"E’ solo l'errore che ha bisogno del sostegno del governo. La verità si regge da sola." (Thomas Jefferson)
Meno male che da qualche parte c’è una nicchia di “apoti” – quelli che “non la bevono”…
Luciano Seno
- - - - - - - - - - - - - - -
da MALATEMPORA MAGAZINE # 150
Il teatrino dei pupi…
…continua a divertire, e a far ridere amaro.
La lettera di Veronica, scritta in perfetto politichese, con risposta da guappo, da guitto innamorato, è capolavoro mediatico napoletano. Che ha fatto sapere a chi ancora non lo sapeva che lui il guappo guitto s'è fatto un harem di fighette di regime(veline?) e se le è messe in parlamento. E nel letto?
Saprà lui. Certo che andavano in giro in Transatlantico a dire ieri sera lui mi ha detto. . . stupendo. Ma il mediatico taceva, ammiccava. Ah, in fondo, che bravo, lui!
Usque tandem? E Veronica poveretta si fa scrivere la letterina risentita. Ahi serva Italia, sei finita nei rotocalchi d'Occidente.
Ma dal guitto guappo malfattore siamo finiti nelle braccia del non prode Prodi, che continua a comportarsi come sa, da fratacchione furbo, e imbroglione. A Vicenza trattasi della decenza, di rispettare i Vicentini e non fare i servi abietti degli USA e lui dice che è urbanistica. Sublime. In Afghanistan bombardano i villaggi di fango e lui e tutti i suoi dicono che dobbiamo aiutare gli americani (a bombardare e blandire i signori della guerra di oppio grandi produttori distributori) contro gli orribili talebani che torneranno a primavera in forze. E lo facciamo per la pace, mandando soldati, non medici, che da noi avanzano e là ci vorrebbero.
Dulcis in fundo, ci (vi) avevan detto che servivano disperatamente 30 miliardi, e quindi, lacrime e sangue della finanziaria che spreme il povero e dà soldi a preti e militari.
Adesso, freschi come rose, son passati neanche tre mesi, vi (ci) dicono che i trenta miliardi ci sono, sono arrivati in più, chissà com'è.
Vediamo che farne. Sublime davvero. Italietta, sei grande!
E voi vi stupite, ipocriti?
Quando sotto il velo di Maya delle finzioni mediatico televisive si nasconde una rabbia che cova,dal lunedì al venerdì, in tutta la povera gente che stenta, stenta e crede che davvero ci sia, al di là dello schermo, il bengodi della eterna giovinezza promessa, del facile guadagno sempre offerto, del successo assicurato senza sforzo?
E il sedicenne soffre dell'idiozia di una scuola senza senso, il ventenne già s'immiserisce in una università senza futuro,in un lavoro senza presente, il trentenne si umilia nella impossibilità di far da solo la sua vita senza i vecchi che lo sostengano, il quarantenne... In un paese dove cinque milioni di possessori di birignao e capitale fingono facili felicità idiote mentre gli altri cinquanta si rodono nell'invidia e nella palese impossibilità di entrare dentro lo schermo?
E tutti, tutti presi da ansie quotidiane e cupidigie inappagate e inappagabili, incapaci di veder se stessi e il resto del mondo dolente che sta fuori da questa italietta demente, che arranca da un Natale a una Pasqua a una vacanza, che si strascica sino al venerdì, in attesa di sfogo domenicale, con i suoi gladiatori dai quali chiede metafora di sangue. In attesa di partita, di identità fasulla ma sentita, che altro, oltre al calcio, non sente?
E voi vi stupite, ipocriti, di quello sfogo?
Quando ci scappa il morto…
…scorrono lacrime a fiumi, giustamente. Lacrime di madri, mogli, figli, amici e parenti. Tutto nella norma.
Ma nel caso di un poliziotto morto sotto uno stadio durante un partita di calcio, come già era stato per tutti i tifosi rimasti sul selciato, scorrono anche tante tante tante lacrime di coccodrillo, accompagnate da parole inutili e ipocrite e dichiarazioni ben oltre i limiti della decenza. E così dopo una settimana di astinenza luttuosa (per chi?) e una decina di giorni di parole e sproloqui il campionato ricomincerà, da qualche parte a porte chiuse, in stadi reali vuoti come museali cattedrali gotiche e in stadi virtuali sempre più affollati perché no, senza la partita proprio non si può stare, per la gioia di Murdoch e dei presidenti italiani.
Credono davvero i nostri ministri che con il decreto-Amato le famiglie torneranno allo stadio (esempio tanto in voga adesso, in linea con la ridicola retorica Prodian-Ratzingeriana di oggi)? E sanno davvero di cosa parlano i tanti sedicenti esperti che auspicano un modello "all'inglese"? Lo sanno come funziona veramente in Inghilterra? Che nelle principali città inglesi non è possibile fare un passo senza essere ripresi da una telecamera? Lo sanno che la giustizia inglese funziona per davvero e le condanne vengono eseguite sul serio e non solo su carta? E lo sanno che gli hooligans continuano a darsele di santa ragione, semplicemente lo fanno a due km dallo stadio e non più nei piazzali antistanti? E lo sanno soprattutto che gli stadi inglesi ormai sono roba da ricchi, con prezzi a cui la working class non può neanche pensare di avvicinarsi?
Cosa cambierà adesso con il decreto-Amato, che in pratica contiene misure da legge marziale ed obbliga a rispettare la legge Pisanu? Praticamente nulla. Provvedimenti così repressivi sono il dito dietro cui cerca di nascondersi un sistema malato, che non è in grado e forse neanche ha interesse a risanarsi del tutto. I biglietti nominali sono una pagliacciata, nessuno all'entrata chiede il documento, e la gente entra con biglietti intestati a Romano Prodi, Beppe Pisanu e così via. Posti numerati? Ma quando mai. In tribuna, forse, in curva il posto lo stabiliscono gerarchie interne, mica il numero del biglietto. Le perquisizioni sono ridicole. Tolgono i tappi delle bottigliette d'acqua a chi va in tribuna, mentre in curva entrano bombe carta e coltelli. Come è possibile? Semplice, in curva, come nel settore ospiti, si entra "a spinta", per evitare pericolosi assembramenti di tifosi, bersaglio troppo facile per tifoserie rivali e focolai di tensione. La realtà degli stadi è drammaticamente lontana da chi legifera in materia di sicurezza, d'altra parte ai potenti del calcio non interessa più di tanto quello che succede sugli spalti, interessa incrementare i diritti televisivi e buttare giù i "vecchi" stadi (la maggior parte sono figli della vergognosa Italia '90) per costruirne di nuovi con cinema, centro commerciale e ristorante, delle vere macchine da soldi per famigliole medio-borghesi e un grosso favore agli amici palazzinari.
E poi, questi signori hanno chili di prosciutto sugli occhi per non rendersi conto che gli stadi sono solo il luogo in cui una rabbia latente trova sfogo e non l'elemento scatenante? Un effetto e non una causa? Non è forse l'ispettore Raciti vittima della stessa violenza che uccide a coltellate nelle strade a Napoli come a Roma e a Milano? Una violenza rabbiosa, che non ha colore e fermenta in un mondo avvelenato dalla tv e dai falsi miti del mediatico.
Si parla di soluzioni per il calcio, ma non si troveranno mai, fino a quando non si capirà che il problema non sono gli stadi, ma tutta la merda che li circonda.