cavaliere e della fantasia del suo (per ora) Giulio Tremonti. Siamo già in campagna elettorale e la finanziaria è un'arma decisiva in questa guerra. Il Cavaliere che abbiamo conosciuto avrebbe avuto l'arroganza di farne una finanziaria elettorale: le cose vanno male ma io insisto nel mio slogan, «arricchitevi», tanto più che Maastricht è solo un ricordo del passato, il luogo dove è sepolto il prode D'Artagnan. Oppure, siamo in crisi e io, il Cavaliere, ho il coraggio di dire «lacrime e sangue»: solo così potremo riprendere la via dell'arricchimento, che resta sempre il fondamento della mia politica.
Invece? Invece né una via, né l'altra. Sembra di esser tornati ai tempi del buon Mariano Rumor. Ma allora c'era la Democrazia cristiana e l'economia andava meglio che adesso. Il manifesto di ieri titolava in un commento «L'ultimo cavaliere», ma oggi torna alla mente Italo Calvino con «Il cavaliere inesistente». Il Cavaliere non c'è più.
A guardar bene questa finanziaria inesistente, quel che emerge è solo il sospetto di un risentimento, di una miope vendetta: la vendetta per il risultato delle regionali. Come a dire voi elettori delle regioni, e delle province e dei comuni mi avete votato contro e io vi taglio i soldi a tutti quanti, ai nemici e agli amici che non mi hanno fatto vincere.
Ma questa mediocre vendetta è un boomerang e Walter Veltroni, tempestivamente, già se ne avvantaggia e chiama alla rivolta anche gli elettori del Cavaliere: anche dalle parti della Lega tornerà il grido «Roma ladrona». La vendetta contro gli elettori delle regionali è il frutto di una totale miopia (che per il Cavaliere, benché abbia compiuto 69 anni, è una totale novità). Vale sempre il vecchio detto secondo il quale dio acceca chi vuol perdere.
P.S. Ma anche l'Unione e le sinistre varie non hanno tanto da vantarsi: perché lasciare a Berlusconi il merito di quel taglio del 10 per cento delle spese per la politica e per il personale politico? E' vero che le sinistre, senza batter ciglio, avevano approvato quegli aumenti di spesa e retribuzioni, ma almeno potevano pentirsi prima. Su questo il Cavaliere ha segnato un punto.
-=oOo=-
L'ultimo cavaliere
GALAPAGOS
Sentire parlare Berlusconi di «sacrifici» fa uno strano effetto: come se il cardinale Ruini esaltasse le gioie del sesso. E qualcosa contro la natura dell'uomo che pur di non ammettere che questo governo taglia (perché lui per definizione non taglia, ma promette ricchezza generalizzata) ha tirato fuori dal cilindro della sua dialettica «i `sacrifici' di spesa», cioè la riduzione della dinamica della spesa, ma senza reali tagli. La verità è che per tantissime spese non si rispetterà neppure il tetto del 2% agli incrementi fissato con la finanziaria dello scorso anno. E a pagare duramente saranno le regioni e gli enti locali che dovranno tagliare nuovamente quel poco che spendono per un livello (spesso indecente) di welfare. O per non farlo, dovranno - sostituendosi al governo - premere l'accelerazione degli aumenti delle tasse e delle imposte locali. Alla fine degli anni settanta la sinistra esaltava l'austerità. Non eravamo d'accordo con Enrico Berlinguer anche se la sua era una idealità elevata. Eravamo certi che l'austerità si sarebbe risolta in sacrifici a senso unico. E l'enorme inflazione dell'inizio degli anni `80 che creò nuove ricchezze, esaltando la rendita, confermò che l'austerità era a senso unico. Negli ultimi quattro anni la storia si è ripetuta: il duo Berlusconi-Tremonti fin dall'inizio (i 100 giorni del 2001) del governo eletto promettendo ricchezza e sviluppo per tutti si è rifugiato in politiche di classe sperperando risorse per premiare i già ricchi, gli evasori fiscali (che non hanno modificato i loro comportamenti, cioè seguitano a evadere, ammette Tremonti) e i «pirati» della lira.
Pagare le tasse non è piacevole per nessuno, ma mercoledì da Davos il Word economic forum, come dire l'elite del capitalismo, ci ha mandato a dire che sono i paesi del Nord Europa, quelli nei quali la pressione fiscale supera il 50%, a guidare la classifica delle economie più competitive. Quelle che offrono una ampia rete di sicurezza ai loro (fortunati) cittadini. Speriamo solo che la finanziaria del 2006 sia l'ultima che dobbiamo subire dal grande affabulatore.
EDITORIALI
Cavaliere ombra
VALENTINO PARLATO
Un osservatore straniero, attento alle cose d'Italia, sarebbe fortemente deluso da questa finanziaria, che segna un deciso appannamento dell'arroganza del Cavaliere e della fantasia del suo (per ora) Giulio Tremonti. Siamo già in campagna elettorale e la finanziaria è un'arma decisiva in questa guerra. Il Cavaliere che abbiamo conosciuto avrebbe avuto l'arroganza di farne una finanziaria elettorale: le cose vanno male ma io insisto nel mio slogan, «arricchitevi», tanto più che Maastricht è solo un ricordo del passato, il luogo dove è sepolto il prode D'Artagnan. Oppure, siamo in crisi e io, il Cavaliere, ho il coraggio di dire «lacrime e sangue»: solo così potremo riprendere la via dell'arricchimento, che resta sempre il fondamento della mia politica.
Invece? Invece né una via, né l'altra. Sembra di esser tornati ai tempi del buon Mariano Rumor. Ma allora c'era la Democrazia cristiana e l'economia andava meglio che adesso. Il manifesto di ieri titolava in un commento «L'ultimo cavaliere», ma oggi torna alla mente Italo Calvino con «Il cavaliere inesistente». Il Cavaliere non c'è più.
A guardar bene questa finanziaria inesistente, quel che emerge è solo il sospetto di un risentimento, di una miope vendetta: la vendetta per il risultato delle regionali. Come a dire voi elettori delle regioni, e delle province e dei comuni mi avete votato contro e io vi taglio i soldi a tutti quanti, ai nemici e agli amici che non mi hanno fatto vincere.
Ma questa mediocre vendetta è un boomerang e Walter Veltroni, tempestivamente, già se ne avvantaggia e chiama alla rivolta anche gli elettori del Cavaliere: anche dalle parti della Lega tornerà il grido «Roma ladrona». La vendetta contro gli elettori delle regionali è il frutto di una totale miopia (che per il Cavaliere, benché abbia compiuto 69 anni, è una totale novità). Vale sempre il vecchio detto secondo il quale dio acceca chi vuol perdere.
P.S. Ma anche l'Unione e le sinistre varie non hanno tanto da vantarsi: perché lasciare a Berlusconi il merito di quel taglio del 10 per cento delle spese per la politica e per il personale politico? E' vero che le sinistre, senza batter ciglio, avevano approvato quegli aumenti di spesa e retribuzioni, ma almeno potevano pentirsi prima. Su questo il Cavaliere ha segnato un punto.
-=oOo=-
L'ultimo cavaliere
GALAPAGOS
Sentire parlare Berlusconi di «sacrifici» fa uno strano effetto: come se il cardinale Ruini esaltasse le gioie del sesso. E qualcosa contro la natura dell'uomo che pur di non ammettere che questo governo taglia (perché lui per definizione non taglia, ma promette ricchezza generalizzata) ha tirato fuori dal cilindro della sua dialettica «i `sacrifici' di spesa», cioè la riduzione della dinamica della spesa, ma senza reali tagli. La verità è che per tantissime spese non si rispetterà neppure il tetto del 2% agli incrementi fissato con la finanziaria dello scorso anno. E a pagare duramente saranno le regioni e gli enti locali che dovranno tagliare nuovamente quel poco che spendono per un livello (spesso indecente) di welfare. O per non farlo, dovranno - sostituendosi al governo - premere l'accelerazione degli aumenti delle tasse e delle imposte locali. Alla fine degli anni settanta la sinistra esaltava l'austerità. Non eravamo d'accordo con Enrico Berlinguer anche se la sua era una idealità elevata. Eravamo certi che l'austerità si sarebbe risolta in sacrifici a senso unico. E l'enorme inflazione dell'inizio degli anni `80 che creò nuove ricchezze, esaltando la rendita, confermò che l'austerità era a senso unico. Negli ultimi quattro anni la storia si è ripetuta: il duo Berlusconi-Tremonti fin dall'inizio (i 100 giorni del 2001) del governo eletto promettendo ricchezza e sviluppo per tutti si è rifugiato in politiche di classe sperperando risorse per premiare i già ricchi, gli evasori fiscali (che non hanno modificato i loro comportamenti, cioè seguitano a evadere, ammette Tremonti) e i «pirati» della lira.
Pagare le tasse non è piacevole per nessuno, ma mercoledì da Davos il Word economic forum, come dire l'elite del capitalismo, ci ha mandato a dire che sono i paesi del Nord Europa, quelli nei quali la pressione fiscale supera il 50%, a guidare la classifica delle economie più competitive. Quelle che offrono una ampia rete di sicurezza ai loro (fortunati) cittadini. Speriamo solo che la finanziaria del 2006 sia l'ultima che dobbiamo subire dal grande affabulatore.
sabato, ottobre 01, 2005
MEDITAZIONE - 1/10/05
WWW.INMOVIMENTO.IT
EDITORIALE
Il Cavaliere senza macchia
di Stefano Olivieri
Facciamo così, abbuoniamogli subito tutto.
Qualsiasi cosa sia rimasta, dalle multe per divieto di sosta alle sanzioni per gli abusi edilizi, insomma tutto, a lui e famiglia, che facciamo prima.
Mettiamoci una bella pietra sopra e invitiamo il paese a dimenticare, a derubricare anche la più insignificante manchevolezza del premier.
Smettiamola con il rivangare ogni volta il fatto che seppure assoluzione arriva dalla legge – ritoccata su misura – il danno politico per sua remittenza resta tutto, inalterato e inalterabile.
Smettiamola, perché queste cose la gente le ha capite bene, e chi lo ha votato nel 1994 e nel 2001 ne era già perfettamente consapevole.
Anzi, fu proprio la pubblicità subliminale del premier – quei mugugni a denti stretti sulle tasse troppo alte, sui lacci e laccioli da recidere – che fece a suo tempo la fortuna elettorale di Berlusconi.
La gente voleva il sogno e lui seppe servirlo sul piatto d’argento. Da dove poi provenisse tutta quella argenteria non lo ha mai voluto rivelare nemmeno ai processi, e oggi che è passato indenne anche attraverso l’ultima accusa possiamo affermare che mai lo rivelerà, nemmeno in futuro.
Quindi mettiamoci tranquilli e lasciamo che sperperi in santa pace gli ultimi spiccioli della sua credibilità politica, quel poco che gli è rimasta.
C’è altro da fare per l’Unione, che stare a commentare le vicende giudiziarie del premier. Abbiamo ad esempio il problema degli immigrati clandestini da Forza Italia, che soprattutto al Sud forzano i confini per entrare in massa nell’Unione prima che per essi sia troppo tardi.
Un minimo di controllo ci vorrebbe, sentire ad esempio come la pensano sullo stato sociale, sulle regole per il lavoro, sul problema dell’Italia in Iraq giusto per fare un esempio.
Che un vero democratico, un militante di vecchia data possa aspettare un programma che non arriva pazienza, è legittimo attendere data la situazione, forse è anche strategico considerato il fatto che questo governo in massima difficoltà e a corto di idee non ci penserebbe due volte – lo ha già fatto in passato – a copiare le proposte del centrosinistra per poi presentarle come proprie in parlamento, debitamente disinfettate da ogni asperità che puzzi di democrazia.
Il popolo di sinistra può aspettare, d’accordo, ma è necessario, indispensabile dare un segnale forte, inequivoco alle tante improvvisate mammolette fuoriuscite dal centro destra che si presentano come tante pecorelle smarrite alla porta. E’ un dovere etico, un semplice principio di democrazia che non può, non deve essere ignorato.
Che il Cavaliere sia senza macchia possiamo anche accettarlo, anche se non ci crediamo.
Ma che metà del suo esercito diserti e trovi facile rifugio sotto le insegne dell’Unione non è bello per niente, e non è nemmeno sicuro.
Di cavalli di Troia è piena la storia.
EDITORIALE
Il Cavaliere senza macchia
di Stefano Olivieri
Facciamo così, abbuoniamogli subito tutto.
Qualsiasi cosa sia rimasta, dalle multe per divieto di sosta alle sanzioni per gli abusi edilizi, insomma tutto, a lui e famiglia, che facciamo prima.
Mettiamoci una bella pietra sopra e invitiamo il paese a dimenticare, a derubricare anche la più insignificante manchevolezza del premier.
Smettiamola con il rivangare ogni volta il fatto che seppure assoluzione arriva dalla legge – ritoccata su misura – il danno politico per sua remittenza resta tutto, inalterato e inalterabile.
Smettiamola, perché queste cose la gente le ha capite bene, e chi lo ha votato nel 1994 e nel 2001 ne era già perfettamente consapevole.
Anzi, fu proprio la pubblicità subliminale del premier – quei mugugni a denti stretti sulle tasse troppo alte, sui lacci e laccioli da recidere – che fece a suo tempo la fortuna elettorale di Berlusconi.
La gente voleva il sogno e lui seppe servirlo sul piatto d’argento. Da dove poi provenisse tutta quella argenteria non lo ha mai voluto rivelare nemmeno ai processi, e oggi che è passato indenne anche attraverso l’ultima accusa possiamo affermare che mai lo rivelerà, nemmeno in futuro.
Quindi mettiamoci tranquilli e lasciamo che sperperi in santa pace gli ultimi spiccioli della sua credibilità politica, quel poco che gli è rimasta.
C’è altro da fare per l’Unione, che stare a commentare le vicende giudiziarie del premier. Abbiamo ad esempio il problema degli immigrati clandestini da Forza Italia, che soprattutto al Sud forzano i confini per entrare in massa nell’Unione prima che per essi sia troppo tardi.
Un minimo di controllo ci vorrebbe, sentire ad esempio come la pensano sullo stato sociale, sulle regole per il lavoro, sul problema dell’Italia in Iraq giusto per fare un esempio.
Che un vero democratico, un militante di vecchia data possa aspettare un programma che non arriva pazienza, è legittimo attendere data la situazione, forse è anche strategico considerato il fatto che questo governo in massima difficoltà e a corto di idee non ci penserebbe due volte – lo ha già fatto in passato – a copiare le proposte del centrosinistra per poi presentarle come proprie in parlamento, debitamente disinfettate da ogni asperità che puzzi di democrazia.
Il popolo di sinistra può aspettare, d’accordo, ma è necessario, indispensabile dare un segnale forte, inequivoco alle tante improvvisate mammolette fuoriuscite dal centro destra che si presentano come tante pecorelle smarrite alla porta. E’ un dovere etico, un semplice principio di democrazia che non può, non deve essere ignorato.
Che il Cavaliere sia senza macchia possiamo anche accettarlo, anche se non ci crediamo.
Ma che metà del suo esercito diserti e trovi facile rifugio sotto le insegne dell’Unione non è bello per niente, e non è nemmeno sicuro.
Di cavalli di Troia è piena la storia.
Iscriviti a:
Post (Atom)
